Il presidente del governo ha chiesto di intervenire in plenaria al Congresso il 9 settembre per riferire sulla gestione della crisi migratoria di Ceuta, aggravata a fine luglio. Il PP chiede una convocazione più urgente e la citazione di altri dieci ministri
Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha chiesto di comparire davanti al Congresso in seduta plenaria il prossimo 9 settembre per riferire sulla gestione dell'Esecutivo nella crisi migratoria esplosa a Ceuta a partire dal 30 luglio. La richiesta è stata confermata mercoledì da fonti governative e arriva mentre il Parlamento si prepara a discutere la proposta del Partito Popolare per ottenere una convocazione più urgente.
Il PP non considera sufficiente la data indicata da Moncloa e chiede che Sánchez riferisca in Aula nel più breve tempo possibile. I popolari vogliono inoltre convocare altri dieci ministri per ottenere chiarimenti sulla gestione dell'emergenza migratoria, compresi gli otto che hanno già in programma un'audizione in commissione questa settimana.
Il Governo: "La presenza di Sánchez in Parlamento è abituale"
La ministra dell'Inclusione, della Sicurezza sociale e delle Migrazioni e portavoce del Governo, Elma Saiz, aveva già anticipato martedì che Sánchez sarebbe comparso davanti al Congresso. La ministra ha cercato di ridimensionare la portata politica dell'annuncio, sottolineando che la presenza del presidente in Parlamento per riferire sull'azione dell'Esecutivo rientra nella normale attività istituzionale.
Per il Governo, dunque, non si tratterebbe di una concessione alle pressioni dell'opposizione, ma di un passaggio parlamentare ordinario. Il PP, al contrario, considera necessario un confronto urgente sulla gestione di una crisi che ha messo sotto pressione le autorità spagnole e ha aperto nuove polemiche sulla capacità del Governo di prevedere e affrontare l'ondata migratoria.
Ceuta, decine di migliaia di arrivi in poche ore
La crisi è esplosa il 30 luglio, quando migliaia di persone provenienti dal Marocco hanno raggiunto la città autonoma spagnola attraversando il confine e, in molti casi, percorrendo a nuoto il tratto costiero o passando dal molo del Tarajal.
Le stime ufficiali hanno registrato numeri eccezionali. Il ministero dell'Interno ha inizialmente parlato di circa 72.000 persone entrate a Ceuta tra il 30 e il 31 luglio. Successivamente il ministro Ángel Víctor Torres ha parlato di circa 80.000, salvo poi precisare che il dato ufficiale rimaneva quello di 72.000.
L'entità dell'ondata ha avuto conseguenze immediate sulla città, dove le autorità hanno dovuto affrontare un'emergenza senza precedenti per dimensioni. La maggior parte delle persone rientrate in Marocco lo ha fatto nelle ore e nei giorni successivi, mentre migliaia sono rimaste a Ceuta, tra cui numerosi minori e potenziali richiedenti asilo.
Le polemiche sulla gestione dell'emergenza
A rendere ancora più delicata la situazione sono le versioni contrastanti sulla capacità delle autorità di prevedere l'ondata migratoria. Nei giorni scorsi sono emerse divergenze tra la ministra della Difesa Margarita Robles e il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska sul ruolo dei servizi di intelligence e sulle informazioni disponibili prima dell'afflusso del 30 luglio.
È anche su questi aspetti che l'opposizione vuole incalzare il Governo. Il PP punta a ottenere chiarimenti non soltanto sulla risposta operativa all'emergenza, ma anche su ciò che era stato previsto, sulle informazioni ricevute dalle autorità e sulle decisioni adottate nelle prime ore della crisi.
La comparizione di Sánchez del 9 settembre si prepara così a diventare uno dei principali appuntamenti politici della ripresa parlamentare spagnola, con il Governo chiamato a spiegare come sia stato possibile che una delle frontiere esterne dell'Unione europea venisse investita in poche ore da un movimento di persone di dimensioni mai viste nella storia recente di Ceuta.