Martedì i prezzi del petrolio sono scesi, dopo che Donald Trump ha annunciato di aver cancellato un previsto attacco militare contro l'Iran.
Il Brent, riferimento internazionale per il petrolio, è sceso dell’1,33% a 110,61 dollari al barile, mentre i future sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) hanno ceduto lo 0,91% a 103,43 dollari al barile. Gli investitori stavano ancora valutando le ultime dichiarazioni di Donald Trump.
Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di rinviare un attacco contro l’Iran previsto per martedì, su richiesta dei leader del Golfo e nel quadro di «serie trattative» con Teheran. L’annuncio ha alleviato, tra gli analisti, i timori per l’offerta di greggio.
L’improvviso annuncio di Trump sui social media di lunedì è arrivato dopo che l’Iran aveva affermato di aver risposto a una nuova proposta statunitense volta a porre fine alla guerra.
«Scorte di petrolio in rapido esaurimento»
L’ultimo aggiornamento arriva dopo che Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), ha dichiarato lunedì ai giornalisti, durante la riunione dei ministri delle Finanze del G7 a Parigi, che le scorte commerciali di petrolio si stanno esaurendo rapidamente. Secondo Birol, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz al mondo restano solo poche settimane di riserve di greggio.
Secondo dati preliminari dell’IEA, le scorte mondiali di petrolio sono diminuite di 129 milioni di barili a marzo e di altri 117 milioni di barili ad aprile, in seguito agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran e alle successive interruzioni delle esportazioni dal Golfo.
I cali più marcati si sono registrati nei Paesi OCSE, dove le scorte a terra sono diminuite di 146 milioni di barili. Le scorte visibili nelle economie non OCSE sono scese di 24 milioni di barili.
L’agenzia ha reso noto che le perdite cumulative di offerta di greggio dai produttori del Golfo hanno ormai superato il miliardo di barili, con oltre 14 milioni di barili al giorno impossibilitati a lasciare la regione.
L’IEA ha affermato che la domanda potrebbe iniziare a riprendersi più avanti nell’anno se venisse raggiunto un accordo per ripristinare gradualmente i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz a partire dal terzo trimestre.
«Con le scorte mondiali di petrolio già in calo a un ritmo record, è probabile che la volatilità dei prezzi aumenti in vista del picco della domanda estiva», ha aggiunto l’IEA nel suo ultimo rapporto.