Il più giovane Paese d’Europa è alle prese con una crescente frustrazione popolare dopo le elezioni inconcludenti del febbraio 2025 ed è chiamato nuovamente a votare
Seggi aperti domenica in Kosovo, chiamato a un'altra elezione legislativa anticipata, la terza in poco più di un anno.
Il voto arriva dopo mesi di paralisi istituzionale, con il malcontento che cresce nel Paese dei Balcani occidentali. Ad aprile un Parlamento profondamente diviso non è riuscito a eleggere un nuovo presidente, aggravando una crisi innescata dai risultati del voto precedente nel febbraio 2025.
Il partito Vetëvendosje del primo ministro Albin Kurti era risultato infatti la forza più votata, ma non aveva ottenuto la maggioranza di governo, dando il via a mesi di stallo politico e a una nuova tornata elettorale a dicembre.
Nonostante il partito di Kurti abbia conquistato di nuovo il maggior numero di seggi (51,1%, in aumento rispetto al 42% di febbraio) e abbia formato un governo con l'appoggio dei rappresentanti delle minoranze, le tensioni sono rimaste. Il boicottaggio da parte dell'opposizione del voto parlamentare per la nomina di un nuovo presidente ha infine costretto allo scioglimento del Parlamento, aprendo la strada alle elezioni di domenica.
«Non credo che andrò a votare», ha detto ai giornalisti nella capitale Pristina Miranda Fazliu, programmatrice informatica, alla vigilia del voto. «È frustrante vedere che dal voto uscirà probabilmente lo stesso risultato».
L'ex presidente Vjosa Osmani, che ora si candida al Parlamento con il suo ex partito, la Lega democratica del Kosovo (LDK), ha dichiarato a Euronews: «Spero davvero che il popolo del Kosovo ci aiuti a ottenere questo risultato, creando un equilibrio democratico tra i partiti politici. Questo costringerà tutte le forze a sedersi allo stesso tavolo e a raggiungere al più presto un accordo sulla formazione delle istituzioni».
A proposito dello stallo in corso, Osmani ha aggiunto: «È una crisi inutile, un blocco del tutto superfluo, perché sta danneggiando il Paese».
Gli analisti avvertono che anche questa consultazione potrebbe non spezzare il circolo vizioso. Secondo il politologo Ardi Uka, il Kosovo sembra intrappolato in uno schema di elezioni ripetute, con pochi segnali di compromesso tra i partiti rivali, motivi per cui «la crisi continuerà».