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In fuga dalle prigioni di Erdogan, parla un ex-ufficiale della NATO

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In fuga dalle prigioni di Erdogan, parla un ex-ufficiale della NATO

In fuga dalle prigioni di Erdogan, parla un ex-ufficiale della NATO
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Colpito alle spalle dai suoi stessi gerarchi, Cafer è stato tradito due volte: come cittadino turco e come ufficiale in servizio presso il quartier generale della Nato a Bruxelles. Dopo il fallito colpo di stato nel 2016 è stato oggetto delle purghe da parte del governo. Diversi mesi di prigione, poi la fuga via mare attraverso la Grecia e infine il ritorno in Belgio, dove ha trovato asilo.

"I miei colleghi d'ufficio mi avevano detto che c'era un complotto contro di me, che stavano cercando di farmi cadere in una trappola. Ma io ho detto loro che non poteva essere vero dal momento che ero innocente, non avevo nulla da temere. Inoltre poichè sono un ufficiale, dovevo obbedire gli ordini", racconta a euronews.

Cosi Cafer si è recato ad Ankara, ma dopo l'incontro è stato arrestato dalla squadra antiterrorismo della polizia turca.

"Sono stato portato in una palestra che dopo il fallito colpo di stato era stata trasformata in un centro di detenzione. Forse avete visto alcune immagini di quel posto. C'erano centinaia di ufficiali nudi distesi a terra in quella palestra, più di 100 persone. Era il 13 ottobre, c'erano ufficiali di alto livello, giornalisti, politici, burocrati e alcuni militari a cui avevano ordinato di tornare ad Ankara come me e poi arrestati".

Cafer rammenta con lucidità i dettagli di quei giorni di detenzione. "La polizia era molto violenta, minacciava sempre, urlava, imprecava, diceva parolacce e perpetrava trattamenti disumani. C'erano alcune persone che erano state torturate, c'erano delle bende insanguinate negli angoli, sotto i sedili della palestra, ovunque. C'erano materassi per dormire per terra completamente insanguinati".

Dopo 12 giorni in quella palestra l'ex ufficiale è stato assegnato alla prigione di Sincan. Cafer Topkaya ha avuto molte difficoltà a contattare la sua famiglia quando era detenuto.

"C'erano 3 membri dell'ISIS che vivevano nella stanza accanto, potevamo parlare con loro attraverso il muro. Hanno detto che era stato permesso loro di chiamare le loro famiglie in Germania, mentre a me non è stato permesso di chiamare la mia famiglia a Bruxelles. Ho inviato la prima lettera a mia moglie dopo 2 mesi".

Nel luglio 2016, circa 290 persone sono state uccise e centinaia ferite durante il tentativo di colpo di stato. In 2 anni, le purghe del governo hanno colpito migliaia di persone tra giornalisti, oppositori, magistrati e dipendenti pubblici.