I fondi per rinnovo del taglio delle accise arrivano tramite accordi con le aziende energetiche, mentre la maggioranza si divide sulla tassazione degli extraprofitti dopo il no della Commissione Ue. Anche per le promesse misure "strutturali" contro il caro carburanti si ricorrerà a questa modalità?
L'Italia ha deciso di finanziare il nuovo taglio delle accise chiedendo un contributo alle aziende nel settore energetico.
Per garantire il rinnovo del taglio da 17 centesimi delle accise sul gasolio fino al 5 settembre, deciso mercoledì dal Consiglio dei ministri, il governo si è affidato alle grandi aziende produttrici di energia chiedendo di coprire i 130 milioni necessari alla misura. Ancora una volta, invece, nessun intervento per quanto riguarda il contenimento del prezzo della benzina che pure ha superato in media la soglia dei due euro al litro.
Le aziende coinvolte sono quelle i cui ricavi hanno superato i venti miliardi di euro nel 2025, con Eni in cima alla lista, e che dovranno anticipare il 39% dell'acconto delle tasse sui dividendi, maturando allo stesso tempo un pari credito d'imposta. Questo non comporterà modifiche all'attuale sistema di prelievo fiscale, viene specificato nella bozza del decreto carburanti, pensato per mettere un freno all'aumento esorbitante dei prezzi del gasolio, dovuto in particolare alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Grandi aziende coinvolte nel finanziamento decreto-carburanti sulla scia del no dell'Ue a tassazione europea degli extraprofitti
La mossa dell'esecutivo arriva soprattutto in vista del rientro degli italiani dalle vacanze estive, previsto in larga parte per il weekend del 29-30 agosto. Solo questa estate, fare un pieno è costato ai cittadini un totale di 1,8 miliardi di euro in più rispetto al 2025.
Nei piani del governo, la disposizione d'emergenza dovrebbe venire sostituita in autunno da misure "strutturali" e selettive, pensate per aiutare i settori più colpiti come quello dei trasporti e le famiglie che percepiscono un reddito basso. Tra i provvedimenti in esame, ad esempio, il ministero dell'Economia sta studiando un'eventuale bonus benzina da mettere in busta paga.
Tuttavia, la partecipazione delle grandi aziende energetiche alla misura per contenere i prezzi esorbitanti del diesel alimenta nuovamente il dibattito che in questi giorni sta dividendo il Parlamento, sulla tassazione degli extraprofitti, richiesta dall'Italia all'Ue insieme a cinque Paesi europei ma osteggiata da una parte della maggioranza nella forma di tassa a livello nazionale.
La decisione dell'Italia di coinvolgere le aziende del settore energetico nel taglio delle accise arriva anche dopo che la Commissione europea ha ribadito come il prelievo straordinario su utili eccezionalmente alti resta una decisione di competenza dei singoli Stati membri.
Maggioranza divisa sulla tassazione degli extraprofitti: come finanziare misure strutturali contro il caro carburanti
Secondo i più critici, tra cui Forza Italia, una normativa che riguarderebbe solo le imprese italiane ne minerebbe la competitività a livello internazionale, con il vicepremier e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani che l'ha definita "una sorta di patrimoniale contro il mercato" e in alternativa ha sollecitato singoli accordi con le aziende del settore petrolifero.
"Con le banche e le assicurazioni abbiamo trovato una soluzione dopo una lunga trattativa ed è stato un contributo positivo per il bilancio. Con le compagnie petrolifere si può dialogare e trovare accordi che permettano a queste imprese di aiutare la nostra economia", aveva dichiarato Tajani, scomodando in seguito lo spettro dell'Unione Sovietica per criticare la proposta.
Se la linea di Fratelli d'Italia e della premier Giorgia Meloni sembra avvicinarsi sempre di più a quella di FI, diverso è invece l'atteggiamento della Lega, che si è detta nettamente a favore, insieme al Partito democratico e al Movimento cinque stelle che continuano a sollecitare l'esecutivo.
Cosa comportano accordi singoli con le grandi aziende per la crisi energetica: può essere modello anche nell'Ue?
Da dove prendere, dunque, i fondi contro il caro energia, costato al governo già 2,4 miliardi di euro da marzo? Il disaccordo interno alla maggioranza rischia di inficiare la proposta di misure strutturali e di relegare gli aiuti ancora una volta a provvedimenti temporanei, anche oltre il 5 settembre, o comunque a misure inattuabili senza il consenso delle grandi aziende. Al momento, infatti, l'ipotesi più probabile è che il governo ricorra agli accordi con le società energetiche anche per finanziare i promessi provvedimenti organici.
Il ricorso ad accordi singoli tra governi e grandi aziende apre comunque la porta a un modello forse utilizzabile anche dall'Europa, in mancanza di una normativa europea sulla tassazione degli extraprofitti, e non è da escludere che potrebbe essere uno strumento a cui anche la Commissione Ue potrebbe decidere di ricorrere per contenere l'emergenza.
Non sono mancate le valutazioni negative. Il rinnovo del taglio delle accise è stato duramente criticato dal Codacons, che anche in ragione della sua natura transitoria l'ha definito una misura "annacquata" che non risolve l'emergenza in corso. Dure critiche anche da Federconsumatori, che ha paragonato la decisione del governo al tentativo di spegnere un incendio con un bicchiere d'acqua.