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Safari umani a Sarajevo: perquisita la casa di un indagato, un nobile milanese entra nell'inchiesta

Il Palazzo di Giustizia di Milano presso cui è in corso l'indagine sui quanti andavano a sparare per piacere sui civili di Sarajevo in una foto del 2015
Il Palazzo di Giustizia di Milano presso cui è in corso l'indagine sui quanti andavano a sparare per piacere sui civili di Sarajevo in una foto del 2015 Diritti d'autore  AP Photo/Luca Bruno
Diritti d'autore AP Photo/Luca Bruno
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Si allarga l'inchiesta sui "cecchini del weekend" in Bosnia negli anni '90. I carabinieri hanno trovato una foto sospetta in casa di un cacciatore indagato e accusato dalla compagna. Sarebbe adesso coinvolto anche un aristocratico di una nota famiglia di Milano

Sono emersi nuovi dettagli nell'inchiesta della Procura di Milano sui cecchini del weekend, cittadini italiani e non che andavano a pagamento a sparare sulla linea del fronte a Sarajevo e in altre città della Bosnia durante la guerra civile degli anni '90.

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Il primo riguarda un cacciatore di 64 anni della provincia di Alessandria, già segnalato e ascoltato dall'autorità giudiziaria, che ha subito mercoledì una perquisizione da parte dei Carabinieri.

Si tratta di una delle quattro persone indagate e ascoltate a Milano per omicidio volontario aggravato dai motivi abietti.

L'altro è il presunto coinvolgimento nell'indagine di un aristocratico italiano, originario della Lombardia, secondo quanto appreso dal quotidiano britannico The Times.

Cosa è stato trovato in casa di un possibile cecchino della domenica

I militari del Reparto speciale operativo (ROS) dei Carabinieri hanno perquisito l'abitazione di un 64enne ligure, ex dipendente del Comune di Genova, e residente in provincia di Alessandria.

Sono stati rinvenuti un silenziatore, un taglierino con una svastica e una fotografia che ritrae il soggetto con attrezzatura tecnica dell'epoca, senza che sia chiaro il luogo in cui sia stata scattata a causa anche della mancanza di metadati.

Il materiale è ora al vaglio degli inquirenti che lo definiscono "significativo" e "positivo". Il cacciatore era già stato convocato in Procura a Milano nei mesi scorsi per essere interrogato e si era avvalso della facoltà di non rispondere. In una memoria aveva negato ogni dichiarazione rilasciata a una giornalista de Il Fatto.

La sua compagna però ha dichiarato che aveva "incubi" perché "in passato aveva ucciso delle persone". "Mi spiegò che in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra degli anni '90", si legge nel decreto di perquisizione citato da agenzie di stampa italiane.

"Mi disse - ha proseguito la donna con gli inquirenti - che partiva da Milano con l'aereo e che con lui c'erano delle persone che facevano il weekend" e in seguito periodi più lunghi per "sparare ai musulmani".

Due giovani bosniaci cercano riparo dai cecchini dietro carcasse di auto nel quartiere Dobrinja di Sarajevo nel 1993
Due giovani bosniaci cercano riparo dai cecchini dietro carcasse di auto nel quartiere Dobrinja di Sarajevo nel 1993 (AP Photo/Rikard Larma)

La testimone ha parlato anche di una foto che ritrae il compagno in "posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali" che riportava sul retro "una scritta in lingua straniera che costituiva una specie di autorizzazione per accedere alle zone di guerra".

Sullo scatto vi sarebbero "segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti, confermate o presunte".

"Quella sequestrata non è una foto, ma un ritaglio di giornale, e non ritrae il mio assistito", ha smentito all'agenzia ANSA Licia Sardo, legale del 65enne indagato. "Gli piaceva, l'ha ritagliata, se l'è fatta sistemare dal suo fotografo e l'ha incorniciata. Ritrae un alpino in Norvegia durante una esercitazione militare con addosso una divisa bianca di tela usata dagli alpini per mimetizzarsi nella neve".

Chi è l'aristocratico coinvolto nelle indagini sui safari umani di Sarajevo

La presenza di un aristocratico tra le fila di chi andava a sparare per divertimento sui civili durante l'assedio della capitale bosniaca ricorre in varie ricostruzioni condotte finora, ultima quella di Ezio Gavazzeni, autore del libro I cecchini del weekend. L’inchiesta sui safari umani a Sarajevo.

Secondo quanto riporta mercoledì il Times, oltre agli indagati noti e a venti potenziali testimoni, gli inquirenti milanesi hanno lavorato su un nobile, collezionista di armi, di cui non viene rivelata l'identità.

"Un aristocratico proveniente da una ben nota famiglia milanese", scrive il giornalista Tom Kington, "e verrà interrogato".

Un individuo soprannominato "Il Conte", ma di nazionalità austriaca secondo la testimonianza di un militare serbo-bosniaco, viene citato in un altro libro appena uscito in Croazia Plati i Pucai! (Paga e spara! ndr) di Domagoj Margetić.

Gavazzeni ha dichiarato al quotidiano britannico di essere stato contattato da un testimone "che ha riferito che il nobile si è vantato con gli amici del safari più di una volta".

L'indagine milanese viaggia in parallelo ad altre inchieste aperte in Austria, Bosnia-Erzegovina e Belgio. Il 29 giugno è previsto un incontro tra gli inquirenti all'Aja presso la sede di Eurojust, l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale.

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