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Allevatori francesi contro colleghi europei: "dopo embargo russo, concorrenza sleale"

Allevatori francesi contro colleghi europei: "dopo embargo russo, concorrenza sleale"
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Di Euronews
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Hanno paralizzato la Francia, diviso in due il Paese e ora spiegano le loro ragioni. La protesta degli allevatori francesi contro i prezzi troppo

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Hanno paralizzato la Francia, diviso in due il Paese e ora spiegano le loro ragioni. La protesta degli allevatori francesi contro i prezzi troppo bassi di carne e latte imposti dalla grande distribuzione mette in discussione anche il sistema di concorrenza europeo.

Euronews ha incontrato il leader degli allevatori, Xavier Beulin, dopo l’incontro con il presidente François Hollande: “Abbiamo costi di produzione che sono più alti rispetto alla maggior parte dei nostri vicini europei, quindi il problema non riguarda solo le aziende agricole, ma tutta la catena di distribuzione alimentare: nei macelli, nelle aziende di trasformazione abbiamo spesso salari più bassi rispetto agli altri Paesi europei – siega Beulin – In secondo luogo i vincoli normativi nazionali vanno oltre le normative europee e perciò ci penalizzano. Con l’embargo russo abbiamo visto, durante quest’anno, alcuni dei nostri vicini dirottare la merce nel nostro territorio nazionale a prezzi più bassi per liberarsi dei loro prodotti. Io dico che se questa è l’Europa, non può funzionare in questo modo”.

Ottenuto l’impegno di Hollande di intervenire sulla filiera distributiva, gli allevatori francesi rivolgono l’attenzione anche ai colleghi europei accusati di trascinare in basso i prezzi.

“Anche in questo caso vi è una forma di concorrenza sleale. Lo abbiamo vissuto l’anno scorso con la pesca nettarina, che costava 1 euro al mercato di Madrid ed è stata venduta a 40 centesimi sul mercato francese – conclude Xavier Beulin – Quindi, se tra i Paesi europei ci facciamo questa concorrenza sleale come si vuole costruire un progetto europeo degno di questo nome?”

I 600 milioni stanziati dal governo nel piano straordinario hanno placato la rabbia, ma lo scontro tra politica e settore agricolo è destinato a rinnovarsi in sede europea.

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