Bruxelles sta sondando il terreno con gli alleati del G7 per introdurre un divieto totale dei servizi marittimi alle petroliere russe, ma le recenti decisioni di Usa e Regno Unito fanno prevedere un percorso in salita per ottenere il via libera
L’Unione europea ha promesso di mantenere una linea dura nella strategia volta a colpire l’economia di guerra russa, mentre il Regno Unito cerca di rassicurare gli alleati sul fatto che le sue ultime decisioni non equivalgano a un allentamento delle sanzioni.
Il governo britannico ha creato confusione e sconcerto martedì, quando ha pubblicato una licenza a tempo indeterminato che consente l'importazione di gasolio e carburante per aerei prodotti in altri Paesi, come la Turchia e l'India, a partire da greggio russo acquistato a prezzi scontati.
Un'altra licenza consente la stipula di contratti di servizio a breve termine con i progetti russi Sakhalin-2 e Yamal Lng fino a gennaio 2027.
La pubblicazione ha colto di sorpresa l'Ucraina e i suoi alleati europei.
L'ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto sapere di essere in "contatto molto intenso" con le controparti britanniche per capire i dettagli della decisione. L'inviato di Zelensky per le sanzioni, Vladyslav Vlasiuk, ha affermato che le preoccupazioni riguardano le "entrate aggiuntive" che potrebbero affluire al bilancio di Mosca.
A Bruxelles, la Commissione europea ha insistito sul fatto che il blocco continuerà sulla rotta attuale.
"Restiamo impegnati nelle nostre sanzioni sulle importazioni di petrolio e gas russi", ha dichiarato mercoledì Paula Pinho, portavoce capo della Commissione. "Dobbiamo ribadire l'appello perché i russi non traggano beneficio dal conflitto in corso in Medio Oriente. Sarebbe troppo ironico".
Nel frattempo Londra ha cercato di presentare lo scivolone come un problema di comunicazione.
Il governo ha sostenuto che le licenze erano necessarie per introdurre gradualmente un divieto sui prodotti petroliferi raffinati derivati dal greggio russo e sulla prestazione di servizi marittimi per il Gnl russo, senza provocare ulteriori perturbazioni alle forniture energetiche del Paese, già messe a dura prova dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Di fronte alle dure critiche dell'opposizione, il primo ministro Keir Starmer ha presentato le licenze come "misure a breve termine" per proteggere i consumatori britannici.
"Non si tratta in alcun modo di revocare le sanzioni esistenti e continueremo a lavorare con i nostri alleati su ulteriori pacchetti di sanzioni", ha detto in Parlamento.
Il ministro del Commercio Chris Bryant si è scusato per la gestione "goffa" dell'allentamento delle sanzioni e ha promesso di rivedere le licenze "il prima possibile".
Divieto totale ancora in sospeso
Le notizie da Londra sono arrivate appena un giorno dopo che Washington ha confermato l'estensione, per la terza volta quest'anno, della deroga sul petrolio russo trasportato via mare, sostenendo che avrebbe garantito "maggiore flessibilità" ai "Paesi più vulnerabili sul piano energetico".
L'annuncio del segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent è coinciso con una riunione del G7 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali a Parigi, alla quale ha preso parte.
Valdis Dombrovkis, commissario europeo per l'Economia, ha criticato duramente il rinnovo. "Dal punto di vista dell'Ue non riteniamo che questo sia il momento di allentare la pressione sulla Russia", ha detto a Parigi, citando il forte aumento del prezzo del greggio Urals.
"Anzi, dobbiamo semmai rafforzare questa pressione", ha aggiunto.
Bruxelles sta cercando di convincere gli alleati occidentali a introdurre un ampio divieto dei servizi marittimi, compresi quelli bancari, di trasporto e di assicurazione, per le petroliere russe. Una volta in vigore, sostituirebbe il tetto al prezzo che il G7 applica dal 2022.
Ma la Commissione si trova stretta fra due forze contrapposte.
Da un lato due Stati membri, Grecia e Malta, che hanno interessi economici nei servizi di trasporto marittimo e di immatricolazione delle navi, sostengono con forza che il divieto totale debba essere imposto solo se il G7 agisce in modo congiunto.
Dall'altro, Stati Uniti e Regno Unito, che svolgono un ruolo di primo piano rispettivamente nei servizi bancari e assicurativi, stanno modificando i loro regimi sanzionatori per far fronte alle ripercussioni della chiusura dello Stretto di Hormuz.
Le tensioni irrisolte tra i due fronti hanno lasciato l'Ue nella posizione straordinaria di avere il divieto approvato in teoria ma sospeso nella pratica.
Al termine della riunione del G7, i ministri delle Finanze hanno ribadito il loro "incrollabile impegno a continuare a imporre costi severi alla Russia" e hanno lasciato aperta la porta a "potenziali misure sui servizi marittimi", senza però impegnarsi su una tempistica.