Repressione delle proteste e vittime negli scontri. I sostenitori di Nkurunziza: "Legale un terzo mandato"
Esercito in strada, oppositori arrestati e pugno di ferro contro i manifestanti. E’ repressione in Burundi, contro le proteste sollevate dall’annuncio del presidente in carica, Pierre Nkurunziza, di volersi presentare per un terzo mandato.
La polizia ha disperso nuove manifestazioni dell'opposizione a Bujumbura, la capitale del Burundi. http://t.co/aPogwcqLGW
— Internazionale (@Internazionale) 27 Aprile 2015
Epicentro degli scontri è la capitale Bujumbura, ma le violenze hanno già indotto migliaia di persone a varcare le frontiere, cercando rifugio nei vicini Congo e Rwanda.
#Burundi: More than 8000 Burundians have fled to #Rwanda in the last 3 weeks, over half of them children. See more: http://t.co/3arobys9Ff
— EU Humanitarian Aid (@eu_echo) 21 Aprile 2015
Vividi sono ancora i ricordi della guerra civile, in seguito alla quale Nkurunziza assunse nel 2005 la guida del Paese. Il fatto che a nominarlo fu allora il Parlamento lo scagionerebbe secondo i suoi sostenitori dall’accusa di violare la Costituzione, candidandosi per un terzo mandato. I suoi detrattori gli rimproverano invece di infrangere così anche gli accordi che allora permisero la pacificazione.
Contro la ricandidatura di Nkurunziza si sono espresse anche diverse capitali africane ed Occidentali, sostenute dal Dipartimento di Stato americano, che ha espresso disappunto e fatto sapere che adotterà “misure mirate” contro chiunque istighi alla violenza.
Two protesters shot dead in clashes with police in #Burundihttp://t.co/WLoUZm5MHl
— Agence France-Presse (@AFP) 26 Aprile 2015
Prima di essere arrestato, un prominente attivista per i diritti umani aveva denunciato la morte di cinque persone nella giornata di domenica, di cui due per mano di giovani militanti del partito di governo.
Leading rights activist arrested in Burundi: lawyer http://t.co/ZBYKidbBHBpic.twitter.com/VgkOttd5Hi
— FRANCE 24 (@FRANCE24) 27 Aprile 2015
Il Cndd-FDD, la formazione di Nkurunziza, smentisce dal canto suo ogni accusa, mentre gli oppositori rilanciano, sostenendo che diverse emittenti radiofoniche siano state chiuse in seguito a blitz della polizia.