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Francia riposiziona la portaerei Charles de Gaulle verso il Mar Rosso in vista della possibile missione a Hormuz

Vista di un jet sul ponte di volo della Charles de Gaulle a Subic Bay, 23 febbraio 2025
Vista di un jet sul ponte di volo della Charles de Gaulle a Subic Bay, 23 febbraio 2025 Diritti d'autore  Jim Gomez/AP
Diritti d'autore Jim Gomez/AP
Di Gavin Blackburn
Pubblicato il
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Lo spostamento della portaerei verso sud mette i mezzi aerei francesi nel raggio d'azione dello stretto senza entrare nel Golfo, dove la Marina statunitense blocca i porti iraniani dal 13 aprile

Il gruppo d’assalto della portaerei francese Charles de Gaulle si sta spostando a sud del Canale di Suez, entrando nel Mar Rosso, in preparazione a una possibile missione nello Stretto di Hormuz. Lo hanno dichiarato le forze armate francesi, confermando un ulteriore passo nell’escalation militare nella regione.

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Il dispiegamento rientra in un piano franco-britannico annunciato dal presidente Emmanuel Macron il 3 marzo, alla vigilia della chiusura dello stretto da parte dell’Iran. Il blocco ha avuto un impatto immediato sul traffico commerciale globale, considerando che attraverso Hormuz transita circa un quinto del petrolio mondiale.

Secondo il portavoce dello stato maggiore francese, il colonnello Guillaume Vernet, il riposizionamento rappresenta un cambiamento strategico significativo: avvicinare la portaerei alla zona critica consentirà tempi di reazione più rapidi, pur senza entrare direttamente nel Golfo Persico.

Il presidente francese Emmanuel Macron parla con i media durante la visita alla portaerei francese Charles de Gaulle a Cipro, 9 marzo 2026.
Il presidente francese Emmanuel Macron parla con i media durante la visita alla portaerei francese Charles de Gaulle a Cipro, 9 marzo 2026 AP Photo

Tuttavia, Vernet ha chiarito che l’eventuale operazione multinazionale – che coinvolge Francia, Regno Unito e oltre 50 Paesi – non partirà immediatamente. Due condizioni sono considerate essenziali: una riduzione concreta della minaccia alla navigazione e un livello di sicurezza sufficiente a convincere le compagnie marittime a riprendere il transito.

Nel frattempo, la situazione resta altamente instabile. Lo Stretto è di fatto paralizzato, con premi assicurativi aumentati fino a cinque volte rispetto ai livelli precedenti e circa 2.000 navi bloccate nell’area. “Nessuna nave è disposta a rischiare in queste condizioni”, ha sottolineato Vernet.

L’iniziativa franco-britannica si distingue dalla missione statunitense “Project Freedom”, già operativa e coinvolta in tensioni dirette con Teheran. Parigi insiste sul carattere difensivo e conforme al diritto internazionale della propria strategia.

Petroliere alla fonda nello Stretto di Hormuz al largo di Bandar Abbas, 2 maggio 2026
Petroliere alla fonda nello Stretto di Hormuz, al largo di Bandar Abbas, 2 maggio 2026 AP Photo

La crisi ha avuto origine il 4 marzo, quando l’Iran ha chiuso lo stretto in risposta agli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele che, pochi giorni prima, avevano ucciso la Guida suprema Ali Khamenei.

Il dispiegamento francese, definito “senza precedenti”, include anche otto fregate e due navi d’assalto anfibio classe Mistral. Inoltre, la Francia può contare sulla base aerea di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti, da cui i caccia Dassault Rafale hanno già intercettato droni e missili iraniani nelle ultime settimane.

Per ora non è stata indicata una data precisa per l’avvio dell’operazione. La portaerei è stata però posizionata strategicamente per intervenire rapidamente, qualora le condizioni politiche e militari lo consentano.

Risorse addizionali per questo articolo • AP

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