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Un nuovo studio rivela che il sistema solare si disgregherà molto prima del previsto

Il sole tramonta oltre le luci di un lontano campo di baseball giovanile, domenica 27 settembre 2026, a Lenexa, Kansas. (Foto AP/Charlie Riedel)
Il sole tramonta oltre le luci di un lontano impianto di baseball giovanile, domenica 27 settembre 2026, a Lenexa, Kansas. (Foto AP/Charlie Riedel) -  Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
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Di Jonathan Benton
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La Terra sarà scomparsa da tempo, ma secondo studi di astrofisica anche i pianeti esterni verranno espulsi, un miliardo di volte prima del previsto

I pianeti esterni del sistema solare finiranno nel caos circa un miliardo di anni dopo la morte del Sole, secondo quanto rivela un nuovo studio, che riduce di un miliardo di volte la loro vita attesa.

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Stime precedenti indicavano che le orbite dei pianeti giganti sarebbero rimaste stabili per circa un quintilione di anni (un miliardo di miliardi di anni), molto più a lungo dell’età attuale dell’universo.

I ricercatori del California Institute of Technology (Caltech) hanno analizzato come la lenta morte del Sole potrebbe influenzare i pianeti esterni, tra cui Giove, Saturno, Urano e Nettuno.

In passato molti scienziati, tra cui Isaac Newton, ritenevano che il Sole avrebbe perso massa in modo graduale, trasformandosi prima in gigante rossa e poi in nana bianca.

Terra, Venere e Mercurio sarebbero i primi a scomparire, divorati dal Sole quando si espanderà in gigante rossa. Marte sarebbe l’unico superstite, abbastanza lontano da evitare di essere inghiottito.

Studi precedenti sostenevano che i pianeti esterni sarebbero sopravvissuti a questo processo, allargando le loro orbite fino a circa il doppio delle dimensioni attuali man mano che il Sole perdeva massa. La loro disgregazione sarebbe stata causata solo dal passaggio di stelle, in tempi compresi tra 30 e 100 miliardi di anni.

Le nuove scoperte mettono in discussione questo scenario. Secondo il nuovo lavoro, i pianeti esterni entreranno invece in una fase di disordine circa un miliardo di anni dopo che il Sole sarà diventato una nana bianca, evento comunque lontano miliardi di anni.

Quando il Sole diventerà una nana bianca, si raffredderà rapidamente e si ridurrà a metà delle dimensioni attuali. Ma, contrariamente a quanto si pensava, questo processo non sarà affatto regolare.

La ricerca sostiene che la stella perderà massa attraverso espulsioni violente e casuali, note come "calci stocastici", e non tramite una fuoriuscita calma e costante.

Il sistema solare ha 4,57 miliardi di anni e il Sole ha ancora circa cinque miliardi di anni prima di gonfiarsi in una gigante rossa. Per molto tempo gli scienziati hanno ritenuto che i pianeti giganti sarebbero sopravvissuti al Sole per un periodo quasi inconcepibile.

Lo studio è stato realizzato utilizzando supercomputer ad alte prestazioni e centinaia di avanzate simulazioni numeriche N-body, senza alcun ricorso a strumenti di intelligenza artificiale.

I ricercatori hanno programmato un modello virtuale del sistema solare con il Sole, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. I supercomputer hanno calcolato e simulato, su miliardi di anni, velocità e posizioni di ciascun corpo.

A distinguere questa analisi dai lavori precedenti è stata la scelta di modellare la perdita di massa del Sole in fase terminale come una serie di esplosioni casuali, violente ed episodiche. Sono state testate centinaia di varianti del modello per arrivare a una conclusione condivisa.

I risultati sono stati presentati in uno studio intitolato Terminal Instability of the Solar System Triggered by Stochastic Solar Mass Loss (Instabilità terminale del sistema solare innescata da perdite stocastiche di massa solare), pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

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