L'appello inviato alla Commissione europea segnala rischi ambientali e di sicurezza se l'UE revocasse il divieto di trivellazioni nell'Artico. I leader UE sono invece sollecitati a puntare su elettrificazione di economia e trasporti ed espansione delle energie pulite interne
Una vasta coalizione nordica composta da istituzioni finanziarie, sindacati ed esperti climatici ha inviato un avvertimento alla Commissione europea, chiedendo di mantenere il divieto sulle nuove trivellazioni di petrolio e gas nella regione artica. L’appello arriva mentre l’Unione europea sta rivedendo la propria strategia per il Nord.
In una lettera indirizzata a cinque commissari europei, i firmatari sollecitano l’esecutivo UE a non ammorbidire la propria posizione sullo sfruttamento dei combustibili fossili nell’Artico, esprimendo preoccupazione per indiscrezioni su un possibile cambio di rotta.
Dal 2021, l’UE sostiene un divieto di nuove trivellazioni come parte della sua politica artica, ma la revisione in corso della strategia regionale ha riacceso il dibattito politico e industriale.
Clima, sicurezza e rischio geopolitico
Secondo i firmatari, lo scenario attuale aumenta i rischi sia ambientali che di sicurezza. Il riferimento principale è il Mare di Barents, area considerata strategica e vulnerabile per la vicinanza alla Russia e alla Rotta del Mare del Nord.
La lettera avverte che le infrastrutture energetiche artiche potrebbero diventare bersagli di guerra ibrida, soprattutto in un contesto di crescente tensione geopolitica. Inoltre, il possibile aumento della dipendenza europea dal gas artico renderebbe tali impianti ancora più sensibili ad attacchi e sabotaggi.
Tra i firmatari figurano l’ex vicecancelliere tedesco Robert Habeck e l’ex ministra danese per il Clima e l’Energia Connie Hedegaard, insieme a un totale di 127 firmatari per lo più provenienti dall’emisfero nord.
Un ecosistema sotto pressione
Oltre agli aspetti geopolitici, la coalizione sottolinea il rischio ambientale. L’Artico si sta riscaldando a una velocità circa quattro volte superiore alla media globale, e nuove trivellazioni potrebbero aggravare la pressione su ecosistemi già fragili.
I firmatari avvertono del pericolo di sversamenti di petrolio e danni irreversibili a ecosistemi marini di importanza globale.
La lettera contesta anche la sostenibilità economica dei progetti estrattivi. Secondo le stime citate, lo sviluppo di nuovi giacimenti nella piattaforma continentale norvegese richiederebbe circa 13 anni, con produzione piena non prima del 2040.
Analisi della società Rystad Energy indicano inoltre che le risorse economicamente estraibili nel Mare di Barents potrebbero essere inferiori del 78% rispetto alle stime ufficiali norvegesi.
Inoltre, i contratti di gas naturale liquefatto necessari per rendere sostenibili questi progetti rischierebbero di vincolare l’Europa a lungo termine ai combustibili fossili, ostacolando l’obiettivo della neutralità climatica al 2050.
Le alternative: rinnovabili ed elettrificazione
La coalizione propone invece una strategia alternativa basata su elettrificazione, efficienza energetica e rapido sviluppo delle rinnovabili, ritenute più coerenti con la sicurezza energetica di lungo periodo dell’UE.
Il ruolo di Equinor e la posizione industriale
La compagnia energetica norvegese Equinor sostiene invece un aggiornamento della strategia artica europea e si oppone a una moratoria generale sulle attività di esplorazione.
Secondo l’azienda, lo sviluppo del Nord è fondamentale per la sicurezza energetica e la stabilità, purché avvenga in un quadro regolatorio rigoroso.
Un portavoce della Commissione europea ha confermato che la strategia artica è in fase di aggiornamento per rispondere ai cambiamenti geopolitici ed economici.
Bruxelles ribadisce comunque che la lotta al cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile restano obiettivi centrali, mentre le decisioni finali sulla nuova strategia non sono ancora state prese.