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In Libia si vive ancora nel terrore

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In Libia si vive ancora nel terrore

In Libia si vive ancora nel terrore
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Luci dei riflettori puntate nuovamente sulla sicurezza in Libia. Giovedì mattina degli uomini armati, appartenenti al sedicente Stato Islamico, hanno sgozzato quattro componenti delle forze di sicurezza, a un posto di blocco a Zliten, sulla costa. Lo stato di massima allerta è stato decretato nell'area e si tratta solo dell'ultimo attacco da parte dell'Isis, che dopo essere stato cacciato dalla roccaforte di Sirte, si starebbe riorganizzando in altre regioni, in particolare nel deserto e in alcune città settentrionali.

Il checkpoint di Zliten

La situazione non è certo meglio a Sebha, nel cuore della Libia - 600 chilometri a sud di Tripoli - , dove a due mesi dal cessate il fuoco, i residenti continuano a vivere nella paura. Il timore è che le rivalità tribali si riaccendano, da un momento all'altro. La città resta divisa e benché la guerriglia tra i due gruppi armati - i Tebu e gli Awlad Sulaiman - stia vivendo una tregua, azioni quotidiane, come andare a fare la spesa o girare liberamente per strada, per i 400.000 abitanti restano un rischio. Sebha è l'esempio più lampante della situazione di caos che si vive in Libia.

La stabilizzazione del Paese nordafricano rimane un nodo cruciale, sul quale stanno lavorando Francia e Italia. Quest'ultima sta organizzando per quest'autunno una conferenza a Roma. L'occasione per mettere le basi per un cambio direzionale nella regione.