L'Ue minaccia "gravi conseguenze" per la celebrazione della Repubblica serba di Bosnia

Serbi bosniaci marciano portando una bandiera serba gigante durante una cerimonia in occasione del "giorno della Republika Srpska" nella città bosniaca di Banja Luka nel 2022.
Serbi bosniaci marciano portando una bandiera serba gigante durante una cerimonia in occasione del "giorno della Republika Srpska" nella città bosniaca di Banja Luka nel 2022. Diritti d'autore Radivoje Pavicic/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Mared Gwyn Jones
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

L'Unione europea lancia l'allarme sulle celebrazioni previste nella Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina, proclamata il 9 gennaio del 1992

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La cosiddetta "Giornata della Republika Srpska" celebra la proclamazione dell'indipendenza avvenuta nel 1992, durante la disgregazione della Jugoslavia, accompagnata da sanguinose guerre civili. La commemorazione, che coincide con una festività religiosa ortodossa, è stata ritenuta incostituzionale dalla Corte costituzionale della Bosnia-Erzegovina perché discrimina i cittadini non serbi.

La Republika Srpska, la cui popolazione di 1,2 milioni di persone è composta per lo più da serbi cristiani ortodossi, è una delle due entità della Bosnia-Erzegovina. La seconda entità, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, è composta in maggioranza da bosgnacchi e croati.

Le celebrazioni inoltre si inseriscono in un contesto di crescenti tensioni: il presidente della Republika Srpska Milorad Dodik ha intensificato le minacce di secessione dallo Stato a cui appartiene formalmente, suscitando preoccupazione a livello internazionale. Dodik ha giurato di "dichiarare la piena indipendenza" delle regioni controllate dai serbi qualora le democrazie occidentali tentassero di intervenire nelle istituzioni del Paese.

"L'integrità territoriale e l'ordine costituzionale della Bosnia-Erzegovina devono essere mantenuti. Qualsiasi azione contraria a questi principi porterà a gravi conseguenze"
Peter Stano
Portavoce Commissione europea Affari esteri

La posizione europea

La Commissione europea ribadisce l'opposizione a qualsiasi atto che minacci l'integrità territoriale del Paese balcanico.

"La Corte costituzionale del Paese ha già sentenziato due volte, nel 2015 e nel 2019, che la legislazione sulla 'Giornata della Republika Srpska' non è in linea con la Costituzione della Bosnia-Erzegovina", ha dichiarato Peter Stano, portavoce per gli Affari esteri della Commissione.

"L'Unione europea ha sempre sottolineato che la sovranità, l'integrità territoriale e l'ordine costituzionale della Bosnia-Erzegovina devono essere preservati. Qualsiasi azione contraria a questi principi porterà a gravi conseguenze".

Alla vigilia delle celebrazioni, gli Stati Uniti hanno fatto volare jet da combattimento F16 sopra la Bosnia-Erzegovina in segno di sostegno. L'ambasciata statunitense a Sarajevo ha anche chiesto un'indagine sui festeggiamenti e detto che "non esiterà" ad agire in risposta ad atti che violano l'accordo di pace di Dayton del 1995, che riunificò la Repubblica serba nello Stato della Bosnia ed Erzegovina.

Adnan Ćerimagić, analista del think tank European Stability Initiative, dice a Euronews che, il comportamento di Dodik, unito a un ambiente geopolitico in rapida evoluzione, merita ora l'attenzione internazionale.

"L'idea di dividere la Bosnia-Erzegovina in tre territori monoetnici non è nuova, ora però Dodik ha il sostegno non solo della Serbia, ma anche dall'esterno". Questo sostegno, spiega l'analista, arriva da alcuni membri dell'Ue e della Nato come l'Ungheria. "Il primo ministro ungherese Viktor Orbán è stato decorato nell'ambito delle celebrazioni della Giornata della Republika Srpska".

Un futuro in bilico

Anche il presidente serbo Aleksandar Vučić ha dato il suo sostegno alla causa, promettendo fuochi d'artificio nella capitale Belgrado in segno di sostegno alle celebrazioni della Republika Srpska.

"Tendiamo a pensare che questa alleanza tra Vučić e Dodik sia naturale ed esplicita, ma direi che non lo è", afferma Berta López Domènech, analista politica esperta della regione all'European Policy Centre. "Vučić non ha sostenuto esplicitamente la secessione della Republika Srpska perché sa che oltrepasserebbe una linea rossa nelle sue relazioni con i partner occidentali, come l'Ue".

Secondo Ćerimagić, il governo di Belgrado potrebbe usare la sua capacità di contenere una potenziale escalation di tensioni in Bosnia-Erzegovina come "merce di scambio" nel dialogo con i partner occidentali che stanno esaminando i recenti risultati delle elezioni parlamentari di dicembre, inficiate da accuse di brogli elettorali.

La Bosnia-Erzegovina è un candidato ufficiale all'adesione all'Unione europea dal dicembre 2022, ma l'avvio dei colloqui di adesione è stato bloccato da divisioni etniche profondamente radicate e da ritardi nelle riforme costituzionali, giudiziarie ed elettorali. Nell'ultimo Consiglio europeo, i capi di Stato e di governo hanno concordato l'apertura dei negoziati "una volta raggiunto il necessario grado di conformità ai criteri di adesione".

Ma entrambi gli esperti temono che l'atteggiamento sempre più aggressivo di Dodik e della coalizione al governo della Republika Srpska possa avere implicazioni per la candidatura. "Per alcuni Stati membri una condizione per avviare i colloqui di adesione è che la coalizione al governo della Republika Srpska torni sui suoi passi rispetto a quanto fatto negli ultimi due anni", dice Ćerimagić. "Milorad Dodik ha una sorta di potere di veto sul percorso di adesione della Bosnia ed Erzegovina all'Ue".

López Domènech invece ricorda che "festeggiare una giornata che celebra un genocidio non è chiaramente in linea con le priorità dell'Unione Europea".

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