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Extraprofitti energetici, scontro in Italia: PD incalza, Tajani frena e invoca il dialogo

Antonio Tajani, foto d'archivio
Antonio Tajani, foto d'archivio Diritti d'autore  AP Photo
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Di Isidoro Patalano
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La Commissione europea ha chiarito che la tassazione degli extraprofitti spetta ai singoli Stati. Il PD con Elly Schlein chiede un intervento immediato sul settore energetico, ma il vicepremier Antonio Tajani frena e invoca il dialogo

La tassazione degli extraprofitti realizzati dalle compagnie energetiche torna al centro dello scontro politico in Italia, spinta da un chiarimento giunto dalla Commissione europea.

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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha frenato la proposta del Partito Democratico di tassare gli extraprofitti del settore energetico, indicando come alternativa la via del confronto e di accordi siglati con le compagnie petrolifere.

Per il vicepremier, la strada della pressione fiscale non è la soluzione per sostenere l'economia e contrastare i rincari.

"La tassa è un mantra della sinistra, io sono per il dialogo. Si possono trovare accordi con le compagnie petrolifere", ha dichiarato il ministro lunedì in un intervento a Rtl 102.5

Pur precisando che "le speculazioni vanno sanzionate", il ministro ha detto che un prelievo forzoso sugli extraprofitti rischia di trasformarsi in "una sorta di patrimoniale contro il mercato".

Come esempio pratico della strategia che il governo intende perseguire, Tajani ha richiamato quanto già fatto con il settore finanziario.

"Con le banche e le assicurazioni abbiamo trovato una soluzione dopo una lunga trattativa ed è stato un contributo positivo per il bilancio".

"Con le compagnie petrolifere si può dialogare e trovare accordi che permettano a queste imprese di aiutare la nostra economia", ha aggiunto.

La spinta dell'opposizione italiana

Il dibattito si è riacceso dopo alcune dichiarazioni giunte dall'Esecutivo europeo secondo le quali la materia resta di competenza dei singoli Stati.

La segretaria del PD Elly Schlein è intervenuta chiedendo un'azione immediata al governo e accusando la premier Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti di non avere più scuse.

"Meloni e Giorgetti non hanno alibi. Si diano una mossa e agiscano. La crisi energetica colpisce duramente le famiglie e le imprese", ha detto la segretaria.

"Le misure tampone e le proroghe a tempo non bastano più. Abbiamo bisogno di misure di sostegno robuste, che aiutino in particolare i più esposti e fragili", ha aggiunto.

La posizione della Commissione europea

A scatenare la reazione della segretaria del PD era stata la conferma da parte di Bruxelles che i singoli Paesi membri hanno la piena facoltà di intervenire con i propri poteri fiscali nazionali per sostenere famiglie e imprese.

In risposta a una richiesta degli Stati di un intervento comunitario, un portavoce dell'esecutivo europeo ha precisato lunedì che la materia rientra nelle competenze dei singoli governi, che, però, dovranno essere "conformi al diritto europeo".

"La tassazione degli extraprofitti è di competenza degli Stati membri, che possono intervenire sulla base della legislazione nazionale", ha dichiarato il portavoce.

La Commissione "rispetterà le decisioni degli Stati membri e fornirà assistenza e buone pratiche sulle misure nazionali, valutandone inoltre l'impatto sul mercato unico".

Il ruolo di Eni e la ricerca di intese

Nel suo intervento, Tajani ha difeso l'operato del gruppo energetico di Stato e del suo amministratore delegato, Claudio Descalzi.

"Descalzi non è certamente una persona contraria a trovare delle soluzioni. Dalla sua parte non c'è un atteggiamento anti-italiano."

"L'Eni è uno strumento fondamentale della nostra politica estera ed economica", ha detto.

Il punto centrale per il governo, secondo Tajani, riguarda il metodo con cui chiedere il sostegno alle imprese del settore.

"È giusto che tutti diano un contributo, ma è il modo con il quale si cerca il contributo a fare la differenza", ha aggiunto il vicepremier.

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