Le iniziative dell'Ue per preservare gli squali nel Mediterraneo

In collaborazione con The European Commission
Le iniziative dell'Ue per preservare gli squali nel Mediterraneo
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Di Denis Loctier
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Gli squali nei mari europei lottano silenziosamente per sopravvivere. Abbiamo incontrato i ricercatori e i volontari che lavorano per proteggere la vita marina

Il golfo di Napoli è rinomato per la sua bellezza e la ricchezza delle sue acque. Qualche anno fa la giornalista e ricercatrice marina Eleonora de Sabata, seguendo un suggerimento dei sub locali, ha scoperto un vero e proprio tesoro vivente in una delle barriere sottomarine della baia: uova di squalo, spesso chiamate borsellini della sirena. Sono decine le specie di squalo che vivono nel Mar Mediterraneo.

Nell golfo di Napoli vive il gattuccio maggiore, o gattopardo, una specie innocua per l'uomo e fondamentale per l'ecosistema marino. Ogni esemplare è stato identificato e gli è stato assegnato un nome. Secondo Eleonora la popolazione locale di squali, invece di aumentare, sta crollando.

"Quando abbiamo iniziato questo studio in quest'area si potevano trovare centinaia di casi di uova. Oggi, dieci anni dopo, ce ne sono solo decine - dice de Sabata -. Purtroppo è una situazione che si verifica ovunque nel Mar Mediterraneo. Gli squali non vengono catturati di proposito, ma rimangono impigliati in reti e ami destinati ad altre specie. E poi l'uomo ha modificato molto il loro ambiente. Gli squali hanno bisogno di tranquillità, di luoghi in cui i piccoli possano riposare, ripararsi e trovare cibo, e l'intervento dell'uomo ha modificato le aree costiere. Quindi non se la passano bene".

Eleonora de Sabata, co-coordinatrice del progetto LIFE European Sharks
Eleonora de Sabata, co-coordinatrice del progetto LIFE European SharksEuronews

Dagli anni '70 la popolazione di squali nel Mar Tirreno settentrionale è crollata del 99%. Eppure questa crisi spesso passa inosservata. L'Acquario di Livorno partecipa a Life European Shark, un progetto finanziato dall'Unione europea, che ha lo scopo di fornire ai cittadini europei più informazioni possibile su squali e razze. Secondo molti studiosi la fama di cui godono gli squali potrebbe ostacolare gli sforzi per la loro conservazione.

"Questi animali devono passare dalla percezione negativa creata dal cinema a un'immagine che rifletta il ruolo ecologico cruciale che svolgono nell'ambiente", dice Giovanni Raimondi, coordinatore scientifico dell'Acquario di Livorno. 

Un cambiamento culturale che coinvolge la cucina

Il cambiamento culturale coinvolge anche la cucina. Gli squali spesso catturati accidentalmente nelle acque europee sono considerati pesci di scarso valore. Non a Livorno però, dove il consumo di carne di squalo è una tradizione. Eleonora de Sabata, che dirige il progetto European Sharks, lavora con i pescatori per garantire che le misure di protezione siano rispettate e che almeno gli squali più piccoli siano rilasciati.

Il cambiamento coinvolge anche la cucina: sempre più chef utilizzano pesci alternativi alla squalo per i loro piatti
Il cambiamento coinvolge anche la cucina: sempre più chef utilizzano pesci alternativi alla squalo per i loro piattiEuronews

Molti ristoratori sono comprensivi. Il pesce locale pescato in modo sostenibile può sostituire perfettamente la carne di squalo, anche in piatti tradizionali come il cacciucco. Deborah Corsi è tra gli chef coinvolti in questo progetto europeo. "Puntiamo a utilizzare diversi tipi di pesce, evitando volutamente lo squalo, per favorire la riproduzione delle specie", dice Corsi.

Il cacciucco senza carne di squalo resta un piatto delizioso: un piccolo ma significativo passo avanti verso la conservazione degli squali in Europa. Il cammino per raggiungere questo obiettivo è però ancora lungo. "È complicato invertire il declino degli squali nel Mar Mediterraneo, perché l'unica soluzione sarebbe fermare la pesca, cosa impossibile per una serie di motivi - dice de Sabata -. Il nostro approccio è quindi quello di concentrarci sull'elemento umano e cambiare la prospettiva sugli squali: da 'pericolosi' a 'in pericolo'. Ognuno di noi può fare qualcosa di concreto per aiutare gli squali a riprendersi".

È un compito impegnativo, ma ci sono buone ragioni per sperare che, lavorando insieme, le cose possano migliorare. 

Come la citizen science sta aiutando a salvare gli squali angelo

Oltre ad essere un paradiso per gli amanti del sole e del mare, Fuerteventura, una delle isole Canarie, è anche una delle ultime roccaforti di una specie straordinaria che un tempo era comune lungo le coste europee: gli squali angelo. Assomigliano molto alle razze e vivono in acque poco profonde, motivo per cui vengono spesso catturati da chi pratica la pesca a strascico.

"Ora sono classificati come specie in pericolo critico, il massimo che si possa fare per una specie prima che scompaia - dice Eva Meyers, co-fondatrice del progetto Angel Shark Squalo -. Ma la buona notizia è che gli stiamo prestando di nuovo attenzione, stanno cominciando a ricomparire in molti luoghi. Abbiamo creato una mappa di segnalazione per la citizen science, in modo che tutti i sub possano segnalare quando avvistano uno squalo angelo".

Gli squali angelo sono noti per il loro corpo appiattito. Il loro nome deriva dall'aspetto, che ricorda quello delle razze.
Gli squali angelo sono noti per il loro corpo appiattito. Il loro nome deriva dall'aspetto, che ricorda quello delle razze.Euronews

Il progetto Angel Shark è uno sforzo congiunto di gruppi di ricerca europei per studiare e salvaguardare queste specie. Gran parte del loro lavoro si basa sulla "citizen science",  una ricerca condotta con la partecipazione del pubblico. Al progetto contribuisce anche il centro di immersione Deep Blue Diving, che segnala ogni incontro con gli squali angelo.

"Possiamo notificare di aver visto uno squalo angelo in un determinato sito, a quale profondità, come si comportava, se era un maschio o una femmina, la temperatura dell'acqua: è come l'intelligenza di uno sciame, tutti noi possiamo aiutare", dice Volker Berg, proprietario del centro di immersione. "Ci dicono di più sull'habitat, ci dicono delle minacce - dice Meyers -. Sono loro a prendersi cura degli squali nelle loro aree. Sono i guardiani degli angeli".

Ci uniamo al team dell'Angel Shark Project per esplorare uno degli habitat locali di questa specie. Lo studio di questi siti potrebbe rivelare come far rinascere le loro popolazioni nell'Atlantico nordorientale e nel Mar Mediterraneo. A collaborare con il team c'è Felipe Ravina Olivares, uno scienziato marino, videografo e subacqueo professionista. I suoi documentari sono un grido d'allarme per la protezione dell'ambiente e della vita marina dell'arcipelago.

"Qui alle Canarie, non essendoci la pesca a strascico, gli squali angelo sono riusciti a sopravvivere e abbiamo una popolazione stabile - dice Olivares -. Li vediamo durante tutto l'anno, dalle uova che si schiudono agli adulti, ed è davvero sorprendente. Sono molto orgoglioso di questo. Il mio lavoro consiste in questo: far capire alla gente l'importanza dello squalo angelo. Dobbiamo proteggerli perché è un tesoro unico al mondo".

Il team etichetta tutti gli squali che individua per capire meglio il loro habitat e le loro rotte migratorie. Grazie ai dati raccolti da scienziati professionisti e cittadini, le autorità sono in grado di proteggere meglio questi squali dalla pesca accidentale e da altre minacce. "Sono state istituite nuove aree protette in diversi luoghi che sicuramente ci aiuteranno - dice Meyers -. Quindi sono fiduciosa che stiamo andando nella giusta direzione, anche se ci aspettano alcune sfide molto difficili".

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