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Caso Regeni, la Procura: "L'Egitto ha protetto gli aguzzini, Giulio non era una spia"

Paola, la madre di Giulio Regeni, tiene in mano uno striscione con la scritta "Verità per Giulio Regeni" prima dell'inizio di una conferenza stampa tenutasi al Senato, 2016
Paola, la madre di Giulio Regeni, tiene in mano uno striscione con la scritta "Verità per Giulio Regeni" prima dell'inizio di una conferenza stampa tenutasi al Senato, 2016 Diritti d'autore  Gregorio Borgia/AP
Diritti d'autore Gregorio Borgia/AP
Di Arnold Koka
Pubblicato il
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Nell'aula bunker di Rebibbia il procuratore aggiunto Colaiocco ha mostrato la TAC di Regeni e ha ribadito la complicità del regime egiziano nel depistare le indagini sull'uccisione del ricercatore friulano

"Giulio è morto dopo atroci sofferenze. Ha sopportato tutto lucidamente, senza essere sedato, narcotizzato e senza alcun sollievo". Così il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco nella requisitoria di martedì durante il processo per la morte di Giulio Regeni.

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A più di dieci anni dalla morte del ricercatore friulano, nell'aula bunker di Rebibbia a Roma si è tenuto il processo a carico dei quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso Regeni nel gennaio del 2016 al Cairo.

"Gli abbiamo dato il colpo di grazia", ha detto il procuratore citando i quattro funzionari del Cairo. "Ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana. Ciò che qui si giudica è l'esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme.

A rafforzare la requisitoria hanno contribuito le immagini della Tac eseguita sul corpo di Regeni dai consulenti medico-legali della procura, mostrate in aula.

Da quelle immagini emergerebbero le prove di torture subite da Regeni. “Ogni segmento anatomico racconta una diversa modalità di sevizia. Ogni distretto corporeo testimonia una fase diversa dell’accanimento. Non si tratta di percosse. Si tratta di una metodica di annientamento".

Un quadro "devastante", secondo il pm, di violenze inflitte a Regeni per una settimana, dal 25 gennaio al 1 febbraio 2016.

"Giulio è stato torturato ripetutamente", ha affermato Colaiocco, "interrogato, picchiato, lasciato sopravvivere, nuovamente torturato. Per giorni".

"A compiere tutto questo non furono criminali comuni, non furono uomini della malavita. Furono uomini dello Stato, appartenenti agli apparati di sicurezza" del regime del Cairo, ha aggiunto.

Il pm: "Il regime egiziano non ha voluto indagare"

Quell'aula bunker non è un processo ordinario contro quattro imputati, ma un "processo contro il silenzio di chi non voleva parlare, di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce", ha aggiunto il pm, attaccando l'omertà del governo egiziano.

"È stato un processo contro la menzogna, contro le ricostruzioni artificiose, contro i depistaggi".

"Su tutto questo che il regime egiziano non ha voluto indagare. Ha scelto di proteggere gli aguzzini e di non chiamare a rispondere i propri funzionari per le atrocità commesse", ha spiegato ancora il pm.

Il sistema di depistaggi e ostacoli è stato messo in luce già dal confronto tra la Tac mostrata in aula e la relazione dei medici legali egiziani. Gli esperti del Cairo nel loro referto avevano individuato una sola frattura al braccio destro. Gli accertamenti eseguiti in Italia ne hanno documentate venti: cinque ai denti, quindici alle strutture ossee.

Sulla causa della morte, secondo la Procura non si è trattato del risultato delle gravissime lesioni inflitte durante la tortura, ma di un atto volontario e finale. Le parole degli aguzzini, "gli abbiamo dato il colpo di grazia", sarebbero esplicative in questo senso.

Giulio Regeni non lavorava per i servizi segreti

Nel corso della requisitoria, il pm ha anche smontato la tesi alternativa, rinominata la "pista inglese", secondo cui Regeni era una collaboratore dei servizi segreti britannici.

"Tutti gli elementi raccolti su questa pista sono stati approfonditi, verificati, sviscerati in ogni possibile direzione. E deve dirsi oggi, con assoluta chiarezza, che da quel versante non è emerso alcun elemento utile alla ricostruzione del sequestro, delle torture e dell'omicidio di Giulio Regeni", ha spiegato Colaiocco.

Il ricercatore friulano "non era una spia", ha ribadito il pm, spiegando che ogni aspetto delle attività di Regeni "è stato chiarito in modo definitivo". Dai rapporti con la professoressa di Cambridge, Maha Abdelrahman, prima della partenza per il Cairo, alle relazioni attribuite alla docente con la Fratellanza Musulmana o con apparati di intelligence britannici. Tutte questioni rimaste sul piano della "mera illazione".

La legale della famiglia Regeni: "Sono 10 anni e mezzo che aspettiamo questo momento"

"Oggi la Procura di Roma ricostruirà fatti e responsabilità, domani toccherà a noi parti civili. Sono 10 anni e mezzo che aspettiamo questo momento". Lo ha dichiarato martedì l'avvocata Alessandra Bellerini, legale dei genitori di Giulio Regeni.

"Siamo emozionatissimi e carichi di responsabilità e aspettative anche di tantissimi italiani: più che fiducia è ormai una fede", ha concluso.

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