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Rapporto Pisa 2025, l'Italia si colloca al di sopra della media Ocse, superando Francia e Germania

Studenti delle scuole superiori entrano a scuola dopo mesi di presenza limitata in aula, a Roma, lunedì 26 aprile 2021
Studenti delle scuole superiori entrano a scuola dopo mesi di presenza limitata in aula, a Roma, lunedì 26 aprile 2021 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Euronews Roma
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Secondo il rapporto Pisa 2025, la più vasta valutazione mai realizzata sulla preparazione degli studenti a livello internazionale, gli esiti scolastici sono in calo rispetto al 2022. L'Italia si colloca nel gruppo di Paesi che si mantiene nella media, con risultati migliori di Germania e Francia

Il rapporto Pisa 2025, che ha coinvolto 76.000 studenti da 91 Paesi nel mondo, rappresentando la più grande valutazione mai realizzata, ha evidenziato un generale calo delle competenze in tutta l'area Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

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A livello globale, i Paesi con i migliori risultati si concentrano a Oriente: varie zone della Cina, Singapore, Macao, Taipei cinese, il Giappone e la Corea sono tutti nella top 10 assieme all'Estonia e al Regno Unito.

Per quanto riguarda i 38 Paesi Ocse, il rapporto registra il livello medio più basso mai osservato - da quando è iniziata l'analisi, nel 2015 - in scienze, lettura e matematica.

"Ormai uno studente quindicenne su cinque presenta un livello insufficiente in scienze, matematica e lettura, contro il 16% del 2022", precisa l'organismo internazionale con sede a Parigi, commentando i dati dell'area Ocse.

Sono pochi i Paesi che mostrano miglioramenti, come Costa Rica, Slovacchia, Turchia e Regno Unito, e non sono molti di più quelli che si collocano nella media e non mostrano cali. È il caso dell'Italia, i cui risultati in alcuni ambiti sono superiori a quelli di altri Paesi europei di riferimento.

L'Italia migliora rispetto al 2022

Nell'area scientifica, il principale oggetto dello studio, il Paese è migliorato rispetto ai risultati del 2022, con una variazione di 6 punti percentuali, guadagnando 483 punti, un punto in più rispetto alla media Ocse. Tuttavia, rispetto all'ultima rilevazione, si segnalano lievi cali nella lettura (- 7 punti) e in matematica (- 3 punti).

Gli studenti italiani si collocano leggermente al di sopra della media Ocse anche per quanto riguarda la matematica, con 468 punti rispetto a una media di 463, mentre sono decisamente sopra la media nella lettura, con uno scarto di 13 punti rispetto alla media.

"L'Italia si colloca tra il gruppo di paesi che tengono nei risultati: il nostro sistema scolastico rimane stabile o, in alcuni contesti, addirittura migliora e in lettura, cioè la comprensione dei testi scritti, ottiene i risultati più alti della media OCSE" dichiara a Euronews Roberto Ricci, presidente dell'Invalsi, l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.

Il risultato appare più rilevante se si considera che le competenze di lettura sono quelle che hanno subito il calo più significativo tra gli studenti dal 2015 a oggi, con una variazione di 28 punti. Nella comprensione di testi scritti il punteggio italiano è di 474, pari a quello della Finlandia e secondo solo al Regno Unito, che è uno dei pochissimi Paesi a migliorare, e all'Irlanda.

Il quadro tuttavia non è quello di un netto miglioramento, bensì quello di un sistema scolastico che mantiene risultati stabili, ma con punti critici da migliorare.

Il divario digitale e l'IA

Quest'anno il rapporto Pisa ha introdotto anche una quarta categoria, il "problem solving computazionale", che unisce capacità logiche e competenze informatiche. In questo ambito l'Italia si è collocata 10 punti al di sotto della media, con un punteggio di 490.

"È la prima volta in questo ambito e la scuola italiana non è che abbia dei risultati pessimi, ma meno buoni e leggermente sotto la media OCSE", commenta Ricci. "Sicuramente segna una direzione di investimento e soprattutto di impegno culturale, di didattiche, di metodi: segna una strada da percorrere nel futuro", aggiunge.

Nel rapporto i dati sulla digitalizzazione si analizzano insieme a quelli relativi all'Intelligenza Artificiale. Quasi la metà degli studenti italiani - il 47,5% - usa l'IA almeno una volta a settimana per lo studio, rispetto a una media Ocse del 45,5%. Inoltre, il 73,7% degli alunni sostiene di aver imparato a valutare le informazioni generate dall'IA a scuola, mentre la media Ocse è del 62,6%.

"Sulle competenze digitali, i nostri ragazzi vanno bene perché il divario digitale riguarda gli adulti più che i giovani. Quindi io credo che sia proprio un rimettere in gioco il ragionamento scientifico, il pensiero critico e gli elementi tipici dell'informatica, ma nel senso moderno del termine", afferma il presidente dell'Invalsi commentando il dato sul problem solving computazionale e collegandolo alle competenze digitali citate nel rapporto.

Sebbene i dati relativi alla digitalizzazione non mostrino un quadro disastroso per la scuola italiana, ci sono dei dati che è importante tenere in considerazione. Gli studenti italiani, secondo il rapporto, sono tra i più distratti dai dispositivi elettronici nel corso delle lezioni scientifiche: lo dichiara il 37% degli studenti, contro una media Ocse del 28%.

Il confronto con l'Europa

Guardando al contesto europeo, l'Italia si colloca davanti a Francia, Spagna, Portogallo e Germania in scienze e nettamente davanti per la lettura.

Riguardo alle scienze, il Regno Unito è l'unico grande Paese del continente con un incremento rispetto al 2022 (+12) assieme alla Turchia (+18); Francia, Germania, Spagna e Danimarca sono in calo.

"Io credo che questi dati diano riscontro alla nostra scuola dell'impegno quotidiano e che ci suggeriscano anche di guardare a quei paesi che hanno avuto miglioramenti. Penso soprattutto ai paesi dell'Estremo Oriente", conclude Riccardo Ricci, sottolineando che i dati ci dicono quali strade e quali esempi deve perseguire il sistema italiano.

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