Dopo la larga approvazione del Senato, i deputati esaminano l’aggiornamento della legge di programmazione militare, che prevede un aumento di 36 miliardi di euro degli investimenti nella difesa, portando il totale a 436 miliardi entro il 2030
In Francia, dopo l’ampia approvazione del Senato (309 voti contro 34) martedì, l’Assemblea nazionale deve dare il via libera questo mercoledì pomeriggio a un aggiornamento della legge di programmazione militare (Lpm), che porterà gli investimenti destinati alle forze armate a 436 miliardi di euro entro il 2030, cioè 36 miliardi in più rispetto a quanto previsto inizialmente.
Questo aumento delle spese militari, che punta a raggiungere nel tempo il 2,5 per cento del Pil, si inserisce in un contesto internazionale segnato da molteplici crisi.
Secondo la ministra delle Forze armate, Catherine Vautrin, il governo deve "accelerare i mezzi d’azione delle nostre Forze armate per rispondere alle sfide della situazione internazionale".
"Concentriamo lo sforzo sugli imperativi operativi per i nostri militari: munizioni, droni, spazio e preparazione delle nostre forze", ha precisato sul social X.
La traiettoria della spesa dovrà essere convalidata ogni anno durante le discussioni parlamentari e potrà quindi essere rivista. Tuttavia, gli stessi sostenitori riconoscono che alcuni investimenti industriali potrebbero essere difficili da interrompere una volta avviati.
Creazione di uno "stato di allerta per la sicurezza nazionale"
La revisione della legge non modifica la struttura delle forze armate, ma riorienta le priorità alla luce delle lezioni tratte dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente.
Prevede in particolare un rafforzamento delle scorte di missili e munizioni e un’accelerazione degli investimenti nei droni.
Tra i punti più discussi figura la creazione di uno "stato di allerta per la sicurezza nazionale", che potrebbe essere attivato con decreto "in caso di minaccia grave e attuale".
Questo regime eccezionale permetterebbe al governo di derogare temporaneamente ad alcune norme di tutela dell’ambiente o di urbanistica.
L’esecutivo cita in particolare la possibile necessità di costruire rapidamente infrastrutture militari, soprattutto hangar per i caccia Rafale, senza dover seguire l’insieme delle consuete procedure amministrative. Questa disposizione preoccupa però diversi parlamentari, timorosi di vedere moltiplicarsi i regimi di eccezione.
Il testo autorizza inoltre alcuni operatori privati, in particolare gli aeroporti, a utilizzare dispositivi di contrasto ai droni e, a determinate condizioni, ad affidare questa missione a subappaltatori.
Infine, amplia le capacità dei servizi di intelligence di ricorrere ad algoritmi per analizzare i dati di connessione a Internet nell’ambito della "difesa nazionale", della lotta contro la "criminalità organizzata" e contro i traffici di stupefacenti e di armi.
Divisioni politiche persistenti
Sebbene una parte delle spese inizialmente previste per il 2029 e il 2030 sia stata anticipata al 2028, diversi responsabili politici ritengono lo sforzo ancora insufficiente.
Il relatore Cédric Perrin (LR) ha giudicato i mezzi proposti troppo limitati. "Da parte mia, con i Républicains al Senato, riteniamo che si dovesse andare oltre per rispondere alle sfide strategiche cui la Francia è confrontata", ha indicato su X.
Dal lato del Rassemblement national, Laurent Jacobelli ha definito il testo una "legge per sette mesi", ritenendo che si limiti a rendere la precedente programmazione "meno insincera". Il suo gruppo, favorevole in prima lettura, non esclude di modificare il proprio voto.
Il governo dovrebbe beneficiare del sostegno dei gruppi Liot, Udr e dei deputati socialisti. Questi ultimi considerano questo aggiornamento "indispensabile", pur invitando a non sacrificare gli investimenti nei servizi pubblici a favore dello sforzo di difesa.
I gruppi Lfi, ecologista, comunista e i deputati d’oltremare hanno invece annunciato che voteranno contro, a causa di disaccordi sulla politica militare e su diverse disposizioni del testo.
L’adozione di questo aggiornamento ha un forte valore simbolico per Emmanuel Macron, che vuole la promulgazione della legge prima delle celebrazioni del 14 luglio. La misura potrebbe però essere rimessa in discussione in occasione delle elezioni presidenziali del 2027.