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"Ruta 36", i bar della nostalgia franchista: il circuito dei simboli di Franco che divide la Spagna

Screenshot di Google Maps del febbraio 2024, in cui si poteva già vedere la parafernalia franchista.
Schermata di Google Maps del febbraio 2024 in cui si vedevano già simboli franchisti. Diritti d'autore  Google Maps
Diritti d'autore Google Maps
Di Cristian Caraballo
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Una rete di bar in diverse province spagnole condivide estetica e rituali di esaltazione franchista, nota informalmente come 'Ruta 36'. Esaminiamo la sua origine, i locali e cosa prevede al riguardo la Ley de Memoria Democrática

Una piattaforma di quartiere di Arteixo, in provincia di La Coruña, ha denunciato alle autorità per la tutela dei consumatori un locale accusato di fare "apologia costante" della dittatura franchista.

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Nel testo, l'organizzazione sottolinea che esporre bandiere franchiste e altri simboli del vecchio regime, insieme a certi cartelli sulla facciata, potrebbe aggirare le leggi sulla memoria democratica e violare la Costituzione.

E il problema è che non si tratta di un caso isolato. In Spagna esiste un itinerario che non compare in nessuna guida turistica ufficiale, ma che i suoi frequentatori conoscono bene: una manciata di bar e ristoranti, distribuiti tra Castiglia e León, Castiglia-La Mancia, Andalusia e Madrid, accomunati dalla stessa estetica.

Bandiere con l'aquila imperiale, ritratti e busti del dittatore, menù che portano il suo nome e quello di José Antonio Primo de Rivera, musica di sottofondo che richiama il fronte insurrezionale. Il circuito è conosciuto in modo ufficioso come 'Ruta 36', e alcuni dei locali hanno perfino distribuito una sorta di passaporto che veniva timbrato a ogni tappa, come fosse un pellegrinaggio.

Che cos'è la 'Ruta 36'

Il nome non ha nulla di particolare e non nasconde ciò che rappresenta. Rimanda al 1936, l'anno in cui ebbe inizio il cupo periodo della Guerra civile in Spagna. Il suo epicentro, in senso simbolico, ammesso che lo si possa definire così, potrebbe essere la Valle de los Caídos, il mausoleo costruito dai prigionieri politici che per decenni ha ospitato i resti di Franco.

Da lì il percorso si dirama come le radici di un albero che coprono gran parte della Penisola Iberica e diventa una forma di riconoscimento informale tra esercizi affini: non esiste un'organizzazione che lo coordini né una sede centrale, ma una rete cresciuta per imitazione che, a seconda dei reportage, raggruppa tra otto e una decina di esercizi, in un itinerario che ha il suo epicentro nella Valle de los Caídos e che tocca una decina di bar, caffetterie e persino musei in tutta la Spagna.

Archivio: Un uomo fa il saluto fascista davanti al Palazzo Reale di Madrid
Archivio: Un uomo fa il saluto fascista davanti al Palazzo Reale di Madrid AP Photo

La rete dispone perfino di un sito web dedicato, creato nel 2019 e con i contatti che rimandano a La Gran Parada (Cordova), anche se in pratica funziona più come un reperto che come uno strumento vivo: non c'è traccia di attività recente né contenuti riferiti ai locali che oggi fanno parte del percorso. Questo abbandono digitale ritrae bene il carattere stesso della 'Ruta 36'.

È vero, però, che alcuni locali hanno ricevuto una targa che ne certifica l'appartenenza, esisteva un opuscolo con spazi in bianco in cui timbrare ogni tappa del percorso e spilline e adesivi sono ancora visibili in diversi punti della Penisola.

Da Guijuelo a Despeñaperros

A Guijuelo (Salamanca), la Cafetería Javi accoglie i clienti con una bandiera con l'aquila imperiale all'ingresso; all'interno, l'iconografia militare del bando nazionale, della Falange e di diversi corpi come l'Esercito o la Guardia Civil è onnipresente, con due immagini di Franco che dominano il bar, una delle quali è un busto a grandezza naturale.

Il proprietario, ex militare della Brigata paracadutisti, non nasconde la sua posizione: "Franco è storia di Spagna, questo non si può cambiare".

La parafernalia falangista è ancora più evidente all'interno
La parafernalia falangista è ancora più evidente all'interno Google Maps

A La Solana (Ciudad Real), El Cangrejo propone menù dedicati a Franco e a Primo de Rivera, circondati da una decorazione fascista, e chi chiama per prenotare viene accolto al telefono con un "Arriba España, mi dica". Il gerente, Juan José Delgado, si definisce franchista senza complessi.

Da notare in particolare il cartello a destra sulla qualità dei polli venduti
Da notare in particolare il cartello a destra sulla qualità dei polli venduti Google Maps

A poco più di un'ora da lì, ad Almuradiel, Casa Restaurante Pepe combina bar, ristorante e negozio di merchandising con la stessa estetica; il locale si trova proprio sul versante castigliano-manchego del confine con l'Andalusia, nella zona di Despeñaperros, il che gli permette di eludere la legge autonómica sulla memoria democratica in vigore dall'altra parte del limite amministrativo.

Casa Restaurante Pepe
Casa Restaurante Pepe Google Maps

Ad Ávila, Casa Eladio mantiene la stessa decorazione dal 2005: tovaglie con la bandiera pre-costituzionale, un cartello con scritto "Perros sí, perroflautas no" all'ingresso e un ambiente che il proprietario descrive come qualcosa che "si ha dentro" più che come un'attività commerciale. Proprio lui si rammarica del fatto che, dopo la notorietà mediatica della ruta, siano spuntati imitatori che aggiungono parafernalia franchista solo per convenienza economica.

Bar Eladio, noto anche come El Rincón Nacional, con un cartello che recita
Bar Eladio, noto anche come El Rincón Nacional, con un cartello che recita Google Maps

A Cerro Muriano (Cordova), La Gran Parada completa il percorso con lo stesso tipo di marchio di "zona nacional" per chi la visita. Quest'ultimo ha inoltre accanto l'Hostal El Frenazo e, secondo il sito della 'Ruta 36', una camera per due persone con parcheggio costa 50 euro.

La Gran Parada, oltre a essere bar, è anche hotel.
La Gran Parada, oltre a essere bar, è anche hotel. Google Maps

Nella capitale, l'esempio più discusso ha un protagonista che rompe gli schemi: non è il nostalgico tipico, ma un immigrato cinese. Chen Xianwei è arrivato in Spagna più di vent'anni fa e, dopo aver ascoltato per anni i racconti dei clienti più anziani nel bar che gestiva a Usera, ha finito per trasformarlo in un piccolo santuario del franchismo: aquila di San Giovanni, bandiere pre-costituzionali e fotografie del dittatore ovunque.

Il locale, chiamato Oliva, gli è valso il soprannome di "chino facha" e una notorietà sfuggita al suo controllo, si è persino presentato al cimitero di El Pardo con una corona di fiori quando nel 2019 sono stati riesumati i resti di Franco.

Nel 2020 ha perso il contratto d'affitto in mezzo a una controversia che lui ha attribuito a ritorsioni ideologiche e che la proprietà ha negato; si è trasferito 400 metri più avanti e ha riaperto con un nome che non lascia dubbi: "Una, Grande y Libre", dove continua a servire caffè con la stessa estetica.

Il più famoso di tutti quelli che compongono l'elenco
Il più famoso di tutti quelli che compongono l'elenco Google Maps

La legge: cosa dice e che cosa non dice

Dal 2007 la Spagna dispone di una Ley de Memoria Histórica, che imponeva di rimuovere da edifici e spazi pubblici i simboli di esaltazione del colpo di Stato militare, della Guerra civile e della repressione. Nel 2022 quella norma è stata sostituita e ampliata dalla Ley de Memoria Democrática, che oltre a confermare quel divieto introduce un sistema di sanzioni.

Le violazioni più gravi possono comportare multe di diverse decine di migliaia di euro, le cifre variano a seconda delle fonti consultate, da poco più di 10.000 fino a 150.000 euro, e persino la chiusura temporanea del locale in cui avvenga l'esaltazione. La norma prevede anche lo scioglimento di associazioni e fondazioni la cui attività comporti apologia del franchismo con disprezzo o umiliazione delle vittime.

È proprio qui il punto che apre la porta all'ambiguità giuridica. Il Consejo General del Poder Judicial ha avvertito, durante l'iter della legge, che la semplice apologia del franchismo, se non accompagnata da disprezzo o umiliazione esplicita delle vittime, non basta da sola a giustificare una sanzione; sarebbe, in ogni caso, espressione di un'idea politica tutelata dalla libertà di espressione.

A questo si aggiunge una domanda che gli stessi media che hanno raccontato questi bar pongono da anni: un locale privato, con decorazione interna, è uno "spazio pubblico" ai fini della legge, pensata in origine per monumenti, strade ed edifici ufficiali? Questa zona grigia spiega in gran parte perché queste attività hanno continuato a operare sotto entrambe le normative senza che risulti una sanzione definitiva.

Archivio: Un gruppo di nostalgici del regime, riuniti mentre fanno il saluto fascista
Archivio: Un gruppo di nostalgici del regime, riuniti mentre fanno il saluto fascista AP Photo

Una tolleranza che si ripete

Lo schema coincide con quanto accade ogni anno intorno al 20 novembre, anniversario della morte di Franco: nel 2025 sono stati registrati quasi una ventina di atti di omaggio al dittatore, messe, pranzi, concentramenti, nonostante la legge in vigore, mentre la Fundación Nacional Francisco Franco affrontava un procedimento che potrebbe concludersi con il suo scioglimento.

La 'Ruta 36', in questo senso, non è un fenomeno isolato, ma il volto commerciale e quotidiano di una tolleranza verso la simbologia franchista che le associazioni memorialiste, come l'ARMH, continuano a denunciare alla Procura e che, finora, nessuna amministrazione ha tradotto nella chiusura nemmeno di un bar.

Il caso di Chen Xianwei illustra questo schema meglio di qualsiasi altro nome della stessa 'Ruta 36'. Il suo bar era già un piccolo fenomeno virale da quando si è diffusa l'immagine del cimitero di El Pardo nel 2019, e da allora è finito in prima pagina sui media generalisti, sui siti di cronaca e persino nei contenuti virali sui social, una risonanza nazionale che nessuno dei locali di provincia ha mai raggiunto.

Nemmeno quella attenzione mediatica si è tradotta in un'ispezione o in un procedimento sanzionatorio noto: il contenzioso che lo ha costretto a cambiare locale nel 2020 è stato strettamente contrattuale, tra locatore e locatario, e non un intervento amministrativo basato sulla legge di memoria democratica.

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