Budapest accelera sulle riforme anticorruzione e sullo Stato di diritto. Il nuovo governo di Péter Magyar punta a rispettare entro il 31 agosto i 27 “super traguardi” richiesti da Bruxelles per accedere ai fondi del Recovery and Resilience Facility
L'Ungheria è sulla buona strada per completare entro la fine di agosto le condizioni necessarie a sbloccare 10 miliardi di euro di fondi europei per la ripresa. È quanto emerge da colloqui di Euronews con funzionari della Commissione europea e del governo di Budapest.
La partita è tutt'altro che secondaria per il primo ministro Péter Magyar, arrivato al governo dopo aver posto fine ai 16 anni di leadership di Viktor Orbán. Proprio la promessa di riportare in Ungheria i miliardi congelati da Bruxelles era stata uno dei punti centrali della sua campagna elettorale.
A maggio Magyar ha raggiunto un'intesa con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per lo sblocco complessivo di 16,4 miliardi di euro di fondi europei. Di questi, circa 10 miliardi fanno capo al dispositivo per la ripresa e la resilienza, mentre altri 6,4 miliardi riguardano i fondi di coesione.
La differenza è importante: il denaro del Recovery and Resilience Facility è soggetto a una scadenza molto più ravvicinata. Tutti i traguardi dei piani nazionali devono essere completati entro il 31 agosto 2026, mentre i pagamenti finali del programma devono essere effettuati entro la fine dell'anno.
Ventisette traguardi per riaprire i rubinetti
Per ottenere i fondi, Budapest deve completare 27 “super milestones”, condizioni fissate dall'Ue per garantire la tutela degli interessi finanziari europei e rafforzare l'indipendenza della magistratura.
La parte più consistente riguarda la lotta alla corruzione e la trasparenza: 21 traguardi sono collegati a queste aree, mentre quattro riguardano l'indipendenza giudiziaria e due i sistemi di controllo e verifica della spesa.
Secondo una fonte della Commissione citata da Euronews, il processo sta procedendo positivamente e Budapest avrebbe buone possibilità di rispettare la scadenza. Dal governo ungherese arriva un'indicazione analoga: circa due terzi degli impegni sarebbero già stati completati, mentre quelli rimanenti sarebbero nella fase finale.
Il governo non ha però ancora reso noto nel dettaglio quali siano tutti i requisiti ancora da soddisfare.
Dalla corruzione agli appalti: cosa ha fatto Budapest
Negli ultimi mesi il Parlamento ungherese ha accelerato sull'approvazione delle riforme richieste da Bruxelles.
A giugno è stato approvato un ampio pacchetto anticorruzione che interviene, tra l'altro, sulle dichiarazioni patrimoniali dei politici e sulla trasparenza degli appalti pubblici. Sono state inoltre introdotte misure relative alle fondazioni di gestione patrimoniale di interesse pubblico, le cosiddette KEKVA, utilizzate durante l'era Orbán anche per trasferire patrimoni pubblici, comprese università, a strutture sottoposte a forme di gestione privata.
A luglio sono arrivate ulteriori modifiche al codice fiscale e nuove disposizioni nel settore energetico.
Budapest ha inoltre istituito un organismo incaricato del recupero e della tutela dei beni pubblici collegati a presunte pratiche corruttive e ha avviato il percorso per l'adesione alla Procura europea, uno dei dossier politicamente più delicati nei rapporti con Bruxelles.
I soldi per ferrovie, energia e case
Parallelamente alle riforme, il governo Magyar ha modificato il proprio Piano nazionale di ripresa per rendere più semplice utilizzare le risorse entro le scadenze europee.
La Commissione aveva già approvato a giugno il piano rivisto, che comprende investimenti in ferrovie, infrastrutture energetiche e edilizia abitativa. L'approvazione del nuovo piano è stata considerata un passaggio decisivo per la strategia del nuovo governo.
Il piano ungherese è inoltre strettamente legato alla transizione energetica: la versione precedente comprendeva misure per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e rafforzare le infrastrutture elettriche e le fonti rinnovabili.
Il precedente di Orbán
Il congelamento dei fondi europei risale agli anni del governo Orbán, quando Bruxelles aveva contestato a Budapest problemi relativi a corruzione, appalti pubblici, conflitti di interesse e Stato di diritto.
Nel dicembre 2022 il Consiglio dell'Ue aveva deciso di sospendere una parte significativa dei fondi di coesione destinati all'Ungheria. Nello stesso periodo, il piano di ripresa ungherese era stato subordinato al rispetto dei 27 super traguardi. La Commissione ha chiarito che nessuna richiesta di pagamento nell'ambito dell'RRF può essere soddisfatta finché tutti questi requisiti non sono stati attuati in modo soddisfacente.
Il cambio di governo ha quindi aperto una nuova fase nei rapporti tra Budapest e Bruxelles. Magyar ha costruito parte della propria agenda proprio sulla promessa di riportare il Paese nel cuore dell'Ue e recuperare le risorse rimaste bloccate.
Ora la corsa è contro il tempo
Se Budapest riuscirà a completare tutti i 27 super traguardi entro il 31 agosto, la Commissione potrà procedere alla valutazione. In caso di esito positivo, seguirà la richiesta di pagamento e, successivamente, l'erogazione delle risorse.
Non significa però che i 10 miliardi arriveranno automaticamente il 1° settembre: il completamento delle riforme dovrà essere verificato dalla Commissione e la procedura di pagamento dovrà essere portata a termine.
Per Magyar, tuttavia, il risultato avrebbe un peso enorme. Dopo la rottura con l'era Orbán, riuscire a riportare in Ungheria una parte consistente dei fondi europei congelati rappresenterebbe non solo un'importante boccata d'ossigeno per gli investimenti, ma anche un primo e concreto successo politico nei rapporti con Bruxelles.