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1.400 km dall'Italia a Calais: la marcia dei migranti vista da 3 fotografi

1.400 km dall'Italia a Calais: la marcia dei migranti vista da 3 fotografi

1.400 km dall'Italia a Calais: la marcia dei migranti vista da 3 fotografi

Dopo aver percorso più di 1.400 chilometri a piedi, la Marcia della Solidarietà per i migranti (La Marche Solidaire pour les migrantses) sta per arrivare alla sua destinazione finale.

L'iniziativa del gruppo francese L'Auberge des Migrants ha incoraggiato le persone a partecipare camminando per qualsiasi distanza desiderassero. Dopo essere partita dall'Italia alla fine di aprile, la marcia ha attraversato la Francia e dovrebbe arrivare a Calais, sulla costa settentrionale, questa domenica.

I partecipanti vogliono denunciare la situazione venutasi a creare alle frontiere tra Francia e Italia e tra Francia e Regno Unito. Lo fanno incontrando lungo il cammino tutti coloro che li sostengono e, al contrario, coloro che pensano che l'Europa occidentale dovrebbe mettere in sicurezza i confini.

Dodici fotografi del collettivo francese "item" li hanno seguiti e ci offrono una visione unica della marcia e dei suoi partecipanti.

Presentiamo il lavoro di tre di loro, insieme alla loro testimonianza.

Aprite le vostre borse

Adrienne Surprenant, una fotografa canadese di Montreal, ha chiesto ai partecipanti alla marcia di mostrarle il contenuto delle loro borse da viaggio.

"La cosiddetta "crisi dei migranti" per me è piuttosto una crisi dell'accoglienza dei migranti", dice. "In precedenza ho visto le foto degli effetti personali contenute nelle borse dei migranti. Per loro, questi sono gli oggetti più importanti che sono riusciti a conservare durante l'attraversamento del Mediterraneo. Senza imbarazzo, i fotografi hanno chiesto alle persone di esporre i contenuti delle loro borse all'obiettivo della macchina fotografica e, quindi, al mondo. Ho deciso di ricreare questa situazione con coloro che hanno effettuato la marcia della solidarietà".

La sua richiesta ha causato qualche imbarazzo e pochissime persone hanno accettato di aprire i loro sacchi.

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La borsa n. 1 appartiene a Carole Bruyère, 36 anni, che si è unita per un giorno nella regione francese del Beaujolais, tra le città di Villefranche-sur-Saône e Belleville. Per dirla con le sue parole: "Le persone che hanno sofferto e camminato tanto sono i migranti, i rifugiati".

Dice che ci ha pensato molto, soprattutto dopo il parto: "Come posso affrontare questo tipo di situazione? Oggi è molto facile chiudere gli occhi sulla sofferenza, se vogliamo. Questa marcia è un contributo molto piccolo, è solo l'inizio. Sono rimasta sopraffatta dalla sensazione di impotenza. E' difficile immaginare che tutte queste persone si trovino in questa situazione e non si possa fare nulla".

Carole considera la marcia come un gruppo di persone che avanzano insieme. Vita, discussioni, voci diverse.

La borsa n.2 appartiene a Gaudillat, 17 anni. Ha camminato per un giorno da Villefranche a Belleville "perché anche mamma e papà camminano", dice.

Mathilde Toularastel, un'ostetrica di 29 anni di origine bretone, trasporta la borsa n. 3. Ha camminato per tre giorni insieme ad una collega che ha incontrato durante la sua missione "Ostetriche senza frontiere" a Calais. Pensa che "ogni essere umano dovrebbe avere il diritto di essere riconosciuto come tale".

Mathilde la vede così: "Speranza, uomini e donne che si incontrano, si separano, si conoscono ma senza conoscersi veramente".

Jeremy Sukyer

Icone della marcia

Il documentarista francese Nicolas Leblanc French si è unito alla marcia a Villefranche-sur-Saône, vicino Lione.

"Abbiamo camminato lungo il fiume Saona per quattro giorni", dice. "Quattro giorni dello stesso paesaggio ripetitivo. Una vera e propria trappola per la fotografia, per la quale tracciare la nitidezza del paesaggio per dargli un certo senso ed un appeal estetico fa spesso da motore del processo artistico. Ma in questa marcia, ciò che fa emergere sollievo e cambiamento (nel paesaggio) è proprio chi marcia. Ogni giorno nuove persone si uniscono al gruppo, il loro numero cambia, alcune si danno il cambio. È su questo che lavoro per tradurre visivamente ciò che sta accadendo tra loro, nella catena umana".

Ecco i ritratti di Maya e Anthony, entrambi soli ma uniti dalla stessa causa. Maya si è unita alla marcia per sostenere i migranti. Anthony è un rifugiato dal Sudan.

Dice la prima: "Marciare è simbolico, significa camminare verso qualcosa. Si tratta, naturalmente, di un'esperienza molto personale. Molte cose accadono quando camminiamo. Incontriamo persone. Un sacco di persone. Ma incontriamo anche noi stessi".

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Leblanc vede i ritratti dei marciatori come icone. "La loro postura e la loro posizione nella cornice li definiscono come tali. Fin dai primi passi, ho scelto di giocare con loro sia durante ler riprese che al di fuori, così da mettere in moto un messaggio e aiutare a tradurre gli scambi, la solidarietà, l'aiuto reciproco e la benevolenza (gentilezza) che esiste tra ciascuno di loro. Che sia fatto spontaneamente o per mettere in scena la realtà, il messaggio rimane lo stesso: tutti aiutano tutti gli altri".

Risveglio

Il fotografo francese Jeremy Suyker vive nomade dal 2010. Recentemente ha lavorato in Iran, Birmania, Sri Lanka e Asia centrale. Sceglie di mostrare la marcia in bianco e nero.

"L'azione del camminare è ancorata al tempo e allo spazio, con un inizio e una fine. Al di là di questo, non sappiamo dove stiamo andando. Ne dubitiamo, così camminiamo e mentre camminiamo ci risvegliamo ... Volevo dare l'idea di questo "risveglio" producendo immagini che suscitassero mistero e promuovessero delle idee. Cosa succederà dopo la camminata? Forse non molto. Ma questo enorme sforzo collettivo non sarà stato vano. Essa continuerà nel cuore delle persone e in queste immagini che testimoniano la necessità di andare avanti".

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