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La Commissione UE prepara stretta sulle importazioni di prodotti illegali dalla Cina

In questa foto è visibile una pagina del sito di Shein.
In questa foto è visibile una pagina del sito di Shein. Diritti d'autore  AP Photo/Richard Drew
Diritti d'autore AP Photo/Richard Drew
Di Peggy Corlin & Luca Bertuzzi
Pubblicato il
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Bruxelles prepara una legge per colpire le importazioni non conformi, parte degli sforzi per frenare l’ingresso di prodotti cinesi illegali nel mercato Ue. La bozza introduce responsabilità per le piattaforme online, una tassa di vigilanza e l'applicazione centralizzata delle regole

La Commissione europea sta preparando una nuova proposta legislativa per colmare delle lacune normative, che permettono a prodotti illegali venduti sulle piattaforme di e-commerce di raggiungere i consumatori dell'UE, secondo una bozza visionata da Euronews.

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La proposta non cita esplicitamente la Cina, ma arriva mentre Bruxelles intensifica gli sforzi per affrontare l'ondata di importazioni e-commerce di basso valore, in particolare dalle piattaforme cinesi come Temu e Shein.

Negli ultimi mesi, alti funzionari dell'UE hanno lanciato l'allarme sul crescente disavanzo commerciale con Pechino, che ritengono insostenibile: nel 2025 ha raggiunto l'impressionante livello di 1 miliardo di euro al giorno.

"Restano gravi debolezze nel garantire che i prodotti non conformi, in particolare quelli venduti online o importati direttamente da Paesi terzi, siano individuati e rimossi in modo efficace dal mercato unico", si legge nel documento.

La proposta legislativa, chiamata European Product Act, dovrebbe essere pubblicata il 6 ottobre. Prevede anche la responsabilità delle piattaforme online in alcune circostanze, una forte centralizzazione del sistema di vigilanza sul mercato e una nuova tassa.

Importazioni cinesi

La proposta punta a reprimere le importazioni di prodotti illegali, soprattutto attraverso i marketplace online, stabilendo che un operatore economico nell'UE sia sempre giuridicamente responsabile in caso di non conformità.

Se l'operatore economico non è stabilito nell'UE, dovrà essere un importatore oppure un rappresentante autorizzato con un mandato del produttore. Il meccanismo è pensato per rendere molto più difficile aggirare le norme permettendo a un venditore con sede fuori dall'UE di vendere direttamente ai consumatori europei.

"Nel contesto digitale in particolare, le autorità di vigilanza sul mercato dovrebbero poter porre fine alla non conformità in modo rapido ed efficace, soprattutto quando l'operatore economico che vende il prodotto nasconde la propria identità o si trasferisce all'interno dell'Unione o in un Paese terzo per evitare i controlli", prosegue il documento.

A maggio la Commissione ha inflitto una multa di 200 milioni di euro al colosso cinese dell'e-commerce Temu per carenze relative a giocattoli per neonati pericolosi e caricatori difettosi. Bruxelles sta inoltre indagando su Shein per prodotti illegali, tra cui bambole sessuali dalle sembianze infantili.

Marketplace online

Quando un marketplace online immette un prodotto sul mercato dell'UE, la proposta lo obbliga a verificare che ogni articolo disponga di un cosiddetto 'Digital Product Passport', con le informazioni essenziali sulla sua identità e conformità, oppure di un registro di responsabilità creato dal produttore che consenta di identificare il prodotto.

Una volta ricevuta una segnalazione, il marketplace sarebbe tenuto a rimuovere il prodotto e a impedirne la ricomparsa.

Se un marketplace non rispetta tali obblighi di verifica e rimozione e il prodotto viene immesso sul mercato dell'UE senza un operatore economico responsabile stabilito nell'Unione, la piattaforma dovrebbe assolvere direttamente ai compiti di rappresentante autorizzato per quel prodotto.

Tassa per la vigilanza sul mercato

La bozza introduce anche una nuova tassa dell'Unione per la vigilanza sul mercato, applicata ai prodotti che entrano nel mercato dell'UE da Paesi terzi e proporzionata al costo stimato per le autorità di vigilanza nell'esercizio delle loro funzioni.

In altre parole, la tassa sarebbe a carico degli importatori. L'obiettivo è coprire i costi aggiuntivi della vigilanza sul mercato legati ai prodotti importati e alleggerire il bilancio dell'UE.

L'importo sarebbe più basso per i prodotti importati in grandi lotti, invece che come singoli pacchi spediti direttamente ai consumatori. Le modalità precise di calcolo sarebbero definite in una normativa secondaria.

Questa nuova tassa sarebbe distinta dalla "handling fee" doganale proposta nell'ambito della riforma parallela delle dogane dell'UE, pensata per coprire i costi di trattamento delle pratiche doganali.

Centralizzazione dell'applicazione delle norme

La Commissione propone quella che sarà probabilmente percepita come una significativa espansione dei propri poteri, ampliando le competenze di applicazione delle norme in un ambito (la vigilanza sul mercato dei prodotti) gestito finora soprattutto a livello nazionale.

In concreto, la bozza conferirebbe alla Commissione il potere di svolgere indagini e azioni di applicazione delle norme se è probabile che prodotti non conformi siano stati immessi in almeno due terzi degli Stati membri e nessuna autorità nazionale abbia avviato un'indagine di vigilanza sul mercato dopo essere stata informata.

Questi poteri di applicazione delle norme sarebbero ampi: imporre misure correttive, limitare la circolazione di prodotti illegali, ordinare ritiri dal mercato, comminare sanzioni e adottare misure temporanee nei confronti di operatori economici o marketplace online.

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