Sapevate che un gesto semplice come bere una tazzina di caffè può contribuire a produrre carta eco-sostenibile? Succede in Italia, dove una storica cartiera veneta usa scarti agro-industriali e tessili per sostituire parte della cellulosa proveniente dagli alberi
Le pareti della cartiera veneta Favini trasudano storia, ma la sua produzione guarda da tempo al futuro.
Questa azienda familiare, che festeggia nel 2026 il 120º anniversario, è stata tra le prime al mondo a industrializzare la produzione di carta eco-sostenibile utilizzando fibre alternative e materiali di scarto, come sottoprodotti agricoli e tessili. In questo modo riduce la pressione sulle foreste puntando alla circolarità.
La ricerca di nuovi materiali non si ferma mai.
«In questo momento lavoriamo su due tipi di residui: bucce di pomodoro e mais. Nel corso degli anni abbiamo testato oltre 500 diverse tipologie di biomassa, ma solo un 5%, alla fine, si è rivelato adatto alla produzione industriale», racconta Giacomo Berton, responsabile Ricerca e Sviluppo di Favini.
I materiali recuperati rappresentano tra il 10 e il 40% del prodotto finale, ovvero carte di lusso, shopper e packaging di alta gamma. Il marketing manager Michele Posocco spiega cosa riesce a ottenere l’azienda partendo da 14 diverse tipologie di residui:
«Con questi 14 materiali abbiamo creato una linea chiamata Crush, che vendiamo in tutto il mondo. È un esempio concreto di come i materiali scartati da una filiera industriale possano essere riutilizzati in modo creativo e trasformati in nuove materie prime».
Tutto è iniziato tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. La necessità di risanare la laguna di Venezia e contrastare la proliferazione delle alghe ha trasformato un problema in un’opportunità: usare le alghe per produrre carta. Così Alga Carta è diventata la prima carta ecologica dell’azienda, brevettata nel 1992.
«Abbiamo fatto questa scelta grazie alla visione di mio nonno», spiega il direttore Export Sales & Marketing, Andrea Favini:
«Ha collocato questa piccola azienda in un mercato di nicchia. All’epoca, le preoccupazioni ambientali nel mondo della carta, interessavano solo un numero molto limitato di clienti. Abbiamo dovuto convincere il pubblico a sposare questo progetto perché aveva un valore reale per l’ecologia e per l’ambiente».
Oggi le carte eco-sostenibili restano un mercato di nicchia in Europa, ma nell'azienda, sono il segmento che cresce più rapidamente: valgono il 10% del fatturato annuo, grazie anche a prezzi simili ad altre carte di qualità tradizionali. La sfida è garantire una filiera di approvvigionamento costante. Una dozzina di aziende italiane e internazionali conferiscono i loro sottoprodotti alla cartiera. Tra queste, la torrefazione veneta Dersut.
L’amministratrice delegata Lara Caballini di Sassoferrato, ci ha mostrato la cosiddetta “silverskin”, o "pula", la pellicola che avvolge il chicco di caffè e che si stacca durante la tostatura. È questa la materia prima che Dersut ha fornito alla cartiera per realizzare 60 mila buste di pregio per il proprio marchio.
«L’abbiamo sempre raccolta», racconta Lara Caballini di Sassoferrato. «Può essere utilizzata come fertilizzante del terreno, ad esempio in agricoltura biologica. Ma nel 2022 abbiamo avviato una collaborazione con l’Università di Padova, che ha scoperto che poteva essere impiegata anche nella produzione di carta».
Il progetto è valso a Dersut il premio Impresa sostenibile 2025 del Sole 24 Ore e ha già spinto i partner coinvolti a pensare alle prossime tappe della collaborazione.
Le eco-carte sono prodotti di pregio pensati per garantire alte prestazioni nella stampa e nella trasformazione. Per scoprirne gli utilizzi, concludo il mio viaggio in un’azienda di produzione di packaging di alta gamma che collabora con la cartiera Favini da 30 anni. Qui la sostenibilità si intreccia con la qualità estetica e la cura dei dettagli tipiche dei prodotti Made in Italy.
«Negli ultimi anni i nostri acquisti da Favini sono aumentati del 300%», racconta Gabriele Rostellato, responsabile di produzione di DUEGI Packaging. «Questa crescita è stata trainata da clienti che apprezzano l’artigianalità, con alle spalle un'industria che non è per nulla artigianale. Noi siamo cresciuti con loro e loro sono cresciuti con noi.».