Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Tre cose che l'Europa dovrebbe trarre dal discorso sullo Stato dell'Unione di Trump

Il Presidente Donald Trump pronuncia il discorso sullo Stato dell'Unione a una sessione congiunta del Congresso nell'aula del Campidoglio degli Stati Uniti, il 24 febbraio 2026.
Il Presidente Donald Trump pronuncia il discorso sullo Stato dell'Unione a una sessione congiunta del Congresso nell'aula del Campidoglio degli Stati Uniti, il 24 febbraio 2026. Diritti d'autore  Kenny Holston/The New York Times via AP
Diritti d'autore Kenny Holston/The New York Times via AP
Di Emma De Ruiter
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Donald Trump pronuncia il discorso sullo Stato dell’Unione più lungo della storia: economia, dazi bocciati dalla Corte Suprema, tensioni con i democratici e nuove minacce all’Iran

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha stabilito un nuovo primato martedì sera, pronunciando il discorso sullo Stato dell’Unione più lungo di sempre. L’intervento davanti al Congresso è durato poco meno di un’ora e 48 minuti, superando il precedente record e confermando la centralità dell’evento nella strategia comunicativa della Casa Bianca.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Come da tradizione, l'intervento si è concentrato in larga parte sulla politica interna, offrendo un’ampia panoramica sull’economia e sugli affari domestici. Tuttavia, il contesto in cui è arrivato l’intervento è stato particolarmente delicato: pochi giorni prima, la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva annullato i dazi globali firmati dal presidente, mentre crescevano le indiscrezioni su possibili nuovi attacchi militari contro l’Iran. A ciò si aggiunge il calo dei consensi, con gli indici di gradimento ai minimi dei suoi due mandati.

Sebbene l’Europa sia rimasta sullo sfondo, Trump ha difeso con forza la sua politica tariffaria e ha rivendicato i propri sforzi per porre fine ai conflitti globali, dall’Ucraina a Gaza, tracciando al contempo una possibile linea dura contro Teheran.

Ecco tre cose che l'Europa dovrebbe trarre.

Guardare alle elezioni di metà mandato

Con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato di novembre, il discorso ha assunto anche un chiaro valore elettorale. In un Paese attraversato da preoccupazioni economiche e con una popolarità in flessione, Trump ha offerto una lettura ottimistica della situazione.

L’economia, ha detto, “sta ruggendo come mai prima d’ora”. Il presidente ha citato il calo del prezzo della benzina, la riduzione dei tassi dei mutui e dei farmaci da prescrizione, oltre alla crescita del mercato azionario. “Milioni e milioni di americani stanno guadagnando”, ha affermato.

Eppure, il clima nel Paese appare più complesso. Secondo i sondaggi dell’Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research, a febbraio solo il 39 per cento degli adulti statunitensi approvava la gestione dell’economia da parte di Trump. Il divario tra il messaggio presidenziale e la percezione di una parte significativa dell’elettorato rischia di pesare sulle urne.

L’atmosfera nell’aula del Congresso ha rispecchiato la profonda polarizzazione politica. Trump ha attaccato frontalmente i democratici, accusandoli di essere responsabili di molti dei mali del Paese. “Queste persone sono pazze”, ha dichiarato. “I democratici stanno distruggendo questo Paese”.

Il Congresso, come da copione, ha reagito in modo plastico: applausi e standing ovation dai repubblicani, silenzio e immobilità dai democratici. Il presidente ha inoltre sollecitato l’approvazione del SAVE America Act, che richiederebbe la prova della cittadinanza per votare, rilanciando accuse di frode elettorale già avanzate dopo la sconfitta del 2020.

Decine di deputati democratici hanno disertato l’evento. Tra i momenti più tesi, l’intervento della deputata Ilhan Omar, che ha interrotto il presidente gridando: “Hai ucciso degli americani”, in riferimento alla morte di due manifestanti a Minneapolis. Omar ha poi lasciato l’aula prima della conclusione del discorso.

L’esito del voto di novembre sarà cruciale per la seconda parte del mandato di Trump: i democratici puntano a conquistare i seggi necessari per riprendere il controllo della Camera, con possibili ripercussioni anche sulla politica estera.

Dazi e Corte Suprema: toni più cauti, linea invariata

Uno dei temi più delicati era la recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di bocciare la politica tariffaria globale dell’amministrazione. Dopo aver definito nei giorni scorsi i giudici contrari ai dazi “imbarazzanti per le loro famiglie”, Trump ha adottato un tono più misurato, parlando di una sentenza “spiacevole”.

Nonostante ciò, il presidente ha ribadito la bontà della sua strategia commerciale e ha difeso la decisione di aumentare le tariffe globali dal 10 al 15 per cento dopo la pronuncia della Corte. “Quasi tutti i Paesi e le aziende vogliono mantenere l’accordo che hanno già fatto”, ha sostenuto, avvertendo che nuove intese potrebbero risultare ancora più onerose per i partner commerciali.

Alla vigilia del discorso, Trump aveva minacciato sui social dazi più severi per i Paesi intenzionati a rimettere in discussione gli accordi già sottoscritti, riaffermando un approccio muscolare alla politica commerciale.

Gaza, Nato e nuove minacce all’Iran

Sebbene il focus principale sia rimasto interno, Trump ha rivendicato anche alcuni risultati in politica estera. Ha citato la mediazione di un fragile cessate il fuoco a Gaza, il ritorno di ostaggi detenuti da Hamas, la cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro e le pressioni esercitate sugli alleati della Nato per aumentare la spesa militare.

Poco spazio, invece, è stato dedicato agli alleati europei o alla crisi che ha scosso l’alleanza atlantica quando, all’inizio dell’anno, Trump non aveva escluso l’uso della forza per assumere il controllo della Groenlandia.

I sondaggi indicano un crescente scetticismo sull’approccio internazionale del presidente: secondo AP-NORC, il 61 per cento degli adulti statunitensi disapprova la gestione della politica estera, mentre il 56 per cento ritiene che si sia “spinto troppo in là” nell’uso dell’esercito all’estero.

Nonostante ciò, Trump ha adottato toni durissimi contro l’Iran, sostenendo che Teheran stia sviluppando missili in grado di minacciare l’Europa e presto anche gli Stati Uniti. “La mia preferenza è la diplomazia”, ha affermato. “Ma non permetterò mai che il primo sponsor del terrore al mondo abbia un’arma nucleare”.

Un messaggio che, oltre a parlare all’elettorato interno, lancia un segnale diretto anche agli alleati europei, chiamati a misurarsi con le possibili conseguenze di un nuovo capitolo di tensioni in Medio Oriente.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Politiche anti-migranti e dazi al centro del discorso-fiume di Trump sullo Stato dell’Unione

Parlamento Ue sospende accordo commerciale con gli Usa sui dazi: "Base legale totalmente cambiata"

Tre cose che l'Europa dovrebbe trarre dal discorso sullo Stato dell'Unione di Trump