Scienziati statunitensi hanno analizzato campioni di sangue di oltre 3.200 persone per capire che cosa misurano davvero cinque dei test di invecchiamento biologico più usati.
Due persone possono avere la stessa età sulla carta, ma trovarsi in condizioni di salute molto diverse.
Già oggi gli scienziati utilizzano diversi metodi consolidati per stimare la velocità con cui una persona invecchia biologicamente. Ora, un nuovo studio (fonte in inglese) ha analizzato che cosa accade all'interno dell'organismo quando cinque dei metodi più diffusi segnalano un invecchiamento più rapido.
Che cos'è un orologio epigenetico?
Questi metodi, noti come orologi epigenetici, sono modelli matematici basati sulla metilazione del DNA, ossia modifiche chimiche attorno al DNA che possono influenzare il comportamento dei geni senza cambiare il codice genetico.
Gli orologi epigenetici sono ampiamente utilizzati nella ricerca sull'invecchiamento per studiare il legame tra invecchiamento biologico, malattie, declino fisico e rischio di morte.
"L'invecchiamento non riguarda solo il numero di candeline sulla torta di compleanno, ma anche ciò che accade all'interno delle nostre cellule", ha dichiarato in un comunicato stampa T. Em Arpawong, professore associato di ricerca in gerontologia alla USC Leonard Davis School.
Finora però non era chiaro che cosa succedesse nel corpo quando ciascun orologio indicava un invecchiamento più veloce.
Per approfondire la questione, i ricercatori negli Stati Uniti hanno analizzato campioni di sangue di 3.227 persone che partecipano allo US Health and Retirement Study.
Hanno confrontato cinque orologi epigenetici di uso comune con l'attività dei geni nei campioni di sangue, per capire che cosa accadesse nell'organismo quando ciascun orologio segnalava un invecchiamento accelerato.
Lo studio ha rilevato che i cinque orologi erano associati a diversi segni di invecchiamento nel corpo. Alcuni erano più strettamente collegati al modo in cui l'organismo utilizza l'energia e alla crescita delle cellule, altri invece erano legati all'attività del sistema immunitario e all'infiammazione.
Gli orologi presentavano anche caratteristiche comuni, in particolare cambiamenti che riguardavano il sistema immunitario, il metabolismo e la comunicazione tra le cellule.
Aprire la 'scatola nera' degli orologi dell'invecchiamento biologico
I ricercatori affermano che questi risultati potrebbero aiutare gli scienziati a scegliere quale orologio dell'invecchiamento sia più utile per un determinato studio. Uno, per esempio, potrebbe essere più adatto a ricerche sul sistema immunitario, un altro invece più indicato per studiare il metabolismo.
Il team ha inoltre sviluppato nuovi indicatori, chiamati transcriptomic ageing gene scores (TAGS), a partire dai risultati dello studio.
In diversi casi, i TAGS si sono dimostrati migliori dei soli orologi nel prevedere fragilità, velocità del cammino, malattie cardiovascolari, diabete, patologie polmonari e mortalità, secondo quanto riportato nello studio.
L'autrice senior Eileen Crimmins, della USC Leonard Davis, ha spiegato che il lavoro contribuisce ad aprire la "scatola nera" che sta dietro gli orologi dell'invecchiamento biologico, mostrando quali processi molecolari sono associati alle loro misurazioni.
"Scoprendo i programmi molecolari che sottendono questi biomarcatori, i nostri risultati ne migliorano l'interpretazione e contribuiscono a orientarne l'uso nella geroscienza, nell'epidemiologia e in future applicazioni cliniche", ha aggiunto.