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UE, Francia e Italia contestano il divieto d'ingresso per i combattenti russi

I passeggeri in arrivo all'aeroporto internazionale Henri Coanda passano sotto un cartello Schengen, a Otopeni, vicino a Bucarest, in Romania.
I passeggeri in arrivo all'aeroporto internazionale Henri Coanda passano sotto un cartello con la scritta 'Schengen Information', a Otopeni, vicino a Bucarest, in Romania. Diritti d'autore  AP Photo/Andreea Alexandru
Diritti d'autore AP Photo/Andreea Alexandru
Di Luca Bertuzzi
Pubblicato il
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Roma e Parigi hanno sollevato perplessità di natura legale e tecnica su come il divieto d'ingresso nell'UE debba essere applicato concretamente

Francia e Italia hanno espresso scetticismo su un piano che vieterebbe l’ingresso nell’Unione europea ai combattenti russi, attuali ed ex, citando preoccupazioni di natura giuridica e tecnica.

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Al momento i due Paesi ricevono il maggior numero di domande di visto dalla Russia tra tutti gli Stati membri dell’UE e, secondo tre fonti diplomatiche, guardano con cautela la proposta di vietare l’ingresso nell’UE ai russi che hanno prestato servizio nelle forze armate.

Il divieto è stato inserito nel ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la sua guerra di aggressione all’Ucraina. I funzionari indicano la sicurezza come principale motivazione, richiamando il precedente del divieto dell’UE per gli ex combattenti dello Stato islamico.

All’inizio del mese, una coalizione di 11 Paesi europei del Nord e dell’Est ha chiesto norme più severe sui visti per i turisti russi, poiché gli arrivi dalla Russia aumentano costantemente da quando è iniziata la guerra nel 2022.

Nel 2025 la Francia è stata in cima alla classifica con poco meno di 180mila arrivi, seguita dall’Italia con circa 160mila e dalla Spagna con 100.mila. Questi Paesi sostengono che i russi che viaggiano in Europa entrano in contatto con lo stile di vita europeo e con le libertà che esso comporta.

In pratica la quota di arrivi turistici che sarebbe colpita da sanzioni contro gli ex combattenti è probabilmente trascurabile, dato l’elevato numero di caduti al fronte e il fatto che i soldati semplici provengono di rado da classi sociali in grado di permettersi un viaggio in Europa.

Tuttavia le ricadute pratiche potrebbero essere significative per i Paesi che trattano ogni anno centinaia di migliaia di domande, il che spinge Parigi e Roma a chiedersi come la misura verrebbe applicata concretamente.

I due governi sostengono inoltre che la base giuridica della questione riguarda la politica dei visti, una competenza condivisa tra l’UE e gli Stati membri, e non un pacchetto di sanzioni.

Come ha reagito la Commissione UE al rifiuto di Parigi e Roma

La Commissione europea sta lavorando a soluzioni tecniche per applicare il divieto, che è ancora in discussione insieme al resto del pacchetto di sanzioni. Gli Stati membri puntano ad approvarlo entro metà luglio, per evitare la revisione automatica delle misure.

Sul tavolo ci sono diverse opzioni. Una prevede la revisione del Sistema d’informazione Schengen, la banca dati dell’UE per la gestione delle frontiere, consultata dalle autorità nazionali per gli avvisi in tempo reale.

Il sistema potrebbe essere alimentato con informazioni di intelligence condivise dai 30 Paesi partecipanti, includendo eventualmente dati su violazioni dei diritti umani e crimini di guerra, in modo analogo a quanto fatto per gli ex combattenti delle guerre jugoslave degli anni Novanta.

Un’altra opzione obbligherebbe i richiedenti russi a presentare prove del proprio servizio militare quando chiedono un visto per l’UE, facendo scattare valutazioni individuali caso per caso.

"Non sono bravi turisti, non vengono qui a rilassarsi in spiaggia. È una questione di sicurezza", ha dichiarato a Euronews un diplomatico dell’UE, che ha parlato a condizione di anonimato.

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