Riuniti a Parigi, i leader hanno affermato che potrebbe essere ancora necessaria una missione neutrale per salvaguardare il trasporto marittimo e prevenire nuove interruzioni della rotta commerciale
Venerdì 17 aprile alcuni leader europei riuniti a Parigi hanno annunciato l'accelerazione dei piani per una missione multinazionale, definita di natura neutrale e difensiva, per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz. Un'operazione che verrà effettuata nonostante l'Iran abbia dichiarato aperto il passaggio marittimo durante il periodo del cessate il fuoco in Libano (che scade il 26 aprile).
Gli Stati Uniti non hanno partecipato alla riunione
Co-presieduto dal presidente francese Emmanuel Macron e dal primo ministro britannico Keir Starmer, il vertice ha riunito 49 Paesi, per lo più in videoconferenza, per discutere di una futura operazione volta a garantire, appunto, la libertà di navigazione quando le condizioni lo permetteranno.
Gli Stati Uniti non hanno preso parte all'iniziativa, che Francia e Gran Bretagna hanno inquadrato come distinta sia dal conflitto in corso, sia dalle recenti decisioni assunte da Washington. In un post sui social media, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il blocco dei porti iraniani da parte della Marina statunitense rimarrà in ogni caso in vigore "fino a quando la nostra trattativa con l'Iran sarà completata al 100%".
Macron ha accolto con favore sia il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti che la tregua in Libano, affermando che gli ultimi sviluppi appaiono "nella giusta direzione". Ma ha insistito sul fatto che tutte le parti devono ora garantire la piena, immediata e incondizionata riapertura dello stretto. Ha inoltre respinto qualsiasi tentativo di trasformare il passaggio in un corridoio a pedaggio o comunque limitato, sostenendo che il tratto di mare non può essere soggetto a una forma di privatizzazione.
Previsto un nuovo vertice a Londra la prossima settimana
Starmer ha usato un tono simile, affermando che l'annuncio dell'Iran è stato accolto con favore, ma che "occorre assicurarsi che sia una proposta duratura e praticabile". Ha poi aggiunto che i leader hanno concordato sulla necessità di accelerare la pianificazione militare per una missione multinazionale "non appena le condizioni lo permetteranno" e ha annunciato un'altra conferenza militare a Londra, la prossima settimana, dopo che più di una dozzina di Paesi si sono offerti di contribuire con i propri mezzi.
Circa un quinto del quantitativo di petrolio e del gas naturale liquefatto commerciato a livello mondiale passa proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. Le lunghe settimane di interruzione della navigazione hanno scosso i mercati energetici, bloccato le navi e lasciato più di 20mila marinai bloccati nella regione.
I governi europei hanno rifiutato di sostenere la scelta statunitense sui porti iraniani, affermando che ciò equivarrebbe a entrare in guerra. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, presente a Parigi, ha sostenuto che la posta in gioco va oltre l'energia, sottolineando come ad esempio i fertilizzanti siano altrettanto fondamentali per la sicurezza alimentare globale.
Ha aggiunto come sia fondamentale che l'Iran abbandoni la ricerca di armi nucleari e ha chiarito che l'Italia è pronta a fare la sua parte in una futura operazione. A suo avviso, tale ruolo si concentrerebbe su garanzie per le navi commerciali già presenti nello stretto, anche aiutando ad assicurare l'assenza di mine lungo le tratte, nell'ambito di quella che, ha sottolineato, sarebbe una missione puramente difensiva.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha avvertito del rischio di una guerra più ampia e "multidimensionale" se la crisi non sarà risolta. Ha indicato anche che la Germania potrebbe contribuire a uno sforzo futuro, potenzialmente attraverso lo sminamento.
Ha precisato poi che il suo Paese "se possibile, vorrebbe vedere anche gli Stati Uniti partecipare. Crediamo che sarebbe auspicabile". Una posizione che però non è condivisa da Macron, che ha sottolineato invece l'esclusione di tutti i Paesi belligeranti.