La decisione arriva un mese dopo che il segretario alla Difesa USA Pete Hegseth ha annunciato che Washington avrebbe fatto lo stesso. L'amministrazione Trump ha più volte criticato gli alleati europei per la loro risposta alla guerra in Iran
Gli Stati Uniti hanno avviato la revisione della propria presenza militare in Europa, una decisione destinata a riaccendere il dibattito sul futuro della NATO e sul ruolo di Washington nella sicurezza del continente. La mossa arriva dopo mesi di pressioni dell’amministrazione Trump sugli alleati europei, accusati di non fare abbastanza per la propria difesa.
L’obiettivo dichiarato dal Pentagono è accelerare il passaggio verso una NATO in cui gli Stati europei abbiano un ruolo centrale nella difesa convenzionale del continente. “La revisione è concepita per garantire che la NATO proceda in modo rapido e irreversibile verso un assetto in cui l’Europa si assuma la responsabilità principale della propria difesa convenzionale”, ha scritto su X il sottosegretario alla Difesa statunitense Elbridge Colby.
Secondo Colby, il risultato del processo sarà una trasformazione dell’Alleanza in una struttura “più forte, più equa e più sostenibile”.
Il piano annunciato da Hegseth alla NATO
La revisione era stata anticipata già a giugno dal segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth durante una riunione con i ministri della Difesa della NATO a Bruxelles.
“Sarà una revisione vera”, aveva dichiarato Hegseth, spiegando che l’obiettivo è portare l’Alleanza verso un modello in cui “l’Europa sia in prima linea” e assuma “la responsabilità primaria della difesa dell’Europa”.
Il capo del Pentagono aveva inoltre avvertito che alcuni Paesi avrebbero superato la valutazione e altri no, lasciando intendere che Washington potrebbe modificare il proprio impegno militare in base ai risultati della revisione.
Le critiche di Trump agli alleati europei
La decisione si inserisce nella linea portata avanti da Donald Trump, che da mesi critica i partner europei della NATO per i livelli di spesa militare e per quella che considera una dipendenza eccessiva dall’ombrello di sicurezza americano.
Hegseth, nel suo intervento al quartier generale della NATO, aveva ripreso queste accuse criticando anche la risposta degli alleati europei alle tensioni internazionali, compresa la crisi legata alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Secondo il segretario alla Difesa, alcuni Paesi avrebbero limitato l’accesso delle forze statunitensi alle proprie basi per operazioni militari.
Washington ha inoltre minacciato una possibile riduzione del proprio contributo alla NATO nel caso in cui gli alleati non rispettino gli obiettivi di spesa per la difesa.
L’Europa accelera sulla propria autonomia militare
Per gli alleati europei la decisione americana non è una sorpresa, ma rappresenta comunque un ulteriore segnale dell’incertezza sul futuro dell’impegno statunitense nel continente.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva già spiegato nelle scorse settimane che i governi europei erano consapevoli della possibilità di un progressivo ridimensionamento della presenza americana in Europa. “Sappiamo che dobbiamo fare di più e lo stiamo facendo”, aveva dichiarato, sottolineando la necessità per il continente di rafforzare le proprie capacità di sicurezza.
Negli ultimi mesi diversi Paesi europei e il Canada hanno accelerato gli investimenti nella difesa proprio per ridurre la vulnerabilità legata a un possibile disimpegno americano.
Una NATO più europea
Il tema è stato al centro anche del confronto tra l’Unione europea e la NATO. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della NATO Mark Rutte hanno entrambi sottolineato la necessità di una maggiore autonomia europea all’interno dell’Alleanza.
“Non possiamo continuare, come abbiamo fatto finora, a dipendere eccessivamente dagli Stati Uniti. Abbiamo bisogno di un’Europa molto più forte all’interno di una NATO più forte”, ha affermato Rutte, definendo “senza precedenti” la trasformazione in corso.
La revisione americana potrebbe quindi segnare una nuova fase nei rapporti transatlantici: non necessariamente un ritiro immediato degli Stati Uniti dall’Europa, ma un cambiamento degli equilibri interni alla NATO, con una crescente pressione sugli alleati europei affinché assumano un ruolo più autonomo nella propria difesa.