Per anni ha presentato ai turisti un falso anfiteatro romano ad Arcugnano, vicino Vicenza. Franco Malosso von Rosenfranz è stato condannato per abuso edilizio e contraffazione di opere d’arte
Per circa vent'anni è stato presentato ai visitatori come una straordinaria scoperta archeologica: un antico anfiteatro romano nascosto tra le colline vicentine, con una storia capace di intrecciare Giulio Cesare, Cleopatra e persino Giulietta Capuleti. In realtà era una costruzione moderna, realizzata con materiali artificiali e trasformata in un'attrazione turistica attraverso un racconto completamente inventato.
La vicenda riguarda il cosiddetto Anfiteatro Marittimo Berico, conosciuto anche come Berico Maritime Amphitheatre, costruito ad Arcugnano, alle porte di Vicenza.
Il suo ideatore, il 69enne Franco Malosso von Rosenfranz, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di carcere per costruzione abusiva e contraffazione di opere d'arte.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Malosso aveva presentato il sito come un reperto archeologico unico nel suo genere, arrivando a sostenere che fosse uno degli "anfiteatri più antichi e più grandi del mondo". Ai visitatori che partecipavano alle visite guidate chiedeva fino a 40 euro a persona.
La storia inventata: Cesare, Cleopatra e Giulietta
La narrazione costruita attorno al complesso era ricca di riferimenti storici, ma priva di basi documentarie.
Malosso sosteneva che la struttura fosse stata realizzata nel 393 d.C. e che fosse stata visitata da Giulio Cesare al ritorno dall'Egitto insieme a Cleopatra. Un racconto impossibile dal punto di vista cronologico: Cesare morì nel 44 a.C., circa quattro secoli prima della data indicata per la costruzione.
Non solo. Il luogo veniva collegato anche alla figura di Giulietta Capuleti, il personaggio della tragedia di Shakespeare, nonostante il legame storico e letterario della protagonista sia associato a Verona, non a Vicenza.
Una costruzione moderna travestita da reperto antico
Le indagini hanno stabilito che il presunto anfiteatro non era un sito archeologico, ma una costruzione recente.
Gli accertamenti hanno individuato elementi incompatibili con un manufatto romano: colonne in cemento, statue in gesso, strutture in vetroresina e cartapesta, oltre a blocchi lavorati e intonacati per simulare un aspetto antico. L'intero complesso occupava circa 5 mila metri quadrati.
Secondo gli investigatori, prima della realizzazione della struttura sarebbe stata modificata una collina per creare lo spazio necessario alla costruzione. Le immagini satellitari storiche avrebbero confermato che nell'area non esisteva in precedenza alcun edificio riconducibile a un antico anfiteatro.
Il Comune lo inserì persino nelle guide turistiche
Uno degli aspetti più sorprendenti della vicenda è che per un periodo il sito riuscì a ottenere una certa credibilità anche a livello istituzionale.
Il complesso venne infatti inserito in materiali promozionali turistici locali e citato in strumenti informativi destinati ai visitatori, prima che emergessero dubbi sulla sua autenticità.
Nel 2016, dopo il moltiplicarsi delle segnalazioni, intervennero i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, insieme alla Soprintendenza, avviando verifiche che portarono al sequestro dell'area. Gli esperti esclusero l'origine antica della struttura.
Chi è Franco Malosso von Rosenfranz, il presunto autore della messinscena
Franco Malosso, che in alcuni ambienti si presentava anche con il nome di Franz Von Rosenfranz, si era definito negli anni un artista e aveva costruito attorno al complesso una narrazione molto personale.
Durante la vicenda giudiziaria la sua versione dei fatti è cambiata nel tempo: inizialmente avrebbe sostenuto l'autenticità della scoperta archeologica, mentre successivamente avrebbe parlato di una sorta di ricostruzione legata a un antico teatro perduto. Le autorità e gli esperti hanno però respinto questa ricostruzione, stabilendo che non vi fossero evidenze archeologiche preesistenti.
La difesa ha sostenuto che non vi sarebbe stata una reale volontà di ingannare, contestando la lettura accusatoria. La magistratura, invece, ha riconosciuto la responsabilità per gli abusi edilizi e la falsificazione delle opere.
Il risarcimento chiesto dal Comune
Oltre alla condanna penale, il Comune di Arcugnano ha richiesto un risarcimento di circa 560 mila euro per i danni subiti. La vicenda potrebbe inoltre portare alla demolizione delle strutture e al ripristino dell'area.
Una storia che sembra uscita da un romanzo, ma che ha mostrato quanto una narrazione ben costruita possa riuscire, per anni, a confondere il confine tra patrimonio storico e invenzione.