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"Una casa per tutti", Richard Gere chiede di porre fine al fenomeno dei senzatetto

UN Habitat Richard Gere
UN Habitat Richard Gere Diritti d'autore  UN Habitat Richard Gere
Diritti d'autore UN Habitat Richard Gere
Di Nadira Tudor
Pubblicato il
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Richard Gere è uno degli attori più noti e rispettati al mondo ma, lontano dal grande schermo, collabora con l’Onu per denunciare la crisi abitativa globale. In un’intervista a Euronews spiega perché il tema dei senzatetto gli sta così a cuore

Al centro dell’attenzione a Baku, durante la tredicesima sessione del World Urban Forum (WUF13), non ci sono stati tappeti rossi o première cinematografiche, ma la presentazione di un documentario sulla condizione delle persone senza dimora. Protagonista Latyr Thioye, ex beneficiario di HOGAR SÍ, il programma creato dall’icona di Hollywood Richard Gere e da sua moglie, la filantropa Alejandra.

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In un’intervista esclusiva a Euronews, Gere spiega perché è così impegnato nel sostenere UN-Habitat e il suo coinvolgimento personale con HOGAR SÍ.

“La mia motivazione nel lavorare con HOGAR SÍ nasce da una convinzione personale: la mancanza di una casa non è inevitabile, è un’ingiustizia sociale che può essere risolta grazie a un profondo cambiamento di visione e di approccio”, afferma.

“Mia moglie Alejandra e io collaboriamo con HOGAR SÍ da oltre dieci anni e abbiamo potuto seguirne da vicino la crescita e i risultati. Nel 2024 siamo entrati a far parte del consiglio di amministrazione dell’organizzazione.”

Richard Gere in Se scappi, ti sposo, 1999
Richard Gere in Se scappi, ti sposo, 1999 Credit: Touchstone Pictures

Racconta di aver conosciuto l’organizzazione grazie alla moglie e sottolinea che HOGAR SÍ è “rigorosa e fortemente impegnata, concentrata sul rispetto dei diritti umani e della dignità, e guidata da soluzioni basate sulle evidenze”.

HOGAR SÍ è un’organizzazione che applica la metodologia dell’“Housing First”, un approccio che, sottolineano, non è molto diverso da quello adottato da altre realtà in tutto il mondo.

Gere aggiunge: “Sono fermamente convinto che la casa sia la porta d’accesso a tutti gli altri diritti. Senza un’abitazione sicura non c’è salute, non c’è istruzione, non c’è lavoro stabile. Quando quella porta si chiude, il ciclo dell’esclusione diventa quasi impossibile da spezzare.”

La coppia è determinata ad attirare l’attenzione internazionale su quella che considera una delle grandi sfide umanitarie delle città moderne: la condizione delle persone senza dimora.

Al World Urban Forum, UN-Habitat presenta dieci minuti del loro documentario di un’ora, all’interno del tema “Housing the world: Safe and resilient cities and communities”.

Richard Gere, Bee Season - Il momento perfetto, 2005
Richard Gere, Bee Season - Il momento perfetto, 2005 Crediit: Fox Searchlight Pictures

Il coinvolgimento di Richard Gere con le Nazioni Unite, racconta lui stesso, è iniziato in modo naturale. Era già attivo su temi legati ai diritti umani, alla dignità e allo sviluppo sociale.

“Mi sono reso conto che le Nazioni Unite sono un forum fondamentale per portare alcune questioni sulla scena globale e influenzare le politiche pubbliche in modo concreto.”

Sottolinea che fin dall’inizio si è sentito in sintonia con l’approccio multilaterale e con l’idea che le grandi sfide, come la mancanza di casa o le disuguaglianze urbane, possano essere affrontate solo attraverso la cooperazione internazionale e la volontà politica di cambiamento.

Gere racconta a Euronews i progetti ONU a cui ha partecipato e che, a suo avviso, hanno avuto un impatto significativo, in particolare quelli legati all’abitare, alla coesione sociale e ai rifugiati, iniziative di lungo periodo volte a dare visibilità alle comunità marginalizzate.

Richard Gere, appello per la fine dei problemi dei senzatetto

“Sottolineerei le iniziative legate a UN-Habitat e all’Agenda 2030, dove l’attenzione alle città inclusive ha permesso la condivisione di buone pratiche e ha dimostrato che porre fine alla condizione di senza dimora è possibile quando l’accesso all’abitazione viene considerato il punto di partenza e non un traguardo finale.”

Gere esprime anche la sua opinione sulla città ospitante, Baku, e sull’importanza di un forum come il World Urban Forum per ripensare il futuro delle città in una fase cruciale.

“Ospitare l’evento a Baku è un’opportunità molto significativa. Le città sono il luogo sia delle maggiori sfide sociali sia delle soluzioni più innovative, e questo forum riunisce voci politiche, sociali e tecniche attorno a un obiettivo comune: creare ambienti urbani più giusti, sostenibili e inclusivi.”

“È essenziale che la questione dei senza dimora sia parte di questa conversazione, perché non possono esistere città di successo se ci sono persone che vivono per strada”, aggiunge.

Richard Ger,Nights in Rodanthe,2008
Richard Ger,Nights in Rodanthe,2008 Credit: Warner Bros.

Alla domanda sul significato del fatto che il WUF13 si svolga in Azerbaigian, osserva: “Il fatto che il World Urban Forum si tenga per la prima volta in questa regione è un passo importante verso una prospettiva davvero globale e plurale sulle sfide urbane.”

“Ogni contesto porta con sé realtà diverse, ma anche lezioni preziose, e decentralizzare questi spazi di confronto è fondamentale per evitare visioni unilaterali.”

Ribadisce che “tutto questo manda un messaggio chiaro: i diritti umani, la casa e l’inclusione sociale non sono una questione regionale, ma una responsabilità condivisa dall’intera comunità internazionale.”

Da Hollywood alle persone senza dimora

L’iniziativa nasce dalla Gere Foundation e da HOGAR SÍ, l’organizzazione spagnola che lavora per porre fine alla condizione di senza dimora attraverso soluzioni abitative di lungo periodo e interventi sociali.

L’impegno della star di Hollywood ha accompagnato tutta la sua vita, parallelamente alla carriera d’attore, traducendosi in decenni di attività a favore dei diritti umani, delle comunità vulnerabili e dei rifugiati.

Euronews ha chiesto a Gere se esperienze personali lo abbiano spinto a impegnarsi al fianco delle persone senza dimora.

“Alcuni anni fa, durante le riprese del mio film Time Out of Mind, interpretavo una persona senza dimora. Camminavo per le strade di New York senza che nessuno mi riconoscesse e ho provato qualcosa che non avevo mai sentito prima: indifferenza, invisibilità, isolamento. Quell’esperienza ha avuto un effetto profondo su di me.”

Prosegue: “Nel corso degli anni ho avuto molte conversazioni con persone che vivono per strada, perfino con qualcuno con cui avevo lavorato in un film anni fa. Ascoltare storie di vite segnate da perdita, solitudine, disperazione e malattia mi ha fatto capire che, senza una forte rete di sostegno - famiglia o amici - chiunque può ritrovarsi in quella situazione.”

La carriera di Gere è impressionante e pochi non conoscono i suoi film, da American Gigolo a Pretty Woman, da Ufficiale e gentiluomo a Chicago. Eppure, negli anni ha scelto di dedicare una parte significativa del suo tempo alle cause umanitarie e a chi si trova in difficoltà.

“Non c’è stato un singolo momento decisivo, ma piuttosto un percorso personale”, spiega. “Col tempo ho capito che il vero senso della vita umana sta nel mettersi al servizio di chi non può essere visto né ascoltato.”

Impegno e prospettive

La Gere Foundation lavora a stretto contatto con UN-Habitat, e al centro c’è HOGAR SÍ, che sostiene che la condizione di senza dimora non debba essere accettata come status quo o come situazione permanente. Sottolinea inoltre che gli interventi di emergenza temporanei non possono essere l’unica risposta.

Tornando al suo coinvolgimento nel World Urban Forum, Gere ha avuto un ruolo importante con un documentario intitolato What Nobody Wants To See, proiettato nell’ambito del programma Urban Cinema. Il film esplora le tensioni tra le diverse realtà della vita urbana, spesso ignorate o rese invisibili.

L’alleanza tra i coniugi Gere e UN-Habitat riflette una tendenza crescente all’incrocio tra attivismo, diplomazia globale e cultura, ambiti in cui le celebrità sostengono da tempo cause umanitarie. Grandi eventi come il WUF13 ricorrono sempre più spesso a figure pubbliche per rafforzare e amplificare i propri messaggi.

Alla domanda sul futuro di HOGAR SÍ, Gere guarda avanti con “speranza e convinzione”.

“È un’organizzazione solida, con una strategia chiara e il coraggio di individuare e chiedere cambiamenti strutturali, anche quando non sono facili o possono risultare scomodi.”

È convinto che HOGAR SÍ continuerà a svolgere un ruolo chiave non solo in Spagna, ma anche a livello europeo. Ritiene che questo dimostri come la condizione di senza dimora possa essere superata se affrontata con approcci basati sui dati, collaborazione istituzionale e rispetto della dignità umana.

Aggiunge: “Eradicare la condizione di senza dimora in Spagna nei prossimi anni è possibile: parliamo di circa 37.000 persone in tutto il Paese che hanno bisogno di una nuova opportunità, di una casa.”

Uno dei messaggi lanciati al World Urban Forum di Baku è pienamente in linea con il pensiero di Gere: l’abitare non riguarda semplicemente mattoni e cemento, ma il bisogno umano di sentirsi parte di una comunità e di avere un luogo sicuro da chiamare casa.

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