La Lettonia è diventata il primo Paese europeo a vietare l'importazione di beni di consumo russi, tra cui libri e stampa, presentando la misura come difesa dalla disinformazione e dalla guerra ibrida del Cremlino
La Lettonia ha vietato l'importazione di libri, giornali e altri materiali stampati dalla Russia e dalla Bielorussia, citando motivi di "disinformazione e propaganda di guerra", ha riferito lunedì il ministero degli Esteri all'AFP. Una decisione che potrebbe influenzare il modo in cui i Paesi dell'UE e della NATO affrontano la guerra dell'informazione proveniente da Mosca.
"Il divieto di importazione è volto a proteggere gli interessi di sicurezza della Lettonia e a ridurre ulteriormente i legami economici con la Russia e la Bielorussia, che continuano a condurre e sostenere la guerra di aggressione contro l'Ucraina", ha dichiarato il ministero.
La Lettonia, membro della NATO e dell'UE e confinante sia con la Russia sia con la Bielorussia, si è schierata nettamente al fianco di Kiev dall'invasione del 2022. Riga sostiene di essere bersaglio di continui "attacchi ibridi" da parte di Mosca dall'inizio del conflitto.
Con questa espressione si indicano cyberattacchi, incursioni di droni e campagne di disinformazione. Il governo lettone ha investito massicciamente nella sicurezza, convinto di potere diventare uno dei prossimi obiettivi del Cremlino.
Nel Paese vive anche una significativa comunità russofona: secondo le statistiche ufficiali, circa un quarto dei lettoni si identifica come di etnia russa.
Il divieto, in vigore dal 1º settembre, è il primo del genere applicato ai beni di consumo russi in Europa. Riguarda anche altre merci, tra cui abbigliamento, giocattoli e attrezzature sportive. Il governo lettone ha spiegato che l'obiettivo è "rafforzare la resilienza della società e ridurre le vulnerabilità nello spazio dell'informazione".
Secondo il ministero degli Esteri, le importazioni complessive dalla Russia e dalla Bielorussia sono diminuite di circa il 91% dall'inizio della guerra. Tuttavia, libri e materiali stampati continuavano a costituire una delle principali categorie di beni di consumo importati dalla Russia, "una delle ultime grandi categorie di beni di consumo ancora importate dalla Russia", ha precisato il dicastero.
La Lettonia ha già abolito le agevolazioni IVA per l'editoria in lingua russa sul territorio nazionale e ha avviato la riduzione dell'insegnamento in russo nelle scuole, sostenendo la necessità di contrastare l'ingerenza del Cremlino e di integrare meglio i residenti russofoni.
La decisione si inserisce in un contesto di crescenti tensioni tra Mosca e i Paesi baltici. A maggio, la Russia ha annunciato l'intenzione di trascinare Lettonia, Lituania ed Estonia davanti alla Corte internazionale di giustizia per presunte violazioni dei diritti dei russofoni.
Accuse che i tre Paesi respingono, sostenendo invece che Mosca sfrutti la minoranza di etnia russa, cresciuta sensibilmente durante i decenni di occupazione sovietica, per alimentare le tensioni nella regione.