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Migranti: Ue versa miliardi all'Egitto per gestione crisi, Cairo fa pressioni per ottenere più fondi

ARCHIVIO: Un rifugiato sudanese è visto attraverso un vetro rotto mentre si appresta a salire sul treno per Aswan alla stazione Ramses del Cairo, 21 luglio 2025
ARCHIVIO - Un rifugiato sudanese è visto attraverso un finestrino rotto mentre si appresta a salire sul treno per Aswan alla stazione Ramses del Cairo, 21 luglio 2025. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Mohamed Elashi
Pubblicato il
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Il Cairo chiede a Bruxelles di aumentare i finanziamenti per gestire i milioni di migranti nel Paese, aggravati dalla guerra in Sudan. Mentre l'UE punta sull'Egitto come scudo contro i flussi irregolari, crescono le critiche degli eurodeputati sul rispetto dei diritti umani

L'Egitto sta spingendo l'Europa a farsi carico di una quota maggiore dei costi dell'accoglienza di quelli che Il Cairo definisce milioni di rifugiati e migranti. L'UE valuta la propria dipendenza dal Paese un cuscinetto contro la migrazione irregolare attraverso il Mediterraneo.

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Entrambe le parti hanno i propri interessi. L'Europa ha bisogno che l'Egitto tenga sotto controllo la migrazione irregolare, mentre l'Egitto ha bisogno di fondi europei per gestire una crisi dei rifugiati che, secondo gli esperti, costa al Paese oltre 8,5 miliardi di euro all'anno.

"L'influenza dell'Egitto è chiaramente aumentata nei confronti dell'UE, perché i governi europei sono sottoposti a pressioni interne per ridurre la migrazione irregolare", ha dichiarato a Euronews Andrew Geddes, professore di studi sulla migrazione e direttore del Migration Policy Centre del Robert Schuman Centre.

La questione è diventata più urgente. Le agenzie umanitarie avvertono dell'allargarsi dei vuoti di finanziamento in Egitto. La guerra in Sudan ha aggravato la critica situazione dei rifugiati nel Paese dove, oltre ai sud-sudanesi, sono stati accolti siriani, palestinesi, eritrei, etiopi, yemeniti, somali e iracheni.

"L'arrivo dei rifugiati siriani ha fatto sì che l'Egitto venisse considerato un Paese ospitante credibile. Lo sfollamento dei sudanesi ha portato a una rinnovata urgenza e pressione, rafforzando la tesi dell'Egitto secondo cui si trova ad affrontare oneri continui e in aumento", ha spiegato Geddes.

Una partnership nonostante le critiche

Nel 2024, UE ed Egitto hanno elevato il loro rapporto a un partenariato strategico e globale che copre relazioni politiche, stabilità economica, commercio e investimenti, migrazione e mobilità, sicurezza e sviluppo delle competenze.

Bruxelles ha poi annunciato un pacchetto finanziario da 7,4 miliardi di euro per l'Egitto per il periodo 2024-2027, che comprende 5 miliardi di euro in prestiti agevolati, 1,8 miliardi di euro in nuovi investimenti e 600 milioni di euro in sovvenzioni, di cui 200 milioni destinati alla gestione della migrazione.

La Commissione europea ha presentato il pacchetto come parte di un più ampio partenariato strategico con l'Egitto in materia di stabilità economica, investimenti, migrazione, sicurezza e competenze.

Il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi stringe la mano alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al palazzo presidenziale del Cairo, 17 marzo 2024
Il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi stringe la mano alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al palazzo presidenziale del Cairo, 17 marzo 2024 AP Photo

Ma l'accordo è stato criticato da alcuni eurodeputati e da organizzazioni per i diritti umani. Per loro, l'UE sta ampliando la cooperazione in materia di migrazione con l'Egitto senza sufficienti garanzie sui diritti umani, sulla protezione dei richiedenti asilo o sulla responsabilità per i presunti abusi.

L'eurodeputata dei Verdi/ALE Tineke Strik, studiosa olandese di migrazioni e relatrice del Parlamento europeo per la dimensione esterna della politica migratoria dell'UE nel 2024, ha affermato che la cooperazione con il presidente Abdel Fattah al-Sisi si tradurrebbe in "più violenza contro i migranti, più repressione e più dissidenti costretti a fuggire dal Paese".

Mounir Satouri, eurodeputato francese e relatore del Parlamento per l'Egitto, ha criticato l'approccio regionale più ampio, che comprendeva anche un accordo con la Tunisia, affermando.

"Questi non sono i fondi privati dell'allora commissario per il Vicinato e l'Allargamento Olivér Várhelyi. Sono fondi europei", ha detto Satouri.

Diversi eurodeputati hanno inoltre presentato interrogazioni parlamentari formali alla Commissione europea, chiedendo di giustificare l'erogazione dei fondi.

La Commissione ha difeso l'accordo definendolo lo strumento per condividere le responsabilità e promuovere i diritti umani, invece di minarli.

"Insieme lavoreremo anche al nostro impegno a promuovere la democrazia e i diritti umani", ha dichiarato von der Leyen durante la cerimonia della firma al Cairo, rispondendo indirettamente alle critiche di chi sostiene che Bruxelles stia premiando un governo autoritario.

La questione dei 10 milioni di migranti

Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha affermato ad aprile che il suo Paese ospita "più di 10 milioni di migranti e ospiti sul proprio territorio, che vivono all'interno del tessuto della società egiziana e non in campi isolati, e godono di servizi di base senza discriminazioni".

Già nel 2025 in una telefonata con il commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner, il ministro aveva sottolineato "la modesta entità del sostegno internazionale ricevuto dall'Egitto e la sua sproporzione rispetto ai crescenti oneri che deve sopportare".

Ad aprile, Abdelatty ha inoltre chiesto di istituire "canali di migrazione regolare" con i partner internazionali, compresi programmi di formazione e opportunità di migrazione legale per i giovani che rispondano ai bisogni del mercato del lavoro nei Paesi di destinazione.

Soccorritori egiziani portano a riva le vittime di una barca diretta in Europa e capovolta al largo della costa mediterranea dell'Egitto, Rosetta, 27 settembre 2016
Soccorritori egiziani portano a riva le vittime di una barca diretta in Europa e capovolta al largo della costa mediterranea dell'Egitto, Rosetta, 27 settembre 2016 Maggie Michael/AP

Ha anche affermato che il sostegno non dovrebbe limitarsi a programmi a breve termine ma includere finanziamenti strutturali a lungo termine che aiutino i Paesi ospitanti a continuare a fornire servizi e a sostenere la coesione sociale.

Anche il primo ministro Mostafa Madbouly ha dichiarato che l'Egitto ospita più di 10 milioni di migranti, rifugiati e richiedenti asilo, aggiungendo che il costo dei servizi a loro destinati, stimato in oltre 10 miliardi di dollari, è elevato.

Il totale delle persone che, secondo l'Egitto, vivono nel Paese è molto superiore al conteggio dell'UNHCR.

L'ufficio dell'ONU per i rifugiati ha inicato a febbraio che la popolazione registrata in Egitto ammonta a circa 1,1 milioni di persone. Donne e bambini rappresentano quasi i tre quarti del totale.

Le cifre dell'UNHCR riguardano i rifugiati e i richiedenti asilo registrati. Le autorità egiziane invece usano una definizione più ampia, che comprende anche migranti, cittadini stranieri e residenti senza permesso di soggiorno.

"Le discrepanze nei numeri sono significative", ha osservato Geddes. "Per le autorità in Egitto, cifre più alte aiutano il governo a sottolineare l'entità dell'onere e a giustificare le proprie politiche".

Perché l'Egitto è diventato un luogo di rifugio

L'Egitto è diventato una principale destinazione anche per la sua posizione geografica e la sua storia. Condivide un lungo confine con il Sudan e intrattiene da tempo legami sociali, familiari ed economici con le comunità sudanesi.

In quanto Paese situato all'incrocio tra Africa e Medio Oriente, ha accolto anche siriani, palestinesi, yemeniti, eritrei e altre persone in fuga da conflitti o instabilità nei due continenti.

Per molte persone in fuga dalla guerra, l'Egitto offre una relativa stabilità, comunità già radicate, grandi città dove affittare case e cercare lavoro informale e un costo della vita inferiore rispetto a molte altre destinazioni.

Ma questi stessi fattori fanno sì che rifugiati e migranti vengano assorbiti in aree urbane già sovraffollate.

Un rifugiato sudanese si affaccia dalla finestra del suo appartamento, Egitto, foto d'archivio
Un rifugiato sudanese si affaccia dalla finestra del suo appartamento, Egitto, foto d'archivio AP Photo

A differenza di Paesi come la Giordania e la Turchia, che hanno grandi campi profughi ufficiali, o il Libano, che ha accolto molti siriani in insediamenti di tende, l'Egitto non gestisce né gli uni né gli altri.

In Egitto, rifugiati e migranti vivono in genere in città come Il Cairo, Alessandria, Damietta e Assuan, fianco a fianco con le comunità locali.

I funzionari egiziani citano spesso questo modello come prova del fatto che rifugiati e migranti sono integrati nella società e hanno accesso ai servizi di base, ma le agenzie umanitarie avvertono che esso aumenta la pressione sugli alloggi, sulle scuole, sulla sanità e sui servizi locali.

La crisi economica interna dell'Egitto ha aggravato ulteriormente le pressioni, soprattutto in un Paese con oltre 120 milioni di abitanti che già fatica a far fronte all'alto costo della vita.

Sebbene l'Egitto possa essere più economico di molti Paesi europei o del Golfo, il potere d'acquisto si è indebolito per chi guadagna in sterline egiziane.

Il Paese ha subito ripetute svalutazioni della moneta, un'elevata inflazione e riforme dei sussidi nell'ambito di un programma sostenuto dal FMI, riducendo i bilanci di molti egiziani e rifugiati.

Secondo l'agenzia statistica ufficiale egiziana CAPMAS, l'inflazione annua nelle aree urbane era al 14,9% nell'aprile 2026, dopo il 15,2% di marzo.

Anche la situazione degli affitti è al collasso. Si stima che nell'area metropolitande del Grande Cairo siano aumentati tra il 10% e il 18% su base annua nel 2026, superando l'inflazione ufficiale.

All'inizio del 2026, l'affitto medio mensile per un bilocale nella Grande Cairo era di circa 27.000 sterline egiziane, pari a circa 510 euro.

I monolocali nelle zone periferiche partono da circa 10.000 sterline egiziane al mese e salgono a 40.000 sterline egiziane o più nelle aree centrali.

Il salario minimo in Egitto è di 7.000 sterline egiziane (132 euro) al mese: un lavoratore che percepisce il minimo non può quindi permettersi neppure l'affitto del più modesto monolocale nel Grande Cairo, tanto meno mantenere una famiglia.

Per le famiglie rifugiate, che di solito non hanno permessi di lavoro e dipendono da lavori a nero o dall'assistenza dell'UNHCR, il quadro è ancora più drammatico.

L'agenzia ha reso noto che la media dei fondi disponibili per ogni rifugiato in Egitto è scesa da circa 11 dollari (9,4 euro) al mese nel 2022 a meno di 4 dollari (3,4 euro) nel 2025.

Rifugiati palestinesi seduti davanti a un negozio nel villaggio di Gezirat al-Fadel, Sharqiya, 150 chilometri a est del Cairo, 17 maggio 2013
Rifugiati palestinesi seduti davanti a un negozio nel villaggio di Gezirat al-Fadel, Sharqiya, 150 chilometri a est del Cairo, 17 maggio 2013 AP Photo

Con l'aumento del costo della vita, è cresciuto il dibattito pubblico sulla presenza di rifugiati e migranti e sull'impatto che possono avere su alloggi, lavoro e servizi pubblici.

Per questo motivo Il Cairo ritiene che, nonostante i miliardi promessi, i fondi esterni non siano semplicemente sufficienti.

"C'è una sorta di divario sulla questione dei finanziamenti", ha detto Geddes. "L'UE ha aumentato i livelli di sostegno, ma dalla prospettiva egiziana essi non sono considerati adeguati, dato per esempio l'alto costo di ospitare una vasta popolazione di migranti e rifugiati".

"È probabile che la questione resti irrisolta", ha aggiunto.

Il Sudan ha cambiato i termini della questione

Per anni, i siriani hanno rappresentato il gruppo di rifugiati registrati più numeroso nel Paese, dopo lo scoppio della guerra civile dal 2011 in poi.

Secondo l'UNHCR, il numero di siriani registrati in Egitto è passato da 12.800 alla fine del 2012 a oltre 147mila alla fine del 2024.

Molti siriani vivono ormai in Egitto da più di un decennio, hanno aperto attività, iscritto i figli a scuola e sono diventati parte delle comunità urbane.

La guerra in Sudan, però, ha cambiato radicalmente la portata del fenomeno.

Dallo scoppio dei combattimenti nel Paese nell'aprile 2023 tra le Forze armate sudanesi e le paramilitari Forze di Supporto Rapido, milioni di persone sono state sfollate all'interno e all'esterno del Paese.

Bambine rifugiate siriane giocano durante la ricreazione al Civilisation Builders Educational Centre, a ovest del Cairo, 12 ottobre 2015
Bambine rifugiate siriane giocano durante la ricreazione al Civilisation Builders Educational Centre, a ovest del Cairo, 12 ottobre 2015 AP Photo

L'UNHCR afferma che il numero di rifugiati e richiedenti asilo in Egitto è triplicato dall'inizio del conflitto. L'Egitto diventato il principale Paese ospitante per chi fugge dal Sudan e uno dei Paesi che ricevono il maggior numero di nuove domande d'asilo a livello globale.

A febbraio di quest'anno, i cittadini sudanesi costituivano il gruppo più numeroso di rifugiati e richiedenti asilo: oltre 830mila persone.

Le pressioni sul sistema di protezione dei rifugiati in Egitto sono state aggravate da un forte deficit di finanziamenti che colpisce i programmi di assistenza dell'UNHCR.

Ad aprile, l'UNHCR ha avvertito che gravi carenze di fondi potrebbero costringere a sospendere l'assistenza per alcune delle famiglie rifugiate più vulnerabili in Egitto.

L'agenzia ha stimato che almeno 20mila famiglie rifugiate - circa 87mila persone - potrebbero perdere il sostegno economico se non verranno reperiti urgentemente nuovi fondi.

Secondo l'UNHCR, più della metà di queste famiglie aveva già visto l'assistenza ridotta o interrotta tra gennaio e marzo 2026.

L'agenzia ha inoltre dichiarato che solo circa il 2% dei fondi necessari per il suo programma di assistenza in contanti in Egitto per il 2026 era stato assicurato.

I timori sui diritti mettono alla prova la partnership

La cooperazione tra UE ed Egitto sulla migrazione è finita anche nel mirino delle organizzazioni per i diritti umani e di esperti ONU.

A marzo, esperti indipendenti nominati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, hanno denunciato quella che hanno definito una "campagna intensificata di espulsioni, arresti arbitrari e violazioni dei diritti umani" contro rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Egitto.

Gli esperti hanno riferito di aver ricevuto segnalazioni di rifugiati presi di mira nelle loro abitazioni, nei luoghi di lavoro e nei centri di servizi gestiti da rifugiati, con un impatto particolare sui cittadini sudanesi e siriani.

Secondo le stesse fonti, arresti ed espulsioni sono aumentati dalla fine del 2025, con alcuni rimpatri che sarebbero avvenuti senza una valutazione individuale dei rischi per la protezione.

Gli stessi esperti ONU hanno espresso preoccupazione anche per la legge sull'asilo adottata dall'Egitto nel dicembre 2024.

Le organizzazioni per i diritti umani sostengono che la legge conferisce alle autorità ampi poteri per respingere o revocare lo status di rifugiato per motivi che includono la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico e il mancato rispetto dei "valori e tradizioni" egiziani.

In una risposta del dicembre 2025 agli esperti delle Procedure speciali dell'ONU, l'Egitto ha affermato che i casi di detenzione sono "misure precauzionali temporanee" per verificare l'identità e combattere le reti di traffico e di tratta di esseri umani. Ha inoltre precisato che, per rispettare il principio di non respingimento, l'Egitto "non rimpatria nessuna persona che si trovi in pericolo".

Secondo Geddes, la migrazione fa ormai parte di una relazione più ampia tra UE ed Egitto, che comprende denaro, politica, commercio, sviluppo e sicurezza.

"La migrazione è un pilastro chiave del rapporto UE-Egitto e ha plasmato i pacchetti finanziari, l'impegno politico e i legami diplomatici che lo accompagnano", ha spiegato.

"È importante ricordare anche che la migrazione si inserisce in un più ampio partenariato strategico che include questioni di commercio, sviluppo e sicurezza", ha concluso.

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