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Genova un mese dopo: "È il nostro Ground Zero"

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Genova un mese dopo: "È il nostro Ground Zero"

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Applausi, lacrime e 43 rintocchi per ricordare le vittime di quel 14 agosto, che il Sindaco Bucci definisce oggi il Ground Zero di Genova. A un mese dal crollo del Ponte Morandi, il capoluogo ligure si è fermato per un minuto di silenzio, rotto soltanto dalle sirene del porto.

"Io ricordo esattamente tutto - racconta a euronews Davide Capello, pompiere che quel giorno si trovava a transitare su Ponte Morandi -: il rumore sordo, l'asfalto che crollava davanti a me io che mi ritrovo con il muso all'ingiù a precipitare, sono stati attimi di paura". "Il ricordo che mi è rimasto più impresso - aggiunge - sono sicuramente le macchine che sparivano davanti a me".

Il crollo del ponte ha invece costretto Silvio Intiso a lasciare la sua abitazione. "Ho sentito un rumore, ho aperto le persiane e ho visto che non c'era più il ponte - ha raccontato a euronews -. Le condizioni del ponte non erano certo belle: crepe e quant'altro. Mi auguro di poter rientrare in casa, prendere le mie cose, per ora rimanere qua dove sono e poi vedere il futuro". "E se poi non fosse possibile... - conclude -. Sarebbe dura, molto dura".

Silenzio ma in aula, intanto, dei primi quattro dei venti indagati, convocati in Procura per il crollo del Ponte Morandi. Tutti esponenti del Comitato tecnico del provveditorato che aveva dato l'ok al rinforzo di due pile del viadotto, hanno però dato la loro disponibilità ad essere ascoltati, carte alla mano, alla vigilia dell'incidente probatorio del 25 settembre.