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Sistema ingressi-uscite Ees: l'incubo dell'estate per i viaggiatori in Europa

I viaggiatori si mettono in coda all'aeroporto di Zaventem, a Bruxelles.
Viaggiatori in coda all’aeroporto di Zaventem, a Bruxelles. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Vincenzo Genovese & Chiara Zampiva
Pubblicato il
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Il sistema digitale di controllo dei documenti per i viaggiatori extra Ue sta causando code e disservizi alla vigilia del picco estivo. Con l’attesa che aumenta, le compagnie aeree chiedono di sospendere i controlli a luglio e agosto

Un nuovo spettro si aggira per l’Europa, o almeno lungo le sue frontiere esterne: il sistema ingressi-uscite (Ees), il sistema automatizzato per registrare gli ingressi e le uscite dei cittadini stranieri dall’area Schengen, che rischia di mandare all’aria la stagione delle vacanze per milioni di viaggiatori.

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L’Ees sta sostituendo progressivamente i timbri sul passaporto con un sistema digitale che registra arrivi e partenze per i soggiorni di breve durata, raccogliendo dati biometrici come immagini del volto e impronte digitali, insieme ai dati personali contenuti nei documenti di viaggio.

È ormai in funzione su tutte le frontiere esterne dei 29 Paesi dello spazio di libera circolazione, cioè tutti i Paesi dell’Ue tranne Cipro e Irlanda, oltre a Svizzera, Liechtenstein, Islanda e Norvegia.

A chi si applica il sistema e perché è stato introdotto

Il sistema riguarda i cittadini non appartenenti all’Ue o all’area Schengen che viaggiano verso Paesi Schengen o dell’Ue per soggiorni di breve durata.

Per “breve durata” si intende un periodo fino a 90 giorni nell’arco di 180 giorni, pensato per turismo, viaggi d’affari o visite a familiari. I cittadini stranieri devono richiedere un visto per soggiorni brevi prima di partire per l’Europa e, una volta entrati, non possono superare il periodo consentito.

Le persone provenienti da alcuni Paesi, come Stati Uniti, Regno Unito, Australia o Stati dell’America Latina, non sono tenute a richiedere il visto, ma sono comunque soggette al sistema Ees.

I cittadini dei Paesi membri dell’Ue e di Schengen sono esentati dai controlli, così come i nazionali di Andorra, San Marino, Città del Vaticano e Monaco.

Altre eccezioni riguardano gli stranieri con visti di lunga durata o permessi di soggiorno rilasciati da un Paese Schengen, il personale di bordo di treni e aerei su rotte internazionali e i membri delle forze armate.

L’Ees punta a rendere i controlli di frontiera più rapidi ed efficienti. Allo stesso tempo mira a rafforzare la sicurezza, offrendo agli agenti di frontiera e alle autorità nazionali accesso alle informazioni sui viaggiatori e aiutandoli così a individuare rischi legati alla criminalità transnazionale e al terrorismo.

Uno degli obiettivi principali è contrastare la migrazione irregolare. L’Ees segue ingressi e uscite registrando impronte digitali e dati facciali in un database digitale, che dovrebbe aiutare a impedire che le persone si trattengano oltre i termini in un Paese Schengen o usino identità false.

Dall’avvio del sistema, oltre 40 mila persone si sono viste rifiutare l’ingresso per motivi come documenti scaduti o fraudolenti, oppure l’incapacità di giustificare in modo soddisfacente la ragione del viaggio, secondo la Commissione europea.

Più di mille persone sono state inoltre identificate come potenziali minacce alla sicurezza dell’Europa.

L'applicazione sta creando disagi

L’Ees è diventato pienamente operativo il 10 aprile 2026, dopo una fase di avvio graduale iniziata il 12 ottobre 2025. L’implementazione è stata progressiva nell’arco di sei mesi, dopo che tutti gli Stati Schengen avevano presentato la loro “dichiarazione di prontezza” all’applicazione del sistema. Ma il processo è tutt’altro che lineare.

L’Ees è in vigore alle frontiere terrestri, marittime e aeree, ma la sua applicazione sta provocando disagi e colli di bottiglia soprattutto negli aeroporti, con code molto lunghe e procedure complicate.

Aeroporti e compagnie aeree stanno affrontando seri problemi operativi, con ritardi dei voli e coincidenze perse, sia nei principali hub europei sia nei piccoli aeroporti che servono importanti mete turistiche. In alcuni scali manca la capacità operativa necessaria: personale di frontiera, infrastrutture adeguate e varchi automatici per il controllo dei documenti.

Il risultato è che diversi aerei sono semivuoti al momento della chiusura del gate, mentre i passeggeri sono ancora bloccati alle file per i controlli di frontiera. I tempi di attesa ai controlli sono aumentati in modo significativo, in alcuni casi fino a cinque ore nei periodi di massimo traffico, con impatti su milioni di viaggiatori.

Secondo una lettera inviata alla Commissione europea dalle associazioni che rappresentano compagnie aeree e aeroporti, la situazione ha “raggiunto un punto critico”.

Airlines for Europe, Aci Europe e l’International air transport association hanno chiesto un “intervento immediato” e maggiore flessibilità per sospendere completamente l’Ees nei mesi di luglio e agosto “ogni volta che i volumi di passeggeri superano la capacità operativa delle strutture di controllo di frontiera”.

Nei prossimi due mesi, nel pieno della stagione delle vacanze, si prevede che gli aeroporti europei gestiranno circa 40 milioni di passeggeri in più rispetto a maggio e giugno.

Uku Särekanno, vicedirettore esecutivo dell’agenzia europea di frontiera Frontex, ha dichiarato che la situazione si stabilizzerà nel giro di uno o due anni, perché la raccolta delle impronte digitali dei viaggiatori non Ue al loro primo ingresso nell’area Schengen è “probabilmente la parte più impegnativa” della fase di avvio.

Che cosa sta facendo la Commissione

Le norme prevedono per gli Stati Schengen un certo margine di flessibilità temporanea per sospendere la raccolta dei dati biometrici quando le autorità di frontiera non riescono a gestire i flussi di viaggiatori.

Non sono però consentite deroghe più ampie.

La Grecia aveva valutato la possibilità di sospendere la raccolta dei dati biometrici per i visitatori britannici, sotto la pressione esercitata sui piccoli aeroporti delle isole durante l’alta stagione. Ma la Commissione europea ha chiarito che la sospensione del sistema è ammessa solo nei periodi di forte traffico passeggeri in specifici punti di ingresso e non può essere applicata a un gruppo di cittadini in particolare.

Rispondendo alle critiche del settore dell’aviazione, il portavoce della Commissione europea Markus Lammert ha affermato che si sta facendo il possibile per limitare l’impatto sui viaggiatori all’interno dell’Ue, sostenendo che nella maggior parte degli aeroporti dell’Unione l’effetto è contenuto.

“La Commissione continua a sostenere gli Stati membri e l’industria dell’aviazione nell’attuazione del nuovo sistema”, ha aggiunto, annunciando che nei prossimi giorni si terrà un nuovo incontro con i rappresentanti del settore.

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