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Il Congresso spagnolo boccia i decreti sulla crisi abitativa, Sánchez valuta le elezioni anticipate

Il premier spagnolo Pedro Sánchez prende la parola al Congresso dei Deputati.
Il premier spagnolo Pedro Sánchez prende la parola al Congresso dei deputati. -  Diritti d'autore  AP
Diritti d'autore AP
Di Rafael Salido
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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La bocciatura delle iniziative è arrivata dopo una giornata di trattative dell’ultim'ora. Decisivi i voti di Junts per Catalunya. Con la maggioranza spaccata, il premier socialista pensa alle elezioni a fine novembre

Il Congresso spagnolo ha respinto i due decreti legge sull'emergenza abitativa promossi dal governo del presidente Pedro Sánchez, elaborati dopo il caso che ha visto sfrattata l'anziana disabile Maricarmen Abascal.

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Il premier valuta l'ipotesi di convocare elezioni anticipate che, secondo fonti governative riportate da elDiario.es, potrebbero tenersi già il prossimo 29 novembre.

L'Aula ha rigettato il decreto con 172 voti a favore e 178 contrari, provenienti delle destre di Partito Popolare e Vox, e da 7 deputati di Junts per Catalunya, risultati decisivi.

La doppia bocciatura rappresenta un duro colpo parlamentare per l’Esecutivo. È arrivata al termine di una giornatasegnata da negoziati dell’ultimo minuto e dall’incertezza sul sostegno dei partiti alleati. Sánchez è intervenuto per alcuni minuti prima del voto, chiedendo ai deputati di "fare la cosa giusta, altrimenti la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e con più durezza di quanto immaginiate".

Dopo la bocciatura del primo decreto, con 172 voti favorevoli e 178 contrari, una manifestazione si è diretta verso il centro di Madrid, fino a Plaza de la Puerta del Sol, al grido di "I vostri profitti, la nostra miseria!" e "Sciopero generale!". In seguito è stato respinto anche il secondo decreto.

La votazione è arrivata al termine di una mattinata di interventi in cui la ministra degli alloggi, Isabel Rodríguez, ha chiesto il sostegno dei diversi gruppi per far approvare le misure. La ministra si era rivolta in modo esplicito a Junts per Catalunya perché votasse a favore o si astenesse, dopo che il partito indipendentista aveva annunciato giovedì sera che avrebbe respinto entrambi i testi e che presenterà una propria proposta al governo. Alla fine, il Psoe ha rifiutato l'idea di ritirare i due decreti, come chiedeva la formazione catalana.

Rodríguez ha spiegato in Aula che uno dei due decreti includeva buona parte delle proposte avanzate da Junts. "Il 90 per cento di ciò che hanno consegnato al presidente è oggi raccolto nella Gazzetta Ufficiale", ha assicurato la ministra, che si era impegnata a trasformare i decreti in un disegno di legge per poter inserire in seguito "puntualizzazioni o correzioni tecniche" richieste dai gruppi.

La ministra ha anche avvertito in Aula delle conseguenze del voto e ha fatto appello alla responsabilità dei deputati. "Con questo voto stiamo decidendo se non vogliamo un altro sfratto o se siamo disposti ad assumerci il prossimo", ha dichiarato Rodríguez, mentre centinaia di persone si radunavano davanti al Congreso de los Diputados chiedendo una soluzione per la crisi abitativa che sta colpendo il Paese.

Le posizioni contrapposte erano emerse nel dibattito in aula

La seduta è iniziata alle 11:00, dopo che Sánchez è stato accolto da un’ovazione da parte del gruppo socialista al suo ingresso in Aula. Durante il dibattito, i gruppi hanno sostanzialmente mantenuto le posizioni anticipate nelle ore precedenti, seppur con alcune sfumature.

Il Partito Nazionalista Basco ha annunciato il sostegno a uno dei decreti "con molte perplessità". La sua portavoce, Maribel Vaquero, ha deplorato il fatto che non sia stato possibile raggiungere l’accordo minimo richiesto dalla sua formazione. Coalición Canaria, dal canto suo, ha confermato il voto favorevole al primo decreto, che considera "un punto di partenza".

Podemos ha confermato i suoi quattro voti a favore di entrambi i testi, anche se la segretaria generale, Ione Belarra, ha criticato il Governo per aver "spezzettato" le misure. "È solo un’ennesima scusa. La gente non vuole scuse, vuole soluzioni", ha sostenuto in Aula.

EH Bildu ha espresso a sua volta il proprio malcontento durante il dibattito. Il suo deputato Oskar Matute ha detto di essere "profondamente arrabbiato" di fronte alla possibilità che interessi particolari prevalgano sulle misure pensate per affrontare il problema della casa, messo in luce dallo sfratto di Maricarmen e che lo scorso fine settimana si è tradotto in un accampamento di protesta nella centrale Plaza del Sol.

L’opposizione di PP e Vox, unita al no di Junts, ha messo il governo di fronte a un’aritmetica parlamentare particolarmente serrata. L’esecutivo di coalizione aveva bisogno di sommare i voti di diverse formazioni per far passare le iniziative in una Camera in cui Psoe e Sumar non dispongono della maggioranza assoluta.

Si apre la possibilità delle elezioni anticipate

La votazione dei decreti sulla casa aveva aperto, all’interno del Partito Socialista e del governo, un dibattito sulla possibilità di elezioni anticipate nel caso in cui il Congresso avesse respinto le iniziative.

La Moncloa sostiene che non ci sia alcuna decisione presa, anche se esponenti del Governo e del Psoe avevano ventilato la possibilità che Sánchez convocasse le urne se i decreti fossero stati affossati. Al tempo stesso, altri dirigenti socialisti hanno invitato alla prudenza e hanno sottolineato la necessità di valutare con attenzione le conseguenze di un’eventuale convocazione.

La questione resta così legata all’esito di una votazione che il Governo ha presentato come un banco di prova della capacità della Camera di trovare accordi su uno dei principali problemi della società spagnola. Sánchez aveva già chiesto ai gruppi parlamentari "lungimiranza" per sostenere le misure e aveva insistito sul fatto che la casa deve restare al di fuori delle "confrontazioni di partito".

Mentre in Aula si svolgeva il plenum, circa un centinaio di persone si sono radunate davanti al Congreso, convocate dal Sindicato de Inquilinas. I manifestanti intonavano slogan contro PP, Vox e Junts e mostravano anche uno striscione critico verso Psoe e Sumar. La polizia aveva dispiegato un ampio dispositivo di sicurezza attorno alla Camera.

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