Germania e Francia sono tra i sette Paesi che chiedono di ripensare lo European Space Shield elaborato dalla Commissione europea per proteggere i sistemi spaziali dell'Ue. Le capacità militari nello spazio dovrebbero rimanere sotto il controllo nazionale
Sette Stati membri chiedono di ripensare in modo radicale lo European Space Shield (Scudo spaziale europeo), proponendo una nuova architettura di sicurezza del settore incentrata sulla protezione dei sistemi spaziali dell’Ue e lasciando lo sviluppo delle capacità ai governi nazionali.
Germania, Francia, Austria, Belgio, Spagna, Paesi Bassi e Svezia vogliono che siano le capitali a guidare il processo e puntano a un perimetro più ristretto, che rispetti il controllo nazionale sulle capacità spaziali militari.
Parigi e Berlino sono da tempo scettiche sullo European Space Shield, un’iniziativa che Bruxelles ha presentato lo scorso anno nella Defence Readiness Roadmap 2030. Ora i due pesi massimi del blocco illustrano la propria visione della sicurezza spaziale in un documento ottenuto da Euronews.
"È necessario concepire un’architettura europea di sicurezza spaziale che integri in modo efficace le capacità spaziali esistenti e emergenti degli Stati membri, così come i meccanismi dell’Ue già concordati, ed eviti inutili duplicazioni", si legge nel testo.
Secondo il documento, la Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna, il braccio diplomatico dell’Ue, non sono riusciti a definire obiettivi e campo d’azione dell’iniziativa, nonostante tre workshop dedicati negli ultimi sei mesi.
I firmatari sostengono che l’iniziativa dovrebbe cambiare nome, perché la parola "shield" è fuorviante: suggerisce uno sviluppo di capacità a livello Ue, mentre loro tracciano una linea rossa a tutela della sovranità nazionale sulle capacità spaziali militari.
"Oltre al nome, è fondamentale ribadire che la responsabilità sulle questioni di sicurezza e difesa, inclusi acquisto, gestione e protezione dei sistemi spaziali utilizzati per fini di sicurezza e difesa, ricade esclusivamente sugli Stati membri", prosegue il testo.
Le richieste per uno Scudo spaziale europeo efficace
I sette governi sostengono un coordinamento a livello Ue sugli appalti per capacità spaziali militari, mentre gli Stati membri continuano ad ampliare i propri programmi nazionali.
Chiedono che l’iniziativa integri le capacità nazionali esistenti e emergenti, eviti duplicazioni e crei le condizioni giuste per permettere all’industria di fornire ciò che è necessario. Gli Stati membri dovrebbero essere alla guida, con le istituzioni europee a supporto, ciascuna nel proprio mandato, per rafforzare la sicurezza europea nello spazio di fronte a un’ampia gamma di minacce in evoluzione.
"In quanto Stati membri, vediamo un bisogno urgente di proteggere e, se necessario, difendere i nostri sistemi e le nostre infrastrutture spaziali – compresi i sistemi spaziali dell’Ue – da una moltiplicazione di rischi e minacce, poiché lo spazio è diventato un dominio conteso", si legge ancora.
Il nucleo dell’iniziativa, affermano i firmatari, dovrebbe essere la resilienza e la difesa dei sistemi spaziali dell’Ue, nel pieno rispetto delle competenze nazionali in materia di difesa e sviluppo delle capacità.
I Paesi vedono anche un valore aggiunto in scambi bidirezionali tra autorità nazionali ed europee su opzioni di risposta alle minacce, vulnerabilità e questioni tecniche.
Lo European Space Shield "offra un concreto valore aggiunto alla sicurezza europea"
Per quanto riguarda il Programma spaziale dell’Ue, che la Commissione ha proposto nell’ambito del prossimo bilancio pluriennale, il documento richiama diverse preoccupazioni di sicurezza. Tra queste, il crescente co-uso militare dei programmi civili dell’Ue, la sicurezza dei componenti a duplice uso e il modo in cui gli sforzi nazionali si integrano con la Nato. Si chiede anche come, in una crisi, i servizi spaziali europei darebbero priorità tra impieghi civili e militari.
Un altro obiettivo è promuovere il dialogo tra le autorità militari spaziali degli Stati membri, insieme a meccanismi come pooling and sharing per integrare reciprocamente le rispettive capacità spaziali militari.
Infine, i firmatari sollecitano la Commissione a razionalizzare un panorama dei finanziamenti spaziali altamente frammentato, oggi composto da un mosaico di strumenti che include Horizon Europe, gli investimenti della Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per la difesa.
"Sosteniamo un’iniziativa European Space Shield – qualunque sia il suo nome futuro – che offra un concreto valore aggiunto alla sicurezza europea", si legge nel documento.
"Poiché le capacità chiave sono prerogative sovrane esclusive degli Stati membri, sono gli Stati membri che devono essere al centro di qualsiasi iniziativa europea di sicurezza spaziale", conclude il documento.