Pierrakakis a Euronews: la politica di bilancio non deve vanificare gli sforzi della BCE per contenere l’inflazione, in vista di rialzi dei tassi. Roma chiede più flessibilità legata al caro energia causato dalla guerra
La politica di bilancio nell’area euro deve affiancare gli sforzi della Banca centrale europea per contenere l’inflazione, soprattutto in un contesto segnato dalla volatilità dei prezzi energetici legata alle tensioni in Medio Oriente. È il messaggio lanciato dal presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, in un’intervista a Euronews.
Secondo le anticipazioni di mercato, la Banca centrale europea guidata da Christine Lagarde dovrebbe aumentare il tasso di interesse principale di 25 punti base, portandolo al 2,25%, nell’ambito della strategia di contrasto all’inflazione.
Intervenendo al programma Europe Today, Pierrakakis ha sottolineato la necessità per i ministri delle Finanze dell’area euro di trovare un equilibrio tra sostegno economico e disciplina fiscale, evitando misure che possano alimentare ulteriormente le pressioni sui prezzi.
"Confidiamo che la BCE svolga il suo ruolo di ancorare le aspettative d’inflazione", ha dichiarato Pierrakakis a margine della riunione dell’Eurogruppo a Lussemburgo, aggiungendo che le politiche fiscali nazionali dovrebbero essere coerenti con la direzione della politica monetaria.
Il dibattito si inserisce in una fase delicata per l’Unione europea, in cui governi e istituzioni cercano soluzioni per attenuare l’impatto dei costi energetici senza ricorrere a sussidi generalizzati. Sia la Commissione europea sia il Fondo monetario internazionale hanno infatti raccomandato interventi “mirati e calibrati” a sostegno delle fasce più vulnerabili.
Sul fronte italiano, il governo guidato da Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto maggiore flessibilità sulle regole fiscali, proponendo di escludere alcune spese energetiche dal calcolo di deficit e debito.
In risposta, la Commissione europea ha introdotto un margine di flessibilità che consente di includere investimenti energetici fino allo 0,3% del PIL tra il 2026 e il 2028, aprendo così nuovi spazi di manovra per gli Stati membri.
Con l’avvio dei negoziati sul prossimo bilancio comune europeo, Pierrakakis ha riconosciuto le profonde divergenze tra i Paesi dell’Unione, sottolineando il ruolo dell’Eurogruppo nel favorire un compromesso tra posizioni differenti.
Parallelamente, le tensioni geopolitiche nel Medio Oriente continuano a pesare sul quadro economico globale, contribuendo alla volatilità dei mercati energetici e rafforzando la pressione inflazionistica sull’area euro.
In questo contesto, Pierrakakis ha ribadito la necessità di investire maggiormente in infrastrutture ed energia, sostenendo che la riduzione strutturale dei costi energetici rappresenta la chiave per la stabilità economica di lungo periodo.
"La migliore politica sociale è abbassare i prezzi dell’energia nel lungo periodo, non ricorrere a soluzioni tampone", ha concluso.