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Che cos’è la 'legge dei nipoti', che ridà la nazionalità spagnola a migliaia di persone

I migranti fanno la fila in un ufficio dei servizi pubblici per ottenere i documenti necessari a chiedere l’amnistia migratoria spagnola
I migranti fanno la fila in un ufficio dei servizi pubblici per ottenere i documenti necessari a chiedere l’amnistia migratoria spagnola Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Cristian Caraballo
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La 'ley de nietos' permette ai figli e nipoti di spagnoli emigrati di ottenere la cittadinanza senza vivere in Spagna. Il termine per le nuove domande è scaduto a ottobre 2025, ma migliaia di pratiche restano pendenti e la legge è di nuovo al centro del dibattito politico

Nonostante il nome con cui è conosciuta comunemente, la 'ley de nietos' non esiste in quanto tale: è la disposición adicional octava della Ley de Memoria Democrática, approvata dalle Cortes e in vigore dal 21 ottobre 2022. Il suo obiettivo è riconoscere la nazionalità spagnola ai discendenti di chi emigrò e perse o rinunciò alla cittadinanza per motivi di esilio politico, ideologico, religioso o per il proprio orientamento o identità sessuale durante la Guerra civile e la dittatura.

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Sono compresi coloro che lasciarono la Spagna tra il 18 luglio 1936 e il 28 dicembre 1978, data che segna la fine del periodo considerato di esilio ai fini di questa legge. A differenza di altre vie di accesso alla nazionalità, non richiede di aver mai risieduto in territorio spagnolo: basta dimostrare il vincolo familiare e le circostanze dell’esilio dell’ascendente. Il Governo difende la misura come una riparazione ancora in sospeso verso chi fu costretto ad andarsene, mentre l’opposizione la interpreta come una porta aperta in modo eccessivamente generoso.

Chi può richiederla e quali documenti servono

Il diritto si estende a figli e figlie, ai nipoti e alle nipoti nati fuori dalla Spagna da persone originariamente spagnole che furono costrette ad abbandonare il Paese in quelle condizioni. Tra la documentazione abituale figurano gli atti di nascita e di matrimonio che provano il grado di parentela, il passaporto o il certificato di morte del genitore spagnolo, e, nei casi di esilio politico, prove aggiuntive come certificati dei partiti politici o pensioni riconosciute in quanto esiliato. Quando non esiste l’iscrizione di nascita del familiare spagnolo, sono ammessi altri documenti che attestino la sua nazionalità, come passaporti o altri registri ufficiali.

La procedura compete al Registro Civile in Spagna o al consolato competente nel Paese di residenza del richiedente e varia leggermente a seconda della fattispecie che si applica a ogni caso. Paesi come l’Argentina, con una colonia di discendenti particolarmente numerosa, hanno visto i consolati sommersi dal numero di appuntamenti richiesti.

La norma è nata con un termine di due anni, poi prorogato fino a ottobre 2025. La chiusura definitiva per presentare nuove domande è stata fissata al 22 ottobre di quell’anno, per cui nel 2026 questa via non accetta più nuove pratiche. Ciò non significa che la questione sia chiusa: i fascicoli presentati entro il termine restano in corso di esame nei registri civili e nelle sedi consolari, con tempi di attesa che in molti casi si sono allungati per l’elevato numero di richieste accumulate.

Come si sono mossi altri Paesi con leggi simili

La Spagna non è l’unico Paese che ha dovuto fare i conti con una valanga di richieste di nazionalità per discendenza, e non è neppure l’unico dove il dibattito è sfociato in una riduzione dei diritti. L’Italia ha vissuto un fenomeno quasi identico, con un modello ancora più generoso di quello spagnolo, che permetteva di rivendicare la cittadinanza partendo da qualsiasi antenato italiano vivo nel 1861, il che ha provocato un’ondata di domande dall’Argentina e dal Brasile.

Il governo di Giorgia Meloni ha bloccato quella via nel marzo 2025: la legge risultante ha limitato la trasmissione automatica a sole due generazioni, ha imposto un legame reale con il Paese e ha trasferito la gestione dai consolati a un ufficio centrale, dopo aver stimato in alcune decine di milioni il numero di persone che in teoria potevano aspirare alla cittadinanza.

Il Portogallo ha seguito un percorso simile con la sua legge del 2015 per i discendenti degli ebrei sefarditi, che ha ricevuto circa 140.000 richieste e ha concesso la nazionalità a circa 57.000 discendenti fino alla fine del 2021. I sospetti di frode, incluso il caso del magnate russo Roman Abramovich e l’arresto di un rabbino che certificava i fascicoli a Porto, hanno spinto Lisbona a rendere più severa la procedura imponendo un legame effettivo con il Paese e a chiudere infine questa via. La Spagna ha avuto una legge sefardita equivalente, chiusa a nuove domande nel 2019, proprio quando iniziava a essere esaminata la 'ley de nietos'.

L’Austria ha scelto un modello diverso: la riforma della Legge sulla nazionalità, ampliata nel 2022, ha aperto la cittadinanza ai discendenti diretti di quanti furono costretti a fuggire dalle persecuzioni naziste, senza richiedere conoscenza della lingua né residenza e permettendo di mantenere l’altro passaporto, cosa che in altri casi non è consentita. All’epoca si stimavano almeno 200.000 potenziali richiedenti distribuiti tra Stati Uniti, Regno Unito e Israele.

Perché il tema è tornato di attualità

Il flusso continuo di nuove naturalizzazioni derivanti da queste domande ha riacceso la polemica politica in Spagna. Il leader del PP, Alberto Núñez Feijóo, ha accusato lunedì il Governo di usare la legge a fini elettorali, mentre la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha avvertito i consoli che concedere la nazionalità a chi non ne ha diritto è illegale.

A questo si aggiunge un esposto presentato dall’associazione Iustitia Europa alla Giunta elettorale centrale, che mette in discussione il modo in cui viene assegnata la provincia di voto ai nuovi elettori residenti all’estero, in un contesto in cui la popolazione spagnola iscritta fuori dal Paese ha raggiunto i 3.202.002 registrati al 1º gennaio 2026, il 5,1% in più rispetto all’anno precedente.

Secondo lo stesso esposto, il Governo avrebbe concesso la nazionalità a 34.000 persone attraverso questa via solo nel primo trimestre dell’anno, una cifra che le associazioni critiche verso la norma adducono come prova del fatto che il processo si è accelerato proprio mentre si avvicina la chiusura amministrativa dei fascicoli pendenti.

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