Un nuovo studio di GovAI rivela che le norme europee sulla protezione dei dati stanno frenando l’adozione dell’IA, con l’11% dei rilasci di LLM avanzati ritardato o bloccato in Europa rispetto agli Stati Uniti.
Le grandi aziende tecnologiche globali citano sempre più spesso il quadro normativo dell’Unione europea come principale motivo per cui i loro servizi e strumenti più recenti arrivano in ritardo o non vengono lanciati affatto nell’UE.
A seconda dello strumento, il Digital Markets Act (DMA), l’Artificial Intelligence Act (AI Act) e le norme europee sulla protezione dei dati sono le ragioni più spesso indicate per cui i consumatori europei possono provare e usare questi servizi più tardi rispetto agli utenti negli Stati Uniti.
Il Center for the Governance of AI ha pubblicato un rapporto su 375 modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) rilasciati negli ultimi otto anni (giugno 2018 - maggio 2026), confrontando i ritardi tra Stati Uniti, Unione europea e Regno Unito.
Il rapporto rileva che, rispetto agli Stati Uniti, almeno l’11% dei lanci di modelli di aziende come Meta, Google, OpenAI e Anthropic è stato ritardato o non ha avuto luogo nell’UE, mentre il 7% è stato ritardato o non è stato affatto lanciato nel Regno Unito.
Tra i 68 casi di ritardo o mancato rilascio presenti nel dataset, in 56 episodi la causa principale è rappresentata da fattori regolatori.
Per esempio, nell’UE il lancio dell’app web di Claude 3 Opus è arrivato con 71 giorni di ritardo, mentre Meta è l’azienda con la quota più alta di ritardi e mancati rilasci complessivi: oltre un quarto (26%) delle sue uscite è stato posticipato o trattenuto nell’UE e il 15% nel Regno Unito.
Limitazioni alla protezione dei dati: un quadro rigido e poca chiarezza
Il rapporto indica la normativa sulla protezione dei dati come il principale ostacolo regolatorio, con le modalità non testuali (come immagini, audio e video in tempo reale) che incontrano barriere maggiori rispetto al testo.
Dato che il Digital Markets Act (DMA) è entrato in vigore solo a partire dal 2023 e l’AI Act è stato adottato nel 2024, il potenziale impatto negativo di DMA e AI Act deve ancora manifestarsi nei prossimi anni.
Secondo gli autori, le ragioni sono la maggiore “rigidità nell’applicazione” da parte dell’UE e i tempi lunghi per chiarire come le norme sulla protezione dei dati si applichino all’addestramento e all’implementazione dei LLM.
L’UE sembra riconoscere che le sue regole rigide in materia di protezione dei dati frenano lo sviluppo dell’IA in Europa, visto che il cosiddetto Digital Omnibus, che punta a rendere le norme sui dati più gestibili per lo sviluppo dell’IA, è attualmente all’esame del Parlamento europeo.
Allo stesso tempo, però, l’UE sta anche rivedendo la Direttiva sul diritto d’autore e le disposizioni sul copyright contenute nell’AI Act, con l’obiettivo di tutelare i diritti degli autori.
Se applicate in modo troppo rigido, queste norme potrebbero rendere in futuro ancora più difficile l’accesso ai modelli di IA più avanzati.
Uno degli autori, il ricercatore britannico di politiche sull’IA presso GovAI John Lidiard, ha dichiarato:
"È importante che i decisori politici nell’UE e nel Regno Unito valutino bene il rischio che le barriere regolatorie provochino ritardi per i loro cittadini e le loro imprese nell’accesso ai modelli di IA più recenti".
"Il nostro rapporto rileva che la regolamentazione europea, in primo luogo il GDPR, ha portato le aziende di frontiera nell’IA in alcuni casi a rinviare il rilascio dei modelli e, in altri, a non renderli affatto disponibili nell’UE e nel Regno Unito. I responsabili politici dovrebbero considerare i ritardi nell’accesso ai modelli come un fattore quando progettano e attuano le normative legate all’IA".
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su EU Tech Loop (fonte in inglese) ed è stato condiviso su Euronews nell’ambito di un accordo di syndication.