Uno studio guidato dal CSIC rivela che alcuni componenti del latte materno sono associati a una minore presenza di geni di resistenza agli antibiotici nell’intestino dei neonati.
Il latte materno potrebbe offrire un nuovo beneficio per la salute dei neonati: aiutare a limitare la presenza di geni di resistenza agli antibiotici nel loro intestino. Lo rivela uno studio internazionale guidato dal Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC), che ha analizzato come alcuni componenti del latte umano influiscano sui batteri che colonizzano l’intestino nei primi mesi di vita.
Il lavoro, pubblicato su "Cell Reports Medicine (fonte in spagnolo)", conclude che l’allattamento materno esclusivo è associato a una minore abbondanza e diversità di geni di resistenza agli antimicrobici nell’intestino dei neonati.
"La promozione dell’allattamento al seno sembra essere una strategia efficace per ridurre i geni di resistenza agli antimicrobici presenti nelle comunità batteriche intestinali in una fase critica della formazione del microbiota", spiega M. Carmen Collado, ricercatrice del CSIC presso l’Istituto di Agroquímica e Tecnologia degli Alimenti (IATA).
In che modo il latte materno influenza la resistenza agli antibiotici?
Una delle chiavi risiede nei oligosaccaridi del latte umano (HMO), molecole presenti naturalmente nel latte materno che il neonato non digerisce direttamente, ma che fungono da nutrimento per alcuni batteri benefici dell’intestino e contribuiscono all’equilibrio del microbiota.
I ricercatori hanno scoperto che alcuni di questi componenti sono collegati a una minore presenza di determinati geni di resistenza agli antibiotici.
"Gli HMO agiscono come modulatori ecologici del microbiota intestinale: favoriscono la crescita dei microrganismi in grado di utilizzarli e possono limitare la diffusione dei batteri portatori di specifici geni di resistenza", sottolinea Collado.
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato campioni fecali di 57 neonati di un mese di età a Valencia, insieme a campioni di latte delle loro madri. I risultati sono stati poi convalidati con i dati di altri 199 neonati allattati nei Paesi Bassi.
Anche il tipo di parto ha un ruolo
Lo studio indica che sia il tipo di parto sia l’alimentazione sono fattori determinanti nella composizione del resistoma intestinale, cioè l’insieme dei geni di resistenza agli antimicrobici presenti nei batteri intestinali.
I ricercatori hanno osservato differenze nella diversità di questi geni tra neonati nati con taglio cesareo e neonati nati per via vaginale, mentre l’allattamento materno esclusivo è risultato associato a una minore abbondanza e diversità di geni di resistenza.
"I primi mesi di vita rappresentano una fase cruciale in cui il microbiota intestinale si sta formando e in cui diversi fattori ambientali, come il tipo di parto o l’alimentazione, possono lasciare un’impronta duratura", afferma Anna Samarra, ricercatrice formata presso l’IATA-CSIC e attualmente postdoc all’Università della California a San Diego.