Nelle regioni del Congo finora risparmiate si registrano casi sospetti di Ebola, mentre il focolaio avanza più rapido dei soccorsi e molti operatori sanitari scioperano per i ritardi nei pagamenti.
Nuovi casi sospetti di Ebola sono stati segnalati in aree del Congo finora risparmiate, ha riferito il governo, mentre il bilancio delle vittime dell’ultima epidemia nel Paese è salito a 600. Il numero totale di casi confermati a livello nazionale ha ora raggiunto quota 1.759.
Nell’ultimo rapporto del governo congolese si legge che due nuovi casi sono sospettati a Kisangani, nella provincia di Tshopo, nel nord-centro del Paese, che confina con la provincia di Ituri, dove è iniziata l’epidemia. Nella zona non erano mai stati registrati casi prima d’ora.
Uno dei due casi sospetti è collegato alla zona sanitaria di Nia-Nia, in Ituri, mentre l’altro «non presenta alcun legame geografico evidente con i focolai conosciuti», si legge nel rapporto.
Il virus continua a diffondersi, alimentato dagli spostamenti della popolazione e dall’insicurezza, mentre alcuni centri di cura sono quasi al limite della capacità, ha spiegato Anne Ancia, rappresentante dell’OMS in Congo.
Operatori sanitari in protesta per i ritardi negli stipendi
Alcuni operatori sanitari in Ituri affermano inoltre di non essere stati pagati da quando è stata dichiarata l’epidemia.
«Da quando è stata dichiarata l’epidemia di Ebola chiediamo di essere retribuiti per il nostro lavoro», ha dichiarato all’AP Biensi Kano, membro del comitato di sorveglianza epidemiologica a Bunia, capoluogo dell’Ituri.
«Il mancato versamento delle indennità ci espone, noi e le nostre famiglie, a gravi difficoltà socio-economiche e compromette seriamente le nostre condizioni di vita», ha aggiunto Kano.
Il personale sanitario denuncia inoltre di lavorare con attrezzature insufficienti e di essere trattato ingiustamente dalle autorità e dalle squadre di risposta all’epidemia.
Il governo congolese non ha risposto immediatamente alla richiesta di commentare la situazione. Le autorità dell’Ituri hanno però riferito di aver incontrato i lavoratori e di stare affrontando le loro preoccupazioni.
«La chiusura dell’aeroporto di Bunia ostacola l’attuazione stessa della risposta, in particolare alcuni aspetti del trasferimento dei fondi. È uno dei motivi che possono spiegare il ritardo nei pagamenti», ha dichiarato all’AP Akilimali Pierre, responsabile dell’emergenza presso l’Istituto nazionale di sanità pubblica del Congo.
Gli operatori sanitari devono far fronte anche ad altre difficoltà, tra cui aggressioni da parte di residenti esasperati e scetticismo sul virus.
Le autorità congolesi hanno dichiarato l’epidemia di Ebola il 15 maggio, dopo che la malattia si era trasmessa per settimane senza essere rilevata ufficialmente, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
L’ultima ondata è causata dal raro virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini o cure approvati. La settimana scorsa i ricercatori hanno avviato un attesissimo studio clinico nella speranza di individuare una terapia contro il virus.