A Kiev protesta sotto l'ambasciata russa per la strage di Mariupol.
I morti si sono tornati a contare a decine nell’est dell’Ucraina. I soldati a Debaltseve, i civili a Donetsk.
Dove le bombe dei militari dell’esercito regolare non fanno distinzioni, lasciando talvolta sul terreno vittime che nulla hanno a che fare con la battaglia dei separatisti.
Il fallimento delle trattative sabato a Minsk ha frustrato le speranze di fermare la nuova escalation di violenza.
“Tutti noi rimarremo qui e ci difenderemo. Non stiamo smobilitando. Tutti noi viviamo qui. Noi anziani ci stiamo facendo forza a vicenda. Ci hanno attaccati”.
Si muore anche a oltre 100 chilometri da Donetsk. A Mariupol, sul mar d’Azov, otto giorni fa un’offensiva dei separatisti ha provocato una strage, per la quale la protesta è arrivata davanti all’ambasciata russa a Kiev.
“Le vite delle persone normali, che hanno nome e cognome, sono diventate solo dati per le statistiche, nelle informazioni che vengono date in tv. Su queste 30 croci abbiamo segnato i nomi delle persone morte per mano degli aggressori russi”.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, dallo scorso aprile sono state oltre 5.000 le vittime del conflitto nell’Ucraina dell’est e 900.000 persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni.