Si è spento a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, nominato da Papa Giovanni II nel 1991 e per 17 anni vicario generale per la diocesi di Roma fino al 2008. Era da maggio in condizioni critiche
È morto a 95 anni Camillo Ruini, storico presidente della Conferenza episcopale italiana dal 1991 al 2007 e figura di primo piano nel panorama cattolico italiano tra la fine del secolo scorso e l'inizio del nuovo millennio. Da maggio versava in condizioni critiche. A darne l'annuncio la diocesi di Roma, che ha ricordanto il suo lungo servizio alla Chiesa.
Nato a Sassuolo, in provincia di Modena, nel 1931, è stato una delle figure più importanti e discusse del cattolicesimo italiano degli ultimi decenni. Aveva studiato teologia a Roma, era stato ordinato sacerdote nel 1954 e nel 1991 papa Giovanni Paolo II lo aveva nominato cardinale. Da tempo viveva su una sedia a rotelle, ma aveva mantenuto fino all'ultimo una grande lucidità.
Ruini da vicario di Roma alla promozione del Family Day
Ruini è stato presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI),l'assemblea che riunisce i vescovi italiani, per sedici anni, dal 1991 al 2007. È stato anche vicario di Roma, cioè il rappresentante del Papa per la diocesi della capitale, fino al 2008. In quegli anni è diventato uno dei volti più noti della Chiesa, spesso presente su giornali e televisioni. La sua influenza fu tale che in Italia si coniò perfino un termine, "ruinismo", per indicare il suo modo di unire fede e azione politica.
Quell'influenza, infatti, andava ben oltre la sfera religiosa. Ruini ha guidato la Chiesa italiana in un momento di grandi cambiamenti. All'inizio degli anni Novanta lo scandalo di Tangentopoli aveva fatto crollare la Democrazia Cristiana, il partito che per decenni aveva rappresentato i cattolici in politica. Con la sua fine, Ruini scelse una strada nuova: la Chiesa avrebbe parlato in prima persona, senza passare più da un partito. Da allora la CEI intervenne direttamente nel dibattito pubblico su temi come la famiglia, la scuola e la bioetica, quelli che il cardinale chiamava "valori non negoziabili".
L'esempio più famoso è il referendum del 2005 sulla legge 40, che regola la fecondazione assistita. I radicali avevano proposto quattro quesiti per cancellare le parti più rigide della legge, come il divieto di fecondazione eterologa. Ruini non invitò i cattolici a votare "no":chiese di non andare a votare affatto. In Italia un referendum è valido solo se partecipa più della metà degli elettori. Senza quel quorum, il voto non conta. Andò alle urne solo un italiano su quattro, il referendum fu annullato e la legge rimase invariata.
Per la Chiesa fu una vittoria. Negli anni seguenti Ruini portò avanti altre battaglie. Nel 2006 negò i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, malato che aveva chiesto di interrompere le cure che lo tenevano in vita: una decisione che fece molto discutere. Nel 2007 fu tra i promotori del primo Family Day, la grande manifestazione in difesa della famiglia tradizionale e contro il riconoscimento delle unioni civili, che in Italia sarebbero state approvate solo molti anni dopo, nel 2016.
Ruini come riferimento per l'ala conservatrice del Vaticano durante il pontificato di Francesco
In quegli anni la Chiesa di Ruini era vicina al centrodestra di Silvio Berlusconi, allora al governo. Per i suoi sostenitori il cardinale difendeva valori fondamentali. Per i critici, invece, la Chiesa era diventata troppo presente nella politica italiana e troppo schierata. Sul piano religioso, Ruini è stato un uomo di fiducia di due papi conservatori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, con cui condivideva una linea tradizionale. Diverso fu il rapporto con papa Francesco.
Il pontefice argentino, con il suo celebre "chi sono io per giudicare", ha portato una Chiesa più aperta e attenta agli ultimi, lontana dallo stile combattivo di Ruini. Negli ultimi anni il cardinale è diventato un punto di riferimento per i cattolici più conservatori, critici verso Francesco. In alcune interviste, ormai molto anziano, aveva riflettuto apertamente sulla morte e sulla fede. Con la sua scomparsa se ne va il protagonista di una stagione in cui la Chiesa italiana ha avuto un peso enorme nella vita pubblica del Paese.