Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Processo d'appello a Nicolas Sarkozy sul caso libico: verdetto atteso il 30 novembre

L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy alla Corte d'appello di Parigi, 16 marzo, durante il processo per presunto finanziamento illecito della campagna presidenziale 2007.
L'ex presidente francese Nicolas Sarkozy in Corte d'appello a Parigi, il 16 marzo, durante il processo sul presunto finanziamento illegale della campagna presidenziale 2007. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di AFP Agenzie: AFP
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Al termine di un processo d'appello in cui ciascuna parte è rimasta sulle proprie posizioni, la difesa dell'ex presidente ha ribadito che "non un centesimo" di denaro libico è finito nella sua campagna presidenziale del 2007

Il processo d’appello che coinvolge l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy entra nelle sue fasi decisive con accuse pesanti, richieste di condanna elevate e una difesa che continua a respingere ogni addebito.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

In aula, mercoledì 27 maggio, Sarkozy ha ribadito la sua linea difensiva con parole nette: “Questa vicenda del presunto finanziamento libico della mia campagna è iniziata nella menzogna e nel complotto, deve finire nella verità e nella trasparenza”.

L’ex presidente ha aggiunto: “Non potrò mai confessare qualcosa che non ho fatto, non è una commedia quella che ho recitato davanti a voi”, respingendo ogni ipotesi di coinvolgimento.

La difesa: accuse senza basi solide

Secondo uno dei suoi avvocati, Christophe Ingrain, la vicenda sarebbe il risultato di anni di accuse infondate: “Da tredici anni si cerca con ogni mezzo di coinvolgere Nicolas Sarkozy in questo romanzo grottesco”.

La difesa insiste sul principio giuridico della presunzione di innocenza, sottolineando che “non si condanna sulla base di un’ipotesi”, chiedendo quindi l’assoluzione.

Le accuse della procura

La procura generale mantiene invece una posizione opposta e descrive Sarkozy come l’“istigatore” di un presunto patto di corruzione con il regime di Muammar Gheddafi, definendo il quadro accusatorio di “più alto livello di gravità”.

Il pubblico ministero ha richiesto una condanna a 7 anni di carcere, 300.000 euro di multa e 5 anni di ineleggibilità, contestando associazione a delinquere, finanziamento illecito della campagna elettorale e corruzione.

Secondo l’accusa, il presunto sistema avrebbe coinvolto anche intermediari come Ziad Takieddine, attraverso i quali sarebbero transitati fondi occulti destinati alla campagna elettorale.

Tra gli elementi contestati figura anche la presunta trattativa legata alla posizione giudiziaria di Abdallah Senoussi, indicato come figura centrale in un attentato terroristico del 1989.

Nel procedimento compaiono anche ex stretti collaboratori dell’ex presidente, tra cui Claude Guéant e Brice Hortefeux. Secondo la difesa, alcune loro testimonianze e documenti sarebbero in contrasto con la versione di Sarkozy, indebolendo ulteriormente la strategia difensiva.

La decisione della corte d’appello è attesa per il 30 novembre. Il caso resta uno dei procedimenti giudiziari più rilevanti della recente storia politica francese, sia per la sua complessità sia per le possibili conseguenze politiche e giudiziarie.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Finanziamenti libici: chiesta in appello la condanna a 7 anni di carcere per Nicolas Sarkozy

Francia, Sarkozy davanti alla Corte d’appello: il caso del presunto denaro libico

Capo del cyberspionaggio UK: «L'IA forza inarrestabile», allarme sulle minacce dalla Russia