Dopo il crollo delle Borse: dall'inflazione alla volatilità dei mercati

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Di Euronews
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L'ondata di vendite alla base del crollo di Wall Street e delle Borse asiatiche. Danni minori in Europa. Le ragioni della volatilità

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È iniziato tutto col lunedì nerissimo di Wall Street nella peggiore seduta per la Borsa americana dall’agosto 2011: il **crollo al 6% prima, la chiusura col segno meno al 4,6% **poi. Ed è proseguito nei giorni successivi con la correzione dei listini azionari e le vendite a raffica scatenate da meccanismi automatici.

"*Abbiamo visto un picco di **volatilità dei mercati ***- spiega **Jasper Lawler, analista del London Capital Group **- quello che è accaduto è che là fuori ci sono un bel po' di investitori che hanno comprato in condizioni di bassa volatilità. Attualmente è possibile comprare e attendere i benefici quando la volatilità cade. C'è piu di una ragione tecnica che sta alla base dell'ondata di vendite di questi giorni. Credo che siamo entrati in una fase di maggiore prudenza degli investitori, come reazione alla decisa caduta dei prezzi che si è verificata".

Anche le Borse asiatiche hanno chiuso in rosso sulla scia del tonfo di Wall Street: a scatenare le turbolenze il timore dei rialzi dei tassi Usa. Dall'inflazione alla volatilità, i mercati sono in cerca di equilbrio. Secondo Lawer "siamo attualmente ancora ad un livello dei prezzi basso. Ma ci stiamo allontanando gradualmente dal periodo di inflazione molto bassa".

Minori i danni prodotti dalla corsa alle vendite in Europa: il terremoto, che ha devastato i listini azionari, nel Vecchio Continente ha fatto meno danni: Piazza Affari ha chiuso la seduta con un calo dell'1,64%, Madrid e Parigi sul meno 1,5%.

"I titoli azionari europei non sono cresciuti quanto quelli americani in gennaio e neppure negli ultimi dodici mesi - dice Lawler - Naturalmente, visto che l'aumento è stato meno significativo, anche il crollo non è delle stesse proporzioni di quello che si è verificato negli Stati Uniti".

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