Il massimo diplomatico russo ha criticato la lettera aperta di Zelensky a Putin, escludendo la possibilità di colloqui diretti con Kiev
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha criticato duramente la lettera aperta inviata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky al presidente russo Vladimir Putin, definendola “maleducata” e sostenendo che la sua diffusione globale dimostrerebbe, a suo avviso, la mancanza di reale interesse di Kiev per i negoziati.
Secondo Lavrov, “le persone educate non si comportano così”, aggiungendo che la pubblicazione della lettera “in tutto il mondo” rappresenterebbe un gesto provocatorio. Il ministro ha inoltre ribadito la posizione del Cremlino secondo cui non sarebbero i negoziati, ma la situazione sul campo di battaglia, a determinare l’esito del conflitto.
La lettera aperta di Zelensky proponeva un confronto diretto con Putin. Tuttavia, il presidente russo ha respinto l’iniziativa durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, affermando di non vedere utilità in un incontro.
L’iniziativa ucraina è stata successivamente sostenuta da Francia, Germania e Regno Unito, con una dichiarazione congiunta che ha indicato alcune condizioni per una “pace giusta e duratura”, tra cui un cessate il fuoco immediato e negoziati basati sull’attuale linea del fronte.
I leader Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz hanno ribadito il sostegno a Kiev, mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha criticato la posizione europea, accusando i leader occidentali di contraddizione tra appelli alla pace e invio di armi.
Sul fronte statunitense, il ministro Lavrov ha espresso delusione per la posizione di Washington. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha recentemente dichiarato che gli Stati Uniti non possono agire come mediatori poiché sostengono l’Ucraina, sottolineando inoltre che non esiste una soluzione militare al conflitto.
Lavrov ha infine accusato anche alcuni esponenti dell’Unione Europea, tra cui l’Alta rappresentante Kaja Kallas, di mantenere una linea incoerente tra diplomazia e sostegno militare a Kiev.