La leader dei Conservatori Kemi Badenoch apre all’ipotesi di un divieto di viaggio per stranieri e rilancia sul possibile ritiro del Regno Unito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ecco cosa sta accadendo a Londra
Il dibattito sull’immigrazione nel Regno Unito si riaccende, e al centro c’è Kemi Badenoch, leader dell’opposizione conservatrice, che ha evocato la possibilità di introdurre un divieto di viaggio generalizzato per cittadini stranieri. La misura, che ricalcherebbe quella adottata negli Stati Uniti da Donald Trump, è stata definita “fattibile” da Badenoch, anche se con riserve.
“Il Parlamento deve essere in grado di decidere chi entra, per quanto tempo e chi deve andarsene”, ha affermato, lasciando intendere che l’attuale sistema di accoglienza è fuori controllo.
Le dichiarazioni arrivano in un contesto politico già infiammato dal tema dell’immigrazione clandestina. Secondo Badenoch, il Paese è “scippato” da flussi che non riesce più a gestire. “La Gran Bretagna è bloccata”, ha insistito, e per questo non può più essere il “tocco più morbido del mondo”.
Trump e il “ban” su 12 Paesi: il modello americano divide
Le parole della leader Tory fanno eco alla decisione di Trump, che ha annunciato il ritorno del controverso “Muslim ban”, bloccando l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di 12 Paesi, tra cui Afghanistan, Iran, Libia e Somalia. Il provvedimento entrerà in vigore lunedì e prevede eccezioni solo in caso di requisiti specifici. Altri sette Paesi saranno soggetti a restrizioni meno rigide.
Badenoch ha però preso le distanze dal modello americano: “Non significa che io sia d’accordo con quello che ha fatto Donald Trump. Sono molto più concentrata su quello che succede qui”. Tuttavia, il semplice fatto di aver definito “fattibile” un simile divieto ha fatto scattare un’ondata di reazioni, soprattutto tra gli attivisti per i diritti umani.
Una commissione per valutare l’uscita dalla CEDU
Oltre all’ipotesi del ban, Badenoch ha lanciato un messaggio ancora più forte: l’intenzione di valutare l’uscita del Regno Unito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Durante un discorso al Royal United Services Institute, ha annunciato la creazione di una commissione giuridica per studiare questa possibilità, sostenendo che il trattato “ostacola il controllo delle frontiere” e alimenta una “lawfare” che impedisce le deportazioni dei migranti.
“Abbiamo perso il controllo del sistema di asilo”, ha dichiarato la leader Tory, aggiungendo che se non emergerà un modo chiaro e coerente per gestire la questione all’interno della CEDU, allora “probabilmente dovremo uscirne”. La relazione della commissione verrà presentata al congresso del partito conservatore in autunno, momento in cui Badenoch prenderà una decisione definitiva.
L’asse con Farage e la sfida al governo laburista
L’uscita dalla CEDU è un cavallo di battaglia anche per la destra più estrema del Paese. Nigel Farage, leader di Reform UK, ha dichiarato che, se diventasse Primo Ministro, il suo primo atto sarebbe il ritiro dalla Convenzione. Il governo laburista attualmente in carica ha invece escluso categoricamente questa opzione, ponendo una netta linea di demarcazione con l’opposizione.
Intanto, in Europa il tema è in fermento. Nove Paesi dell’UE hanno recentemente firmato una lettera aperta chiedendo una reinterpretazione della CEDU per facilitare l’espulsione degli immigrati che commettono reati. La proposta non prevede una modifica del trattato, ma una revisione della sua interpretazione, che – secondo i firmatari – dovrebbe essere più pragmatica.
I rischi della politicizzazione della giustizia
La questione ha sollevato anche preoccupazioni internazionali. Il segretario del Consiglio d’Europa Alain Berset ha criticato la politicizzazione della Corte europea dei diritti dell’uomo, sottolineando il pericolo di trasformare una garanzia giuridica fondamentale in uno strumento del dibattito elettorale.
Badenoch, però, sembra determinata a usare la questione come elemento centrale della sua campagna politica. Nel suo discorso a Westminster ha insistito sulla necessità di “riportare il controllo”, presentandosi come l’unica alternativa credibile al governo laburista per chi teme una crisi migratoria fuori controllo.
La posta in gioco è alta. Da un lato c’è la promessa di “sicurezza e sovranità”, dall’altro il rischio di minare i diritti fondamentali e l’immagine internazionale del Regno Unito. La sfida è aperta, e il dibattito non farà che intensificarsi nei prossimi mesi.