La Commissione europea monitora dal 2023 gli Uap, i fenomeni aerei non identificati. Bruxelles vuole potenziare le tecnologie per individuarli
La domanda è quella che da decenni alimenta film, teorie e discussioni: cosa c’è davvero lassù? Ora anche l’Europa sembra volerci vedere più chiaro. La Commissione europea monitora infatti almeno dal 2023, seppure in modo non ufficiale, i cosiddetti Uap, acronimo di "fenomeni anomali non identificati", il nuovo nome utilizzato per indicare quelli che un tempo venivano chiamati Ufo.
A rivelarlo sono alcuni documenti visionati da Euronews, dai quali emerge che Bruxelles punta anche a migliorare le proprie capacità tecnologiche per individuare e riconoscere questi fenomeni.
"Stiamo diventando più bravi a individuare e riconoscere gli Uap grazie al miglioramento delle nostre capacità tecnologiche, ma dobbiamo migliorare ulteriormente", si legge in una lettera della Commissione europea.
La segnalazione arrivata dalla Malesia
La vicenda parte da una segnalazione piuttosto insolita. Nel 2022 due astronomi dilettanti malesi avevano inviato a Bruxelles 37 immagini del cielo e dello spazio, sostenendo che alcune contenessero fenomeni non identificati.
La Commissione aveva chiarito di non avere competenza per indagare sugli avvistamenti avvenuti sopra la Malesia. Ma la risposta non si era fermata lì.
Bruxelles aveva infatti annunciato l'intenzione di proporre agli Stati membri di rafforzare la capacità europea di rilevare gli oggetti presenti nello spazio vicino alla Terra.
Un potenziamento che, secondo la Commissione, potrebbe servire non soltanto a capire meglio eventuali Uap, ma anche a monitorare il crescente problema dei detriti spaziali.
"Questo serve in parte ad aiutarci a identificare meglio gli Uap che avete avvistato e i numerosi detriti spaziali che mettono a rischio i molteplici usi dello spazio", spiegava la Commissione nella lettera.
E Bruxelles mantiene i piedi per terra: "Non affermiamo che in futuro questo risolverà tutti i casi come quelli da voi segnalati, ma forse alcuni di essi".
Nessuna caccia agli alieni europea
Se qualcuno sta già immaginando una sorta di "X-Files" made in Europe, però, è meglio frenare la fantasia.
La Commissione ha precisato che non esiste al momento un meccanismo europeo o transatlantico specifico per condividere informazioni sugli Uap. La questione resta infatti nelle mani dei singoli Stati membri, soprattutto per quanto riguarda sicurezza e difesa.
"I programmi alieni sono responsabilità degli Stati membri dell'Ue, che li gestiscono in base alle priorità di sicurezza e difesa nazionale", ha dichiarato un portavoce della Commissione.
Il tema, però, è tutt'altro che marginale sul fronte della sicurezza. Un oggetto non identificato nei cieli può essere un fenomeno naturale, un errore di identificazione, un drone, un velivolo straniero oppure un'altra tecnologia. Il punto, prima ancora di capire "che cosa sia", è riuscire a rilevarlo e identificarlo con precisione.
Dagli Stati Uniti alla Francia
Negli Stati Uniti gli Uap sono ormai entrati anche nel dibattito istituzionale. Il governo americano ha condotto diverse indagini e il Congresso ha organizzato audizioni sul tema, compresa quella del luglio 2023 dedicata anche alle possibili implicazioni per la sicurezza nazionale.
In Europa il Paese più avanti sul fronte dell'osservazione ufficiale è invece la Francia, che dal 1977 dispone del Geipan, organismo pubblico incaricato di analizzare i fenomeni aerospaziali non identificati.
Per l'Unione europea, dunque, non si tratta di dichiarare l'esistenza degli alieni. Il tema è molto più concreto: capire meglio ciò che vola nei nostri cieli e ciò che orbita intorno alla Terra.
E, mentre la tecnologia migliora, anche gli occhi dell'Europa sembrano essere sempre più puntati verso l'alto.