Senza luppolo niente birra: caldo e siccità danneggiano le colture in Austria e Germania, anche l'orzo estivo. Rischio carenza? Agricoltori e birrifici puntano su nuovi sistemi di irrigazione e sulla coltivazione dell'orzo invernale
Caldo, terreni sempre più aridi e coni di luppolo grandi appena la metà rispetto a un anno normale. In Austria il raccolto di quest'anno è deludente per molti coltivatori, soprattutto nel Mühlviertel, una delle principali aree di produzione del Paese.
"Il caldo e la siccità ci hanno colpito duramente. Alcune piante sono completamente distrutte", racconta all'ORF Stefan Hofer, presidente della cooperativa dei coltivatori di luppolo del Mühlviertel. Anche le piante sopravvissute alla siccità si sono sviluppate meno del previsto. "Le altre semplicemente non sono riuscite a formare i coni come al solito. È tutto grande la metà rispetto a un anno normale".
Il problema non riguarda però soltanto l'Austria. Anche in Germania, uno dei maggiori produttori di luppolo al mondo, la crescente siccità sta mettendo sotto pressione le coltivazioni.
La situazione è particolarmente evidente in Baviera. La zona di Spalt, insieme ad altre tre aree tedesche, rientra tra le principali regioni produttrici dalle quali proviene circa il 40% del luppolo mondiale.
Le condizioni meteorologiche estreme pesano sempre di più sulle aziende agricole. I lunghi periodi di siccità non solo ostacolano la crescita delle piante, ma favoriscono anche la proliferazione di parassiti come il ragnetto. Quando l'infestazione è particolarmente forte, le perdite possono essere ingenti.
Ma la Germania rischia davvero una carenza di birra?
La siccità mette alla prova il luppolo
Almeno per l'Oktoberfest di quest'anno, gli appassionati di birra possono stare tranquilli: finora non sono stati lanciati allarmi sulla possibilità di una carenza di birra durante la manifestazione.
I problemi nei campi di luppolo potrebbero però arrivare fino ai birrifici. Il luppolo è infatti una delle materie prime fondamentali della birra ed è responsabile del suo caratteristico amaro e di gran parte dell'aroma.
Non è ancora possibile stabilire con certezza, sulla base delle previsioni attuali, quale sarà l'impatto del raccolto di quest'anno sui prezzi e sulla produzione. Oltre alla quantità raccolta, entrano in gioco le scorte disponibili nei magazzini, i contratti di fornitura a lungo termine e l'andamento delle superfici coltivate.
Una cosa però è ormai evidente: il settore deve trovare il modo di produrre le proprie materie prime in condizioni climatiche sempre più calde e secche. E agricoltori e birrifici stanno già sperimentando diverse soluzioni.
Più irrigazione contro la siccità
Una delle risposte più immediate alla scarsità d'acqua è l'irrigazione. Per molti coltivatori di luppolo, la disponibilità di acqua sta diventando una questione decisiva per il futuro delle coltivazioni.
Nel Mühlviertel austriaco le aziende hanno già iniziato ad adeguarsi. Gli impianti di irrigazione sono ormai presenti su circa il 20% dei terreni coltivati a luppolo. Se i periodi di siccità continueranno ad aumentare, il fabbisogno potrebbe crescere ulteriormente.
Anche in Baviera sono in progettazione grandi infrastrutture per l'irrigazione. Nell'area collinare di Spalt è previsto un sistema che durante l'inverno pomperà acqua da un pozzo di filtrazione sulle rive del fiume Fränkische Rezat verso un nuovo bacino di accumulo. Nei mesi più secchi, l'acqua verrà utilizzata per irrigare circa 400 ettari di luppoleto.
Il ricorso all'acqua filtrata attraverso le rive del fiume dovrebbe inoltre contribuire a preservare la falda acquifera.
Il progetto potrebbe costare fino a 20 milioni di euro. Circa la metà della spesa dovrebbe essere coperta dallo Stato libero di Baviera, mentre il resto sarebbe a carico degli agricoltori coinvolti.
Anche nella Hallertau, la più grande area di coltivazione del luppolo in Germania, si sta lavorando a una soluzione stabile per garantire l'approvvigionamento idrico. Nel consorzio locale di irrigazione si sono riunite 461 aziende, per una superficie complessiva di circa 12.000 ettari. La Baviera sostiene la progettazione della nuova infrastruttura con 9,5 milioni di euro.
Ma l'irrigazione, da sola, potrebbe non essere sufficiente.
"Non basta semplicemente aprire il rubinetto", ha dichiarato all'ORF Manuel Starlinger, direttore della cooperativa dei produttori di luppolo del Mühlviertel.
E infatti il settore della birra non sta cercando soluzioni soltanto per il luppolo. Anche un'altra materia prima essenziale, l'orzo, sta risentendo delle condizioni climatiche sempre più secche.
Dall'orzo primaverile a quello invernale
Anche per l'orzo agricoltori e birrifici stanno quindi cercando alternative. Per produrre mezzo litro di birra servono in media circa 60-75 grammi di orzo primaverile. Proprio questa varietà, però, sembra soffrire sempre più la siccità.
L'orzo primaverile ha "un grosso problema: raggiunge solo una maturazione di emergenza e non cresce come dovrebbe", spiega al canale tedesco rbb il mastro birraio Jörg Kirchhoff.
Per questo un birrificio di Potsdam sta sperimentando l'orzo invernale nell'Uckermark, nel nord-est della Germania. Su una superficie iniziale di due ettari si sta verificando se la coltura possa essere adatta prima alla produzione agricola e poi alla produzione di birra.
La differenza principale è nel periodo della semina. "L'orzo invernale viene seminato a ottobre e sfrutta così tutta l'umidità dell'autunno e dell'inizio dell'inverno", spiega Kirchhoff. "A gennaio di solito è già verde e ha un enorme vantaggio di crescita".
A differenza dell'orzo primaverile, che concentra gran parte del proprio sviluppo nei mesi di primavera e d'estate, quando le condizioni sono sempre più calde e secche, l'orzo invernale può sfruttare maggiormente l'umidità disponibile durante la stagione più fredda.
L'esperimento fa parte del progetto Terrathesis della Filmuniversität Babelsberg, finanziato dalla Fondazione Volkswagen, che analizza gli effetti concreti del cambiamento climatico nel Brandeburgo.
"Tutti parlano del fatto che il clima sta cambiando e che diventa più secco. Ma cosa significa concretamente? Significa, per esempio, che anche il birrificio dietro l'angolo ha dei problemi", spiega il responsabile del progetto André Nebe.
L'obiettivo è mettere in rete ricerca scientifica, agricoltura e industria della birra per studiare soluzioni che permettano di adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Il progetto proseguirà fino alla fine del 2029.